Nitrati, domande boom in Lombardia

Solo poche decine in Emilia, Veneto e Piemonte
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Dopo il via libera di Bruxelles alla deroga sui nitrati concessa all’Italia per Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia Romagna, da gennaio 2012 sono scattate le nuove regole sulla distribuzione di azoto di origine zootecnica nelle aree vulnerabili. Solo in Lombardia è stato raggiunto un numero record di richieste per innalzare da 170 a 250 chilogrammi il quantitativo di azoto che l’azienda agricola può spandere ogni anno su un ettaro di terreno attraverso i reflui zootecnici. Entro il 15 febbraio scorso, data di scadenza stabilita dalla Ue, sono state infatti presentate 1.036 domande su un totale di 9.987 aziende agricole lombarde coinvolte nell’applicazione della direttiva comunitaria. Di gran lunga inferiore il numero di adesioni raccolte nelle altre regioni: qualche decina in Piemonte, una dozzina in Veneto e una decina in Emilia Romagna. La deroga infatti non è automatica, ma viene concessa su richiesta annuale della singola azienda che ne deve valutare la convenienza ma anche i nuovi impegni da rispettare per garantire la massima tutela delle acque dall’inquinamento da nitrati.
«A differenza di altre regioni, più fredde ad accogliere la deroga come un’opportunità – ha commentato l’assessore regionale all’Agricoltura, Giulio De Capitani –, la risposta lombarda può considerarsi un record assoluto. Un risultato che premia soprattutto lo sforzo notevole che abbiamo condotto sul fronte dell’informazione».
La Lombardia è in effetti la prima regione zootecnica d’Italia, ma anche quella più penalizzata da vincoli della direttiva Ue: in area vulnerabile ricadono quasi settemila allevamenti di bovini su un totale di oltre 15mila allevamenti con poco meno di 1,6 milioni di capi complessivi, quasi duemila allevamenti suinicoli su un totale di 3.400 con quasi cinque milioni di capi e 892 aziende avicole a fronte di 1.500 allevamenti totali (gli avicoli restano però esclusi dalla deroga).
Secondo uno studio dell’Ersaf, l’Ente regionale per i servizi all’agricoltura e alle foreste, la deroga avrebbe potuto infatti regolarizzare un 9% di aziende lombarde arrivando così al 73% delle aziende totali a posto rispetto ai limiti ritoccati dei 250 chili di azoto per ettaro. Ad approfittare di questa opportunità sono state infatti le province più vocate per la zootecnia come Brescia con 333 domande, seguita da Mantova con 271 richieste, da Bergamo con 209 domande e da Cremona con 106. Per quanto riguarda la tipologia, come ha spiegato Federico Giovanazzi dell’assessorato regionale all’Agricoltura, 950 domande provengono da allevamenti e 83 da aziende solo cerealicole che utilizzano i reflui zootecnici. Prevalgono gli allevamenti di bovini (93% delle domande), sui suini (7%). Il passaggio successivo alla domanda di deroga è l’invio, da parte dell’azienda agricola, di nuovo Piano di utilizzazione agronomica (Pua) con gli impegni stabiliti a livello comunitario.
A questo punto toccherà alla Regione correlare i dati della domanda con le informazioni contenute nell’anagrafe delle imprese agricole e nel fascicolo aziendale creati nell’ambito del Siarl (Sistema informativo regionale agricolo) completando l’istruttoria entro giugno 2012.
Entrando nel dettaglio del Piemonte sono state presentate 42 domande di azoto in deroga, soprattutto da allevamenti di bovini da latte, su un totale di oltre quattromila aziende coinvolte nella gestione dei nitrati. «Un risultato del tutto positivo – spiega l’assessore regionale all’Agricoltura, Claudio Sacchetto – nella speranza che la richiesta di accesso alla deroga non si trasformi però in un iter eccessivamente burocratico e possa essere facilmente sostenuta dalle imprese ».
In Veneto sono state presentate 24 domande di deroga su un totale di 6.205 aziende coinvolte dagli adempimenti della direttiva nitrati. Come spiega Riccardo De Gobbi dell’assessorato regionale all’Agricoltura, si tratta nella maggioranza dei casi di allevamenti di bovini da latte e solo due o tre domande sono state arrivate da allevamenti bovini da carne assieme a quelli di suini. Solo una domanda ha riguardato esclusivamente bovini da carne. In questo caso le domande si sono concentrate soprattutto a Verona (11) e Padova (9) seguita da Venezia (2) e Vicenza (2).
Una decina soltanto le adesioni alla deroga presentate in Emilia Romagna su un totale di circa quattromila procedure di gestione dei nitrati: come ha sottolineato Andrea Giapponesi, la maggior parte delle richieste riguardano gli allevamenti di suini nelle province più vocate come Modena, Reggio Emilia e Parma.
Mentre l’Italia si è appena messa in regola, tocca ora alla Francia far fronte alle emergenze sulla direttiva sui nitrati: la Corte di Giustizia della Ue l’ha chiamata in causa per non aver adottato misure in grado di combattere l’inquinamento da nitrati, compresa la mancata designazione delle zone vulnerabili all’inquinamento.


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