Prepotatura meccanica: risparmio o compattamento?

Primo piano: dopo il diluvio
Prepotatura meccanica

Le persistenti e copiose precipitazioni che anche quest’anno si sono verificate nel classico periodo dedicato alla potatura della vite continuano ad alimentare la spaccatura fra due differenti filosofie che stanno alla base delle scelte legate alla meccanizzazione della potatura secca in viticoltura. Meccanizzazione che interessa in particolar modo i sistemi a cordone permanente e riesce a condurre ad interessanti vantaggi economici sulle forme speronate. Questi consistono nel minore numero di ore di manodopera necessarie al completamento della potatura che tuttavia deve essere valutato al netto di maggiori oneri di meccanizzazione oltre che di qualificazione del personale e non ultimo la qualità del lavoro. Esistono in effetti differenti livelli di meccanizzazione e vari gradi di qualità della cosiddetta “rifinitura manuale” che, così come il risparmio di tempo realizzabile rispetto ad una potatura completamente manuale, dipendono soprattutto dall’organizzazione aziendale. Non si dimentichi che la potatura è un’operazione invernale e che come tale e soggetta a probabili e frequenti periodi di pioggia o condizioni di terreno non ideali al calpestamento con mezzi meccanici.

Le macchine


La prepotatura meccanica ancor prima della riduzione del numero di ore di lavoro può portare ad un alleggerimento della fatica a carico degli operatori che è soprattutto legata alle operazioni di stralciatura vale a dire del distacco dei tralci dell’anno dai fili “rampicanti” di sostegno. Esistono varie tipologie di macchine prepotatrici, a barre falcianti od a dischi rotativi con differenti peculiarità che riguardano innanzitutto la precisione del taglio, la velocità di lavoro e la qualità della stralciatura.


Le potatrici a barre sono generalmente più lente, spesso meno costose, operano una stralciatura meno completa ma generano un taglio più preciso. Per taglio più preciso si intende una lunghezza di taglio già a misura tale da non richiedere ulteriori raccorciamenti da parte dell’operatore a tutto vantaggio della riduzione dei tempi di lavoro.


Le potatrici a dischipermettono velocità di avanzamento molto più elevate, sono generalmente più costose, operano una stralciatura eccellente e pressoché definitiva e la precisione dell’altezza di taglio è proprio legata alla velocità di lavoro.

Le scelte aziendali


Una volta riconosciuta la necessità per l’azienda viticola di agevolare le operazioni di potatura con un primo passaggio meccanico, prepotatura appunto, occorre compiere scelte ulteriori che riguardano l’organizzazione degli interventi di completamento manuali, rifinitura, e di individuazione della macchina giusta. L’organizzazione degli interventi di rifinitura è uno degli aspetti più controversi legati a questa modernizzazione della tecnica di potatura secondo due correnti di pensiero. In un caso si prevede il passaggio della macchina indipendente da quello dei potatori mentre nel secondo la rifinitura diventa contestuale al passaggio della macchina grazie ad un carrello trainato dalla trattrice che opera la potatura.


La potatura meccanica indipendente può permettere di ridurre l’incidenza di costo della macchina ed offre una maggiore elasticità nella gestione del personale anche dal punto di vista numerico. In questi casi una macchina può operare a velocità variabile fra gli 0,5 ed i 3 chilometri orari e completare in modo svincolato dal personale il passaggio su tutta la superfice aziendale. Lo stesso operatore una volta completata la prepotatura ha il tempo di dedicarsi alla rifinitura manuale assieme ad un numero di persone che può essere anche molto variabile e senza vincoli particolari. Evidentemente il passaggio di prepotatura può anche essere affidato a contoterzisti che in genere operano a tariffe variabili fra i 100 ed i 150 euro per ettaro a seconda del tipo di macchina di cui sono dotati. A questo proposito va ben ponderata la convenienza economica all’acquisto di una potatrice in funzione del suo costo di ammortamento al quale deve essere necessariamente sommato quello di esercizio (personale, manutenzione, pezzi di ricambio, incidenza della trattrice con carburanti e lubrificanti). Non ultima considerazione deve essere quella relativa al fatto che una macchina aziendale tende sempre ad invecchiare di più rispetto a quella di un terzista che per il maggior numero di ore di lavoro la sostituisce con maggiore frequenza. A vantaggio della macchina aziendale resta la possibilità di definire in assoluta autonomia i tempi di intervento nel massimo rispetto delle stagioni e della ideale praticabilità dei terreni. Nella rifinitura indipendente però è molto più difficile ottimizzare il risparmio di tempo tendendo ad una maggiore perfezione del lavoro, talvolta puramente estetica, che per poter raggiungere gli stessi livelli di economicità della potatura con rifinitura al seguito necessita di maggiore professionalità proprio per non distrarsi nell’eseguire tagli troppo raffinati. In queste situazioni da un lato diventa più difficile dotarsi di forbici pneumatiche mentre dall’altro l’utilizzo di forbici manuali può essere un incentivo all’esecuzione solo dei tagli essenziali.


