Peronospora della vite, infezioni sempre più precoci

Speciale Difesa
Peronospora

Normalmente le strategie di difesa dalla peronospora della vite si differenziano in funzione della frequenza e gravità con la quale la malattia si manifesta nei diversi areali viticoli. Nella difesa contro questa malattia è, tuttavia, di fondamentale importanza evitare, e il 2013 (si veda nei riquadri in basso) lo dimostra, l’instaurarsi di infezioni primarie. Le infezioni che prendono avvio dalle oospore svernanti e scatenate dall’azione della pioggia, possono protrarsi fino al loro esaurimento anche fino a luglio inoltrato. Al contrario, le infezioni secondarie, che necessitano solamente di bagnatura della vegetazione (anche in seguito alla semplice deposizione di rugiada), contribuiscono molto limitatamente alla progressione dell’epidemia.


L’individuazione della prima pioggia infettante, e di conseguenza l’inizio dei trattamenti, è fondamentale. Questo momento può essere scelto, in base alla fenologia della pianta, quando i germogli raggiungono i 5-10 cm, (momento nel quale nelle le foglie cominciano a essere sensibili all’infezione per la presenza dei primi stomi funzionali), oppure, su segnalazione dei diversi modelli previsionali oggi comunemente utilizzati. La regola dei “tre-dieci” risulta ancora valida per l’80% dei casi ma insufficiente in alcune annate particolarmente precoci. Inoltre molti studi sul cambiamento climatico prevedono, in seguito all’innalzamento medio delle temperature, una conseguente sempre maggiore precocità delle infezioni. Con i più moderni modelli previsionali è oggi più facile prevedere l’entità delle piogge preparatorie e la conseguente preparazione del potenziale di inoculo del fungo. E’ pertanto consigliabile consultare sempre i bollettini di produzione integrata in grado di fornire aggiornamenti e indicazioni sul rischio peronosporico nelle fasi critiche. Se nel 2008, altra annata critica per la peronospora in Italia, si erano evidenziati alcuni limiti di assorbimento e di attività dei formulati sistemici in condizioni di saturazione idrica del suolo e della pianta, nel 2013 è emersa l’importanza, nei momenti di maggior rischio, della ricerca della protezione costante del vigneto effettuando trattamenti preventivi, restringendo quanto più possibile l’intervallo fra i trattamenti e non contando molto sulla persistenza del prodotto.

L’agrofarmacopea


La farmacopea oggi disponibile per contrastare la peronospora in Italia è quanto mai varia.


La scelta dei prodotti utilizzati varia anche in funzione delle diverse fasi fenologiche della coltura e del rischio epidemico.


Da germogli di 5-10 cm a prefioritura. In questo periodo, è consigliabile impiegare prodotti di copertura, quali i ditiocarbammati (mancozeb, metiram o propineb) o composti rameici o zoxamide, meglio se eventualmente miscelati con fosetyl-al per consentire una migliore protezione della nuova vegetazione in una fase di rapida crescita vegetale. Eventuali trattamenti curativi possono essere eseguiti con principi attivi translaminari come dimetomorph, cymoxanil, benthiavalicarb, oppure, se non in presenza di vigneti soggetti a ristagni idrici, sistemici come metalaxyl, metalaxyl-m, benalaxyl (tenendo presente che oggigiorno, la protezione esercitata da questi principi attivi è maggiore nei riguardi dell’apparato fogliare e leggermente inferiore verso i grappoli).



Da prefioritura ad allegagione. In questo periodo il rischio aumenta, perché i grappolini, specialmente quando ancora allo stato erbaceo, sono particolarmente suscettibili e possono essere gravemente danneggiati dalle infezioni con pesanti conseguenze sulla produzione. E’ necessario mantenere una buona copertura fungicida, utilizzando prodotti translaminari (ciazofamide, fenamidone, famoxadone, iprovalicarb, dimetomorf, ametoctradine, amisulbron) oppure sistemici come metalaxyl, metalaxyl-m, benalaxyl tenendo presente quanto esposto prima. Generalmente in questa fase è consigliabile utilizzare miscele con 2-3 principi attivi a diverso meccanismo d’azione. Le miscele con fosetyl-al, anche in questa fase sono in grado di migliorare le performance dei fungicidi partners.



Da allegagione a invaiatura. Dopo l’allegagione è importante proteggere efficacemente i grappolini. Sono pertanto da preferire quei principi attivi che possiedono una affinità con lo strato epicuticolare dell’acino, quali amisulbron, ciazofamide, zoxamide+mancozeb, piraclostrobin+metiram, flupicolide. Anche in questa fase, pertanto, l’aggiunta di fosetyl-Al, permette di potenziare l’azione anche sulle foglie e sulle femminelle in accrescimento. Tuttavia l’impiego di questo p.a. deve essere interrotto almeno 40 giorni prima della raccolta, per non incorrere in problemi di residualità.


Dopo l’invaiatura. Trascorso tale periodo, gli acini diventano ontogeneticamente resistenti alle infezioni di peronospora e si può pertanto tornare ad impiegare prodotti a base di Sali di rame magari addizionandoli a fosetyl-Al nel caso di andamenti stagionali particolarmente piovosi.

Strategia antiresistenza


Nell’ambito delle strategie di difesa bisogna tenere conto del rischio di insorgenza di ceppi del fungo resistenti a quei principi attivi antiperonosporici dotati di maggiore specificità d’azione. L’uso non razionale di questi prodotti può portare a selezionare ceppi di P. viticola resistenti. Per ridurre al minimo tale rischio, da parte degli utilizzatori, è necessario:


l favorire l’alternanza fra le diverse famiglie chimiche di principi attivi;


l utilizzare miscele di principi attivi a diverso meccanismo d’azione;


l usare i prodotti alla dose indicata in etichetta e soprattutto non sotto-dosati;


l attenersi al numero massimo di interventi consentiti all’anno con un determinato principio attivo (nei Disciplinari di produzione integrata non si possono eseguire più di 3 applicazioni all’anno con QoI, cianoacetamidi, fenilamidi e QiI; 4 applicazioni all’anno con CAA; i ditiocarbammati possono essere utilizzati fino al 30 giugno, ma il mancozeb può essere applicato solo 3 volte nel corso dell’anno).

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