Recuperare i suoli dopo l’alluvione

OSSERVATORIO
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Quello che vediamo nella foto è un campo di medica. L’immagine è stata ripresa nelle campagne a nord di Modena dall’agronomo Pietro Natale Capitani un mese dopo il 19 gennaio, quella brutta domenica in cui la rottura dell’argine del fiume Secchia provocò una delle più devastanti alluvioni italiane degli ultimi anni. Un disastro che, come comunica a Terra e Vita l’assessore provinciale agricoltura Luca Gozzoli, ha coinvolto ben 10mila ettari di terreno coltivato e almeno 400 aziende agricole. Mettendo in ginocchio uno dei comprensori agricoli più produttivi d’Italia, che fra l’altro solo 18 mesi prima era stato messo a dura prova dal terremoto.

Lo stesso Gozzoli puntualizza che il dato delle 400 aziende agricole colpite non descrive in modo completo la situazione: quelle sono le imprese interessate «direttamente», ma altre aziende sono state danneggiate indirettamente, ad esempio i caseifici che si sono visti conferire meno latte. In ogni caso una prima provvisoria stima dei danni, dice l’assessore, si attesta sui 60 milioni di euro.

Salvi frutteti e vigneti

«È ancora presto per stabilire quali siano state le conseguenze biologico – vegetative a carico delle colture. Prematura anche una quantificazione economica volta al risarcimento danni». È l’interpretazione del problema alluvione secondo Cristiano Fini, presidente della Cia di Modena, che spiega: «L’alluvione è avvenuta in un periodo in cui molte colture erbacee non erano ancora state seminate. Il frumento è stato interessato, ma ora non mostra danni biologici evidenti ma solo ingiallimenti localizzati, distribuiti nei campi a macchia di leopardo. Nessuna conseguenza alle piante di erba medica, se non qualche ingiallimento; non si escludono però inquinamenti, anche se non mi risulta che siano ancora state effettuate precise analisi. Pochi danni anche in zootecnia, a eccezione di un buon numero di balle di fieno e di paglia andate perse. Nessun sintomo evidente, per ora, a vigneti e frutteti, dato che sono stati interessati quando le piante erano in riposo vegetativo: dunque sarà necessario quantificare più avanti gli eventuali danni; certo che quando sulle coltivazioni arboree ci sono stati ristagni d’acqua per 7, 8, anche 10 giorni non si possono escludere marciumi radicali».

I problemi diventano più pesanti, continua Fini, se passiamo a considerare le semine: i terreni ancora da seminare sono estesi e non si sa come fare per andare in campo a effettuare questa operazione; tanto più che le eccezionali piogge di febbraio – primi di marzo hanno inzuppato ancor di più il suolo. «Inoltre negli appezzamenti più vicini al punto in cui si è rotto l’argine tutto ciò che era stato seminato è stato spazzato via o sommerso dal limo, e i rimanenti terreni non seminati dovranno fare i conti con lo strato limoso. Ma i danni economici più pesanti sono stati quelli alle strutture: alle cantine, con gravi danni al prodotto confezionato o alle opere murarie, ai laboratori aziendali di miele conserve e marmellate, alle abitazioni rurali, ai ricoveri degli attrezzi, ai capannoni…».

Allora, gli chiediamo, i media hanno peccato di allarmismo quando nella terza decade di gennaio hanno parlato di produzione del lambrusco compromessa? «Sì, io sarei stato più cauto. Lo stesso vale per la produzione di pere. Non sono sicuro che più avanti si riscontreranno grandi danni. Se l’alluvione fosse avvenuta in un altro periodo, per esempio in maggio, la vite avrebbe subìto danni certi, dato che non sopporta il ristagno idrico e il conseguente mal dell’esca; ma il disastro si è verificato quando le piante arboree erano in riposo vegetativo».

I risarcimenti

E come ci si sta muovendo per i risarcimenti? «Ci stiamo confrontando con la Regione – continua l’assessore Gozzoli – per mettere a fuoco un percorso ad hoc nel nuovo Psr, per trovare qualche misura speciale. Poi ovviamente si cerca di ottenere qualche indennità immediata per i danni più evidenti. Infine c’è da ricordare che per quanto riguarda i risarcimenti legati all’emergenza il pallino è in mano alla Protezione civile. Ci sono state altre alluvioni in Italia, ma per quanto riguarda quella di Modena pensiamo di poter trovare maggiore attenzione ricordando che le stesse zone erano state interessate anche dal terremoto».

Stavano ricostruendo

Sempre a proposito del terremoto, aggiunge Francesco Vincenzi, presidente di Coldi-retti Modena: «Il fatto che l’alluvione si sia abbattuta sulla stessa zona già ferita dal sisma del 2012 non ha certamente giovato alle singole aziende. Le imprese infatti stavano cominciando a risollevarsi proprio adesso, fra l’altro anticipando quasi totalmente le risorse economiche necessarie alla ricostruzione. L’alluvione è stata un nuovo colpo sulle persone e sulle aziende, che ha reso la situazione ancora più pesante; e questo non solo dal punto di vista economico ma anche da quello psicologico».

Ora alle istituzioni, conclude Vincenzi, «chiediamo un segnale forte per le popolazioni di questa provincia, che vada dal risarcimento totale del danno a una fiscalità di vantaggio che dia la possibilità alle aziende di essere competitive in un momento già così difficile per la crisi economica. Ma soprattutto chiediamo un percorso burocratico semplificato che permetta di velocizzare al massimo l’erogazione degli aiuti».

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