Mipaaf, sì all’etichetta facoltativa

MONITORAGGIO CARNI
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Il Mipaaf non è favorevole alla proposta comunitaria, in esame al Parlamento europeo e al Consiglio, di abolire il regime dell’etichettatura facoltativa della carne bovina. Le motivazioni sono contenute nel documento ufficiale del Mipaaf, 9° Rapporto monitoraggio etichettatura facoltativa carni bovine 2011, pubblicato a febbraio 2013.

Il Regolamento Ue 1169/2011 del 25.10.2011 in materia di etichettatura dei prodotti agroalimentari aveva già fatto ipotizzare che tale regolamento comportasse anche la riformulazione di quelle riguardanti l’etichettatura facoltativa delle carni bovine. Possibilità era stata confermata dalla stessa Commissione Ue che sin da agosto 2011 aveva presentato una proposta di regolamento, per abolire completamente l’etichettatura facoltativa delle carni bovine introdotta dal 2002 a seguito della crisi della mucca pazza. L’obiettivo principale della proposta sarebbe quello di eliminare oneri amministrativi e costi per l’etichettatura facoltativa delle carni bovine che non sarebbero proporzionali ai benefici.

Il Mipaaf è invece di parere nettamente contrario come si legge nel 9° rapporto sull’etichettatura facoltativa e afferma che l’attuale impianto ha dato ottimi risultati sia in termini di organizzazione dell’intera filiera delle carni bovine, sia in termini di comunicazione al consumatore finale della carne. Inoltre si è rilevato che la fiducia del consumatore, per le carni bovine con informazioni facoltative, è basata sulla convinzione che esiste un organismo terzo che controlla la corretta applicazione del disciplinare e una vigilanza specifica da parte della pubblica amministrazione.

Secondo il Mipaaf, eliminando l’etichettatura facoltativa potrebbero proliferare standard privati e volontari che difficilmente aiuterebbero a fare chiarezza al consumatore. Si assisterebbe, probabilmente, a un proliferare di diciture, anche fantasiose, e non adeguatamente controllate e, addirittura, simili, ma con significati diversi.

Il Mipaaf esclude inoltre che il sistema stesso sia troppo oneroso sia dal punto di vista amministrativo che economico come sostiene la Commissione Ue. Secondo il Mipaaf l’attuale struttura dell’etichettatura, permette anche da parte degli Organismi indipendenti un controllo sulla bontà dell’etichettatura obbligatoria senza un costo aggiuntivo per la pubblica amministrazione.

Inoltre, secondo gli esperti ministeriali, non è stata effettuata da parte della Commissione una reale analisi dei costi/benefici del sistema, anche in relazione all’applicazioni di altre norme, quali ad esempio il regolamento (CE) n. 178/2002 o sull’anagrafe bovina. Il costo del sistema può dunque essere stimato pari all’1% del costo del vitello vivo che non sembra oneroso specialmente se si considera che in alcune zone ha consentito agli allevatori di continuare a produrre carne nazionale di qualità apprezzata dai consumatori. A sostegno della tesi ministeriale c’è la testimonianza di alcune organizzazioni di filiera che affermano che l’etichettatura facoltativa (Reg. Ce 1760/2000) non ha aumentato i costi dei sistemi di gestione e controllo peraltro indispensabili per garantire alla gdo un prodotto controllato e sicuro.

Le indicazioni

Ma quali sono le informazioni supplementari che possono essere aggiunte in etichetta? Le organizzazioni che, disponendo di un disciplinare approvato dal Mipaaf, intendano comunicare maggiori notizie, possono fornire dati sull’allevamento: denominazione azienda di nascita e/o allevamento, sistema di allevamento, alimentazione, caratteristiche dell’animale (razza o tipo genetico), sesso, periodo d’ingrasso, e notizie relative alla macellazione (categoria, data macellazione, periodo frollatura, denominazione del macello).

Altre informazioni generali possono essere aggiunte o rese obbligatorie da impianti normativi paralleli: logo dell’organizzazione, etichetta, denominazione dell’organismo deputato ai controlli, peso e taglio anatomico, prezzo, ecc. L’iter per ottenere il benestare all’approccio facoltativo prevede la presentazione di un documento che evidenzi le misure attestanti la veridicità delle dichiarazioni facoltative e l’assoggettamento al controllo da parte di un organismo riconosciuto dal ministero per l’Agricoltura.

Le indicazioni obbligatorie sono invece le seguenti:

– codice di rintracciabilità (n. identificazione dell’animale o del lotto di animali);

– paese di nascita;

– paese/i in cui è stato effettuato l’ingrasso;

– paese e n. di approvazione dell’impianto di macellazione;

– paese e n. approvazione del laboratorio di sezionamento.


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