Meno registri e meno annotazioni. Via alla semplificazione in cantina

VINO. Dopo l’avvio dell’Ocm, viene riscritta la normativa di riferimento per le denominazioni
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La Legge n. 164/1992, recante la disciplina sulla tutela delle denominazioni di origine dei vini, dopo 17 anni di onorato servizio viene aggiornata per recepire le nuove norme dell’Ocm vitivinicola in materia di vini a denominazione d’origine. La nuova Ocm vitivinicola stabilisce infatti che tutti i vini di qualità rientrano nella classificazione dei vini a denominazione d’origine protetta e indicazione geografica protetta. In altri termini anche i vini fanno parte del catalogo comunitario dei prodotti sottoposti ad una disciplina comune in relazione alla loro origine collegata ad un luogo geografico.

In vista della nuova normativa comunitaria in materia di denominazioni dei vini che aveva preso avvio nel 2008, si era già provveduto ad avviare un processo di riforma della legge 164/92 mediante l’emanazione di una nuova legge, senza peraltro arrivare a proposte operative per cui la legge comunitaria 2008 ha delegato il Governo ad emanare uno o più decreti legislativi al fine di assicurare la piena integrazione tra l’organizzazione comune del mercato del vino e la normativa nazionale, apportando specifiche integrazioni e modificazioni alla normativa vigente.

LA SIGLA DOC SOPRAVVIVE SOLO NELLA FORMA

Lo schema di decreto legislativo che ora viene proposto al parere della conferenza Stato regioni dopo che sullo stesso sono stati acquisiti i pareri e contributi delle organizzazioni di categoria, prende quindi in esame le innovazioni recate dalla nuova normativa comunitaria recependo le relative norme e disciplinandole adeguatamente.

La prima e fondamentale innovazione è costituita dal fatto che la nuova Ocm, pur salvaguardando le specificità del settore vitivinicolo, ha armonizzato il sistema di protezione delle Dop e Igp dei vini con quello degli altri prodotti dell’agroalimentare (Reg. n. 510/2006), sia per le definizioni, sia per la relativa protezione comunitaria ed internazionale. Una volta acquisito nella nostra legislazione questo principio, per cui i futuri riconoscimenti potranno essere solo nella categoria dei prodotti a Dop o a Igp, lo schema di decreto legislativo disciplina la possibilità concessa dalla stessa Ocm vino di mantenere le vecchie denominazioni.

La stessa Ocm infatti fa salvo l’uso delle preesistenti menzioni specifiche tradizionali, che per l’Italia sono Docg e Doc (nell’ambito delle Dop) e Igt (per le Igp). Tali menzioni possono quindi essere utilizzate in etichettatura e presentazione anche in sostituzione delle relative nuove espressioni comunitarie e, ovviamente, in conformità alle norme degli Stati membri che disciplinano l’uso delle stesse.

La seconda novità è costituita dal fatto che d’ora in poi i nuovi riconoscimenti e le modifiche ai disciplinari vengono decisi solo a livello comunitario e non più, come in passato, a livello nazionale, quando soltanto successivamente gli Stati membri comunicavano alla Commissione Ue gli elenchi dei Vqprd (Docg e Doc italiane) e Ig riconosciuti ai fini della pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale europea.

Il provvedimento predisposto dal Ministero dopo la concertazione già avvenuta con le organizzazioni di categoria evidenzia anche alcuni elementi semplificativi in quanto prevede che le registrazioni dei vigneti per le varie denominazioni siano uniche e non più differenziate per singola denominazione ed inoltre viene eliminato, o quanto meno non è più previsto, il registro d’imbottigliamento per ciascuna denominazione, come attualmente previsto. Il nuovo testo prevede infatti che i vigneti destinati alla produzione dei vini Dop e Igp devono essere semplicemente iscritti nello schedario viticolo gestito dal Sian e nessuna disposizione viene prevista, come in passato, per la tenuta del registro da parte degli imbottigliatori.