La potatura con rifinitura contestuale impone una velocità di avanzamento più lenta, 0,3 – 0.5 chilometri orari, e porta all’esecuzione di un taglio molto preciso che viene quasi sempre, anche per un fattore di sicurezza, realizzato con potatrici a barre. Il grande vantaggio del traino di un carrello con il personale di rifinitura a bordo consiste nella praticità di poter disporre anche di un compressore per le forbici pneumatiche che alleviano la fatica soprattutto per i tagli più grossi. Della rifinitura al seguito si sostiene che l’avanzamento in continuo del personale è sicuramente uno strumento per imporre una potatura a ritmo regolare e tale da non dare adito ad eccessive pignolerie di esecuzione e per questo in grado di ridurre in modo consistente il numero di tagli e i tempi di lavoro. Nelle migliori delle condizioni, con un solo passaggio per filare, si riesce a potare un ettaro di vigneto in 10 – 15 ore di macchina, da considerare anche l’operatore, e 20–30 ore di manodopera di rifinitura (due persone al seguito). Il cantiere di lavoro è generalmente costituito da un operatore sul trattore e due addetti alla rifinitura contemporanea e per operare con un maggior numero di persone occorrerebbe disporre di un ulteriore cantiere (costituito da trattrice, potatrice, carrello, compressore e forbici pneumatiche) ogni 3 lavoratori. Anche dal punto di vista dell’organizzazione del lavoro non sono ammesse defezioni del personale, pena, in assenza di un sostituto, l’immobilità del cantiere di potatura.

Vantaggi reali


I reali vantaggi di una prepotatura meccanica devono essere valutati nel confronto con quelli della potatura manuale riferiti ovviamente alla stessa forma d’allevamento. Non tutte le forme d’allevamento si prestano alla prepotatura meccanica ed ogni sistema evidenzia vantaggi economici differenti sul contenimento dei tempi di lavoro, Le forme dove si registrano i maggiori vantaggi sono quelle a cordone permanete con speronatura corta. Il cordone libero è sicuramente quello ideale dal punto di vista della meccanizzazione ma per il fatto che non necessita di stralciatura non è detto sia la forma sulla quale si registrano i maggiori vantaggi economici rispetto ad altri sistemi. Il punto critico della meccanizzazione resta in effetti proprio la stralciatura e da questa dipende anche la scelta delle tipologie di macchine da adottare e con esse le scelte operative. I dischi in effetti, che operano una migliore stralciatura, sono adatte alla prepotatura disgiunta mentre le barre sono più indicate per la rifinitura la seguito. Assurdo realizzare entrambi i passaggio perché economicamente verrebbero vanificati i benefici economci. Per una corretta valutazione dei benefici oltre ai costi delle macchine ed ai tempi del personale per l’esecuzione della potatura vera e proprio occorre considerare anche il costo per un primo passaggio manuale indispensabile per potere effettuare alcune operazioni di rinnovo e legatura indispensabili prima del passaggio meccanico che finirebbe con l’eliminare i tralci eventualmente adatti allo scopo. Si tratta di operazioni che con la potatura manuale non necessitano di un pre-passaggio perché in quel caso possono essere eseguite nel momento in cui ci si ritrova di fronte al ceppo con quella particolare esigenza. La necessità di esecuzione di questi interventi ed di tempi richiesti sono legati all’omogeneità del vigneto, alla sua età ed alla forma di allevamento con tempi possono variare fra le 3 e le 10 ore per ettaro. Il reale risparmio economico della prepotatura meccanica rispetto alla potatura completamente manuale può essere compreso in una forbice che spazia fra 400 ai 1.000 euro ad ettaro l’anno a seconda delle tariffe orarie del personale, all’incidenza del costo della macchine e della forma d’allevamento oltre che della sua vigoria. In linea generale si può considerare che una prepotatura meccanica razionale può permettere una riduzione dei costi di gestione annua del vigneto che può spingersi fino al 15%. Nelle valutazioni economiche complessive occorre poi tenere conto che in viticoltura i costi di produzione complessivi sono rappresentati per un 50% dai costi annui di produzione e per la parte restante da oneri di ammortamento per cui il reale vantaggio economico di traduce in un 7,5%. In questo contesto anche ipotizzando una minore longevità di 5 anni di un vigneto prepotato meccanicamente, la maggiore incidenza di tutti i costi di ammortamento sarebbe mediamente di 300 euro ad ettaro con una differenza comunque positiva a favore della meccanizzazione ed un risparmio di circa il 3,5% dei costi complessivi di produzione (mediamente 150 euro l’ettaro l’anno).


I reali vantaggi di una soluzione piuttosto che l’altra devono però essere opportunamente ponderati in relazione alle esigenze dell’azienda e la disponibilità del suo personale così come quelli legati alla scelta dell’organizzazione della prepotatura. A seguito di inverni particolarmente piovosi come quelli degli ultimi anni per esempio le attenzioni si spostano sulla considerazione di non perfetta razionalità nell’ingresso in campo con macchine in condizioni di bagnato. Queste, seppur non eccessivamente pesanti, presentano il problema del compattamento del terreno a ridosso dell’apparato radicale che troppo spesso rischia di essere trascurato in termini inversamente proporzionale alla dimensione dell’azienda (le aziende più piccole sono più attente). Laddove il passaggio con macchine prepotatrici viene eseguito disgiuntamente dal personale di rifinitura le condizioni di suolo ideali possono essere meglio scelte rispetto a quanto succede con l’organizzazione di un cantiere unico. A conferma di questo il fatto che tanti carrelli per la rifinitura sono dotati di protezioni che non solo forniscono riparo dal sole ma soprattutto permettono di lavorare anche sotto la pioggia.

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