Responsabilità solidale anche per le imprese agricole

FISCO
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L’emanazione della circolare n. 2/E dell’Agenzia delle Entrate ha suscitato grande scalpore nel mondo agricolo, in relazione alla responsabilità solidale del committente sui pagamenti delle imposte dovute dall’appaltatore.

La levata di scudi delle associazioni agricole è sacrosanta, nel senso che non si può pretendere che lo Stato, che dispone di un vero e proprio esercito di funzionari addetti a combattere l’evasione, si rivolga sempre e solo alle imprese per tenere d’occhio chi non riesce a controllare.

Imprese esposte a situazioni paradossali

Gli appalti di servizi in agricoltura sono in genere di entità limitata, come spesso accade fra piccole e piccolissime realtà imprenditoriali: non sono certo paragonabili alle grandi commesse del settore edilizio, cui evidentemente pensava il legislatore quando ha istituito obblighi e sanzioni. Sarebbe logico, piuttosto, commisurare i provvedimenti sanzionatori all’entità della commessa, per evitare di esporre le imprese a situazioni paradossali.

Non dobbiamo però dimenticare che una norma analoga esiste da tempo per gli adempimenti in materia previdenziale; sono ormai trascorsi diversi anni da quando il committente privato ha avuto la facoltà di richiedere il documento unico di regolarità contributiva (Durc) all’appaltatore, con la possibilità di sospendere i pagamenti delle fatture in mancanza dello stesso. Di certo, l’obbligo fiscale preoccupa di più: ma siamo davvero sicuri che sia solo una questione di burocrazia e di complicazioni per l’agricoltore?

Chi opera in regime di appalto è infatti il contoterzista e gli oneri maggiori sono a suo carico, anche per l’obbligo di comunicazione periodica dei pagamenti. Al di là della sproporzione fra entità dell’appalto e ammontare della sanzione, tuttavia, non sembra del tutto privo di logica l’idea che l’agricoltore, prima di affidare un lavoro al contoterzista, sia chiamato ad assicurarsi che l’impresa di servizi sia in regola con la legge.

Sappiamo infatti che ci sono soggetti – pochi, in verità, ma il fenomeno è in espansione – che offrono servizi a prezzi stracciati solo perché non rispettano gli obblighi fiscali e previdenziali: la scarsità e l’inefficacia dei controlli fanno sì che costoro possano lavorare per anni, prima di essere scoperti e bloccati. Nel frattempo, però, possono avere messo in seria difficoltà tante imprese che pagano regolarmente tasse e contributi, con una concorrenza odiosa e apertamente sleale.

Regolarità fiscale per avere gli aiuti pac

Intendiamoci bene, l’agricoltore non è colpevole dell’eventuale comportamento illecito del terzista; tuttavia, il bisogno di contenere i costi può favorire l’affidamento delle lavorazioni a personaggi a rischio, inducendo nel funzionario verificatore, in caso di controllo, sospetti dai quali il comparto agricolo deve assolutamente restare immune.

Non dobbiamo infatti dimenticare che, fra le motivazioni che garantiscono il sostegno economico alle politiche comunitarie in agricoltura, ci sono quelle legate alla compatibilità sociale delle filiere agroalimentari, e questa passa anche per la regolarità fiscale e contributiva.


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