Mettere insieme gli allevatori di bovini da carne e da latte

Editoriale
Fabiano Barbisan

È iniziato “l’assalto alla diligenza”: è la frase più ricorrente che sento tra gli addetti ai lavori che in questo periodo discutono sulle scelte nazionali che l’Italia deve fare, in merito alla nuova Pac Eu 2020. Al centro dell’attenzione l’opportunità di utilizzare i premi accoppiati (art. 52 Reg. 1307/2013), che sommano una cifra importante, circa 550 milioni di euro, che la Conferenza Stato Regioni dovrà decidere se utilizzarli e come ripartirli.


Sulla necessità di utilizzarli, e di indirizzare un plafond importante alla zootecnia bovina da carne, credo siano tutti d’accordo, poiché la nuova Pac ha tagliato drasticamente i pagamenti diretti alle aziende di allevamento che, senza un adeguato sostegno, smetterebbero rapidamente di produrre. Noi del consorzio “L’Italia Zootecnica” è dal 2006 che abbiamo predisposto un Piano carni bovine nazionale, la cui prima slide di presentazione, da allora mai cambiata, pone questo obiettivo: “Migliorare il mercato della carne bovina prodotta in Italia per remunerare adeguatamente l’impresa e prepararla alle nuove sfide: Nuova Pac Europa 2020, Regole Wto”.


La nuova Pac è arrivata. E riguardo gli accordi commerciali, l’Europa ne ha recentemente sottoscritto uno con gli Usa che prevede l’importazione di carne priva di ormoni etichettabile, udite udite, di “alta qualità”! Noi sulle bistecche Igp di Chianina, o di Marchigiana non possiamo scriverlo, gli americani sì! Questo spiega tanto accanimento della Commissione Eu nel perseguire l’obiettivo di eliminare l’etichettatura facoltativa delle carni bovine, che ci fa dire a gran voce Europa matrigna! Questi fatti credo debbano spronarci a ragionare su progetti che portino le nostre produzioni a essere ben identificate dai consumatori per distinguerle dal resto del mondo, poiché il Made in Italy è un brand che funziona all’estero ma anche in Patria.


Abbiamo una straordinaria occasione che potrebbe segnare il futuro della zootecnia in Italia, mettendo assieme allevatori di bovini da carne con allevatori di bovini da latte per progettare in modo intelligente l’utilizzo delle risorse recate dai premi accoppiati, evitando il sistema degli aiuti a pioggia (i dettagli di questa proposta nel più ampio articolo di pagina 6, ndr).


Importiamo quasi l’85% di vitelli da ingrassare da Francia e altri Paesi europei, è possibile sviluppare un progetto con gli allevatori di vacche da latte, quelli che ci stanno, per produrre vitelli italiani da destinare all’ingrasso?
In Italia una bistecca su due è estera, abbiamo il 50% di quote di mercato da recuperare! È possibile “dare un nome” alla carne prodotta in Italia, per comunicarlo ai consumatori?


Abbiamo eccellenze come il Vitellone bianco dell’Appennino e la Piemontese, è possibile aumentare queste produzioni incentivando il patrimonio di vacche nutrici, premiando con cifre importanti la nascita dei vitelli da carne?


È possibile scrivere misure nei Psr che incentivino la linea vacca-vitello, l’uso di seme sessato per la rimonta, il miglioramento genetico, l’utilizzo dei prati pascolo, soprattutto nelle zone più svantaggiate e nelle zone vocate del Centro Sud Italia, e Isole?


Il nostro progetto è pronto da tempo e abbiamo tentato di discuterlo con il ministro dell’Agricoltura in carica, ma non ci siamo mai riusciti per l’incredibile valzer delle poltrone di via XX Settembre. Speriamo sia la volta buona.


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