Rapporto Eurostat: Giovane solo il 6% delle imprese Ue

Nei 15 partner storici il numero delle aziende agricole guidate da under 40 si è dimezzato in 8 anni
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Una recente indagine rilasciata dalla Commissione europea contiene interessanti dati sul fenomeno della installazione dei giovani agricoltori e sulle politiche che sarebbero necessarie per favorire l’ingresso e la permanenza delle nuove generazioni di imprenditori. Partiamo dai numeri che sono molto esplicativi.
La popolazione degli agricoltori in Europa sta purtroppo diventando sempre più vecchia, evidenzia impietosamente il documento dei servizi comunitari. Negli ultimi otto anni, nei 15 vecchi paesi membri, il numero di giovani agricoltori è calato del 47,6%, a fronte di una riduzione complessiva del 15,3 per cento.
Per ogni giovane imprenditore di età inferiore a 35 anni, ci sono, nella Ue a 27 paesi membri, nove agricoltori che hanno superato i 55 anni. La situazione italiana è di gran lunga peggiore, in quanto il rapporto è di 1 a 23.
I giovani agricoltori sono solo il 6,1% del totale degli imprenditori agricoli, con differenze notevoli tra gli Stati membri. In Polonia sono il 12,3%, in Italia il 2,9%, mentre in Portogallo c’è il caso estremo di soli 1,9 giovani imprenditori sotto i 35 anni, ogni 100 agricoltori attivi.
Insomma, nonostante i notevoli sforzi profusi negli ultimi anni, con interventi specifici rivolti a favore dei giovani, attraverso in particolare la politica di sviluppo rurale (premi di insediamento, prepensionamento, pacchetto giovani), l’Unione europea non riesce a invertire la rotta di una tendenziale senilizzazione del settore.
Di contro, però, i dati della Commissione dimostrano che i profili e le performance delle imprese agricole condotte da giovani sono decisamente superiori rispetto alla media. Le aziende condotte da imprenditori sotto la soglia dei 35 anni ricorrono maggiormente alla formazione professionale di base e avanzata. Inoltre queste aziende hanno valori più alti rispetto alla media per quanto riguarda i seguenti indicatori: la dimensione fisica, con una superficie coltivata maggiore del 37%; la dimensione economica con un reddito lordo standard superiore del 40%; infine occupano mediamente il 26% in più di lavoro.
Inoltre, le aziende giovanili sono più performanti in termini di produttività: il reddito prodotto per unità di lavoro impiegato è superiore del 12% rispetto alla media generale e il numero di ettari lavorati per lavoratore è superiore del nove per cento.
Lo studio della Commissione europea giunge ad alcune chiare conclusioni. C’è una vischiosità nel ricambio generazionale in Europa. In pratica, i vecchi farmer tendono a non ritirarsi dall’attività e passare le loro strutture produttive ai giovani, almeno nella misura che sarebbe necessaria e auspicabile per facilitare il processo di evoluzione strutturale e migliorare efficienza e produttività. Il punto debole del sistema è la difficoltà di accesso alla terra. Il 70% dei giovani lavora in piccole aziende con meno di 10 ettari e la quota di superficie gestita da essi tende a decrescere nel tempo.
Pertanto, c’è bisogno di mettere a disposizione delle nuove generazioni delle forme di sostegno pubblico in grado di agevolare il trasferimento delle strutture fisiche aziendali (terreno e sovrastrutture) da chi è a fine corsa dal punto di vista imprenditoriale a chi, invece, ha voglia di mettersi in gioco.
Non sarà facile però percorrere tale strada, perché attrarre nuovi ingressi, si legge nel documento della Commissione, è arduo, considerato che il settore è caratterizzato da bassi livelli di reddito comparato, rispetto ad altre attività economiche e varie fonti di incertezza.
La riforma della Pac in atto presenta alcune iniziative specifiche rivolte all’obiettivo del ringiovanimento settoriale (pagamento supplementare nel primo pilastro, aumento del premio di primo insediamento e possibilità di delineare un sottoprogramma specifico con i nuovi Psr).
Ora si tratta di vedere se tali soluzioni siano coerenti con l’analisi e la ricetta fornite dalla Commissione con il suo recente documento.


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