Monitoraggio tossine T2 e HT2 al via

CEREALI
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Dopo un lungo periodo di approfondimento, la Commissione europea lo scorso 27 marzo ha adottato la Raccomandazione “relativa alla presenza di tossine T2 e HT2 nei cereali e nei prodotti a base di cereali”.

Al pari di altre micotossine, si tratta di sostanze tossiche prodotte da funghi appartenenti a diverse specie del genere Fusarium. La tossina HT2 è uno dei principali metaboliti di trasformazione della tossina T2.

La Raccomandazione nasce dalla necessità (opportunità) di raccogliere su base triennale – attraverso gli Stati membri e con l’attiva partecipazione degli operatori del settore degli alimenti e dei mangimi – ulteriori dati sulla reale presenza di queste tossine nonché degli effetti sul livello di contaminazione delle operazioni di trasformazione alimentare (es. cottura) e delle pratiche agronomiche di coltivazione.

Tali conoscenze potranno poi essere utili anche per individuare misure di contenimento e contrasto più adeguate.

Food and feed

La Raccomandazione, che ricordiamo, riguarda entrambe le filiere “food e feed” – con l’esclusione del riso e dei prodotti del riso (perché scarsamente interessati da fenomeni di contaminazione) e dei mangimi per gatti (perché animali molto sensibili e quindi necessitanti di future misure “ad hoc”) – fornisce poi indicazione sui requisiti dei metodi analitici da utilizzare e sulle procedure di campionamento con riferimento al Reg. (CE) 401/2006.

Micotossine mascherate

Viene inoltre fatto un primo accenno alle micotossine mascherate (micotossine metabolizzate dalla pianta in forme non ancora del tutto note e non rilevabili con i comuni metodi analitici di routine) di cui probabilmente sentiremo sempre più parlare in futuro.

Un’annotazione interessante riguarda poi le procedure di campionamento adottabili dagli operatori alimentari e mangimistici per i quali è prevista la possibilità di derogare dai metodi ufficiali – da sempre oggetto di critica perchè poco adottabili nella pratica operativa – a favore di metodi interni (ossia definiti nelle modalità dai singoli operatori) a patto che garantiscano la rappresentatività.

Livelli indicativi

Infine il “piatto forte”. In allegato alla Raccomandazione vengono fissati dei “Livelli indicativi” di contaminazione superati i quali occorrerà (per i soggetti coinvolti in riscontri ripetuti) effettuare indagini più approfondite (tab. 1).

Tali livelli indicativi, fissati in relazione alle logiche della Raccomandazione, finiranno inevitabilmente per divenire un punto di riferimento anche per le valutazioni di conformità commerciale.

I livelli espressi non appaiono, sulla base dei primi dati di riscontro e diversamente da quanto si pensava, di piena tranquillità per le produzioni di cereali italiani.

Per non trovarci spiazzati, occorrerà quindi intraprendere un serio percorso di raccolta dei dati a reale supporto delle future decisioni.

Ne saremo capaci?

Allegati

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