Pac, si tratta sulla soglia del greening

Madrid chiede di esentare le imprese con meno di 15 ettari ma Ciolos non vuole andare oltre i 10
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Ha avuto buona accoglienza il documento informale, diffuso nei giorni scorsi dalla Commissione europea, che contiene una serie di aperture relativamente alla componente ecologica (il cosiddetto «greening») degli aiuti diretti nella Pac post 2013 (si veda anche «Agrisole» n. 17/2012).
In particolare, nel corso della riunione del Consiglio Ue del 15 maggio, un ampio numero di ministri si è pronunciato a favore della flessibilità che verrebbe assegnata agli Stati membri nella fase di applicazione. A partire dal riconoscimento degli impegni assunti dagli agricoltori nell’ambito delle misure agroambientali già previste nel secondo pilastro della Politica agricola comune, e dei regimi di certificazione ambientale regolati dalle legislazioni nazionali.
Ma dal dibattito è anche emerso che i ministri considerano il testo della Commissione come un valido punto di partenza, e puntano a ottenere ulteriori concessioni.
Non a caso, presentando il testo, il commissario Ue all’Agricoltura, Dacian Ciolos, ha messo le mani avanti, indicando tre condizioni indispensabili.
La prima è che il «greening » resti all’interno del primo pilastro della Pac (molti partner puntano invece a trasferire il capitolo ambientale nell’ambito della nuova politica di sviluppo rurale). La seconda, che – pur nell’ambito della flessibilità – le modalità di applicazione assicurino una condizione di omogeneità per tutti gli agricoltori in seno all’Unione europea. Infine, che la misura sia applicata all’insieme delle superfici eligibili per l’erogazione degli aiuti diretti.
Inoltre, il commissario si è detto contrario ad aumentare oltre i 10 ettari la soglia di esenzione.
«Al di là di questo limite – ha detto il commissario a margine del Consiglio –, non saremmo più credibili, né sotto il profilo agronomico; né dal punto di vista ambientale».
Comunque, la discussione proseguirà nelle prossime settimane. Il primo appuntamento già in agenda è l’incontro informale del Consiglio, organizzato dalla Presidenza danese di turno, all’inizio di giugno, a cui seguirà a metà del prossimo mese la sessione ministeriale ordinaria.
Intanto, c’è attesa per le prime mosse del neo ministro francese, Stéphane Le Foll, che, stando alle dichiarazioni rilasciate subito dopo la nomina, potrebbe ammorbidire la posizione sul «greening» espressa dal suo predecessore. Ma in tal caso dovrà fare i conti con le organizzazioni sindacali che hanno bollato come «largamente insufficienti» le aperture fatte dalla Commissione.
In particolare, la Federazione nazionale degli allevatori di bovini (Fnb), ha dichiarato che l’obiettivo da perseguire è quello di «favorire lo sviluppo dell’autonomia degli allevamenti ai fini dell’alimentazione del bestiame ». E si è rivolta ai parlamentari europei eletti in Francia «per rettificare le contraddizioni evidenti nelle proposte dell’Esecutivo comunitario».
In Spagna, il ministro dell’Agricoltura, Miguel Arias Canete, ha già indicato quelle che saranno le ulteriori richiesta alla Commissione, che partono da un convincimento di fondo. «L’agricoltura europea – ha detto –, svolge una funzione di enorme valore ambientale».
Per la Spagna, la soglia di esenzione dal «greening » deve salire almeno a 15 ettari e debbono essere ridotte da tre a due le colture a rotazione. Inoltre, il 30% di penalizzazione risulta eccessiva e il taglio non dovrà essere esteso al pagamento di base.


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