Pagamenti, è lite tra ministeri

ARTICOLO 62
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L’articolo 62, in particolare il 3°comma, è da ritenersi tacitamente abrogato a seguito dell’attuazione della direttiva europea sui ritardi nei pagamenti. Questo è il parere dell’Ufficio giuridico del ministero dello Sviluppo economico (Mise), in risposta a un quesito di Confindustria, che come un incendio in un campo di sterpaglie ha scatenato in poche ore una violenta polemica fra i principali attori del sistema agroalimentare.

L’art. 62 regolamenta i rapporti commerciali in agricoltura e fissa l’obbligo della forma scritta e i termini massimi per i pagamenti (30 o 60 giorni in funzione della deperibilità). Ma la procedura adottata per definire abrogato l’art. 62 è quanto meno frettolosa e debole e infatti il Mipaaf ha subito manifestato un opposto parere.

Al di là delle anomalie, a partire dalla mancata concertazione fra Ministeri (purtroppo sempre più frequente) si deve notare che la querelle riapre una vicenda che sembrava chiusa al termine della discussione che seguì il decreto e la successiva attuazione avviata solo a ottobre.

Il dibattito rovente che si sviluppò mostrò una spaccatura fra il fronte agricolo, favorevole all’art. 62, e quello della gdo e dell’industria alimentare contrarie o debolmente favorevoli, ma con molti distinguo. La posizione dei due Ministeri era diversa e, dunque non era imprevedibile l’attuale presa di posizione, ma non tiene conto della natura di norma “speciale” dell’art. 62 rispetto a quella generale introdotta in seguito.

L’impatto sull’intera economia dei ritardi nei pagamenti, non solo delle pubbliche amministrazioni, è uno dei temi caldi dell’economia. Se per il settore pubblico vi sono vincoli derivanti dalle norme sulla spesa, nel privato la situazione è diversa. In molti casi è un vecchio vizio difficile da estirpare a causa del minore potere contrattuale dell’agricoltura, in altri nasconde la difficoltà, se non l’impossibilità, a saldare i debiti. Chi vende subisce sia la lentezza dello Stato nel pagare, ma non nel riscuotere, sia quella dei propri clienti. Spesso, dopo lunghi ritardi, chi paga si offre di farlo praticando un’ulteriore riduzione: prendere o lasciare. L’art. 62 si propone proprio di normalizzare questo contesto.

La morsa che blocca l’economia è provocata dalla crisi, poca domanda e poca offerta si contendono margini risicati, ma la ricchezza deve circolare per produrre gli effetti moltiplicatori che la contraddistinguono, dunque è positivo ogni intervento che faciliti la normalizzazione del circuito economico, a partire dal saldo dei debiti, pubblici e privati.

Tema più generale è la ricorrente tentazione di far risolvere tutto allo Stato attraverso leggi che regolino i rapporti fra privati. Preso atto della disparità di potere contrattuale lo Stato può tutelare i deboli fornendo la cornice, ma senza entrare nei rapporti fra le parti, o come in questo caso si blocca il circuito economico e si cade nelle lungaggini formali. Le disparità si risolvono favorendo la crescita, l’organizzazione e la concentrazione dell’offerta, unica strada per migliorare il potere contrattuale, soprattutto in un settore in cui la deperibilità dei prodotti è la regola.

Lo Stato, senza distinzioni fra Ministeri, non deve sostituirsi alle parti, visti i risultati, ma intervenire il meno possibile, definire le regole del gioco, farle rispettare e poi lasciar giocare la partita agli interessati.


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