RICERCA: Genoma vite, melo e pesco

Una vittoria tutta italiana
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Dieci anni fa la notizia del sequenziamento (la “lettura”) del genoma umano fece il giro del mondo e rese famoso il biologo statunitense Craig Venter.
Oggi la decodificazione del genoma di vite, melo e pesco, le tre più importanti specie da frutto del nostro emisfero è passata quasi in sordina. «Un primato tutto italiano, un risultato straordinario quanto…il silenzio che l’ha accompagnato» attacca Silviero Sansavini, decano del Dipartimento di Colture Arboree dell’Università di Bologna. Professore, “solo” testate scientifiche?
Ne hanno parlato le riviste internazionali più quotate: Nature e Plus One per il genoma vite, 2007; Nature Genetics per il melo, 2010; non ancora pronto il genoma pesco, previsto per il 2011. È iniziata anche la divulgazione presso stampa specializzata e convegni (vedi le ultime edizioni di Macfrut e Interpoma). Ma le grandi catene dei media (tv e giornali) l’hanno invece quasi ignorato. Evidentemente si ritiene che sono altre le notizie che interessano all’opinione pubblica.
Cosa faremo con queste mappe dei geni?
Probabilmente ci saranno più ripercussioni all’estero che in Italia, e contribuiranno alla nuova “rivoluzione verde” che cambierà lo scenario delle colture agrarie dei prossimi decenni (sono già 18 i genomi sequenziati e presto, in Italia, se ne aggiungeranno altri tre: clementine, olivo e fragola).
Il settore più coinvolto, quello del miglioramento genetico, costruirà piante su misura per le necessità agrarie (redditività), umane (nutrizione, piacere, salute, virtù nutraceutiche e medicinali), ambientali (adattamento a vari ambienti e maggior rispetto dell’agroecosistema) e anche più autosufficienti (es. per resistenze acquisite).
A una condizione, che si possa dar vita a progetti nazionali interdisciplinari sostenibili sul piano economico e sociale, ma anche ecocompatibili, in particolare verso gli agroecosistemi da recuperare a un miglior uso delle risorse naturali disponibili.
Ma serviranno anche per studiare la fisiologia, trovare le risposte biologiche alle pratiche colturali, scoprire ed analizzare i processi di biosintesi delle molecole e composti organici più interessanti (per es. gli antiossidanti) e in definitiva a identificare, sequenziare, mappare e utilizzare i geni utili.
L’uomo (e il topo) ha circa 24-30 mila geni: gli alberi?
Il melo ha 57.400 geni, quelli putativamente funzionali sono 11.400 (>4.000 sono fattori di trascrizione e un migliaio i geni associabili a resistenza a patogeni), la vite ha 33.400 geni mentre il pesco ha il genoma più piccolo, circa 27.800 geni. Quanto costano questi identikit genetici? Mentre cinque anni fa occorrevano da 4 a 6 milioni di euro per sequenziare un genoma, ora il risequenziamento delle singole varietà di ciascuna specie sequenziata si fa con soli 3-4.000 euro e, fra qualche anno, forse solo con 1.000 euro!
Le nuove tecnologie strumentali (europee ed americane) stanno trasformando la realtà, tanto che la ricerca, nonostante corra anch’essa, fatica a tenerne il passo!
Il mondo della ricerca si muove tra mille difficoltà. Dove sta il segreto di questo successo italiano?
Anzitutto in uomini appassionati, di grande tensione morale e capaci sul piano scientifico, organizzativo e relazionale di lavorare in team internazionali interdisciplinari, dopo aver cooptato le migliori intelligenze. Dunque, stavolta erano state fatte alleanze di scopo con “target” ben chiari e visibili.
Per il melo i meriti principali vanno a Riccardo Velasco e Francesco Salamini dell’Istituto agrario di San Michele all’Adige (Iasma); per la vite agli stessi oltre a Michele Morgante dell’Università di Udine e a Mario Enrico Pè coordinatore del progetto Vigna. Per il pesco lo stesso Morgante assieme a Ignazio Verde del Cra, Centro di ricerca per la frutticoltura Roma.
Dove sono ora le mappe?
In rete, liberamente utilizzabili dalla comunità scientifica internazionale e quindi senza brevetti: l’Italia ha dato anche un grande esempio di corretta condotta nell’attuazione dei progetti che avranno una fortissima ricaduta scientifico-tecnologica, ma anche economica, a beneficio della frutticoltura e del futuro benessere della collettività.
Dalla mappa alla modifica del genoma?
Mi limito a citare il Premio Nobel per la pace Norman Borlaugh, genetista e maggiore artefice della prima grande “rivoluzione verde” agli inizi del ’900 che raddoppiò le rese dei cereali salvando milioni di persone dalla fame: «C’è necessità di una nuova “rivoluzione verde”, ben venga perciò anche l’aiuto delle biotecnologie per andare incontro alla forte domanda di cibo dell’umanità; guai se nel prossimo futuro verremo meno a questo dovere morale».

 

(Per approfondire i risultati e gli sviluppi della mappatura del genoma delle tre specie vedere il Dossier biotech su Frutticoltura 12/2010).

 

 


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