CURA DIMAGRANTE PER IL COMITATO VINI
Un’altra novità riguarda i prodotti composti che contengono tra i loro ingredienti un vino a denominazione registrata in quanto se la denominazione del vino viene utilizzata nella presentazione o nella pubblicità del prodotto composto, è necessario che il Consorzio di tutela o il Ministero autorizzino tale uso.

Non è necessaria nessuna autorizzazione nel caso in cui la denominazione protetta del vino venga citata fra gli ingredienti del prodotto composto.

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La più immediata conseguenza del fatto che i riconoscimenti avvengono a livello comunitario è costituita dal ridimensionamento dell’attuale comitato nazionale per la tutela e la valorizzazione delle denominazioni d’origine e delle indicazioni geografiche tipiche dei vini che viene sostituito da un comitato per la tutela delle dop e delle Igp dei vini costituito da soli 18 membri al posto dei 40 membri del vecchio comitato.

È’ evidente che il nuovo comitato è un organo più snello in grado di assumere rapidamente decisioni che però sono di carattere esclusivamente consultivo in quanto le decisioni finali competono alla Commissione europea. Il nuovo Comitato comunque entrerà in funzione solo il 1° gennaio 2012 dopo che il vecchio comitato avrà esaurito i casi di nuovi riconoscimenti e di modifiche dei disciplinari presentate prima del 1° luglio 2009.

CONTROLLO AI PRIVATI ACCREDITATI (MA COME?)
Un capitolo del nuovo provvedimento è poi dedicato al controllo e certificazione delle denominazioni protette e delle indicazioni geografiche nel quale viene quindi definitivamente precisato che l’attività di controllo è svolta da organismi pubblici e/o privati autorizzati dal ministero delle Politiche agricole che può revocare l’autorizzazione in presenza della perdita dei requisiti per il riconoscimento stesso, di violazioni alle norme comunitarie e per mancato rispetto delle norme impartite con il decreto ministeriale di autorizzazione.

Con l’occasione viene anche precisato che a decorrere dal 1° maggio 2010 gli organismi di controllo devono essere accreditati secondo la norma EN 45011. La norma appare alquanto ermetica in quanto lascia aperta la problematica relativa alle modalità di accredito che al momento non è ancora dato di sapere come deve avvenire e soprattutto da parte di quale organismo. Secondo alcune interpretazioni potrebbe essere lo stesso ministero per le Politiche agricole. Tale tesi, però, confligge con il principio della trasparenza in quanto si assisterebbe al fatto che uno stesso organismo, il ministero, procede sia all’accreditamento che al riconoscimento dell’idoneità a svolgere la funzione di controllo oltre poi alla relativa vigilanza.

IMBOTTIGLIAMENTO FUORI ZONA VINCOLATO

Il disciplinare di produzione costituisce sempre l’elemento fondamentale per il riconoscimento della tutela comunitaria ma la nuova normativa fa anche chiarezza su una problematica particolarmente spinosa costituita dall’imbottigliamento dei vini dop in zona delimitata precisando chiaramente che ciò può avvenire a condizione che sia adeguatamente previsto nel disciplinare e soprattutto che si tenga conto di alcune condizioni particolari. In particolare nel caso di presentazione di domanda di protezione per una nuova Dop o Igp, la richiesta deve essere rappresentativa di almeno il 66% della superficie dei vigneti, oggetto di dichiarazione produttiva nell’ultimo biennio; nel caso di presentazione di domanda di modifica del disciplinare per inserire la delimitazione della zona di imbottigliamento, in aggiunta alle condizioni precedenti la richiesta deve essere avallata da un numero di produttori che rappresentino almeno il cinquantuno per cento della produzione imbottigliata nell’ultimo biennio. In tal caso le ditte imbottigliatrici interessate possono ottenere la deroga per continuare l’imbottigliamento nei propri stabilimenti siti al di fuori della zona delimitata per un periodo di cinque anni prorogabile, a condizione che presentino apposita istanza al ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali Comitato nazionale perla tutela e valorizzazione dei vini Do e Igt – allegando idonea documentazione atta a comprovare l’esercizio dell’imbottigliamento della specifica Dop o Igp per almeno due anni, anche non continuativi, negli otto anni precedenti l’entrata in vigore della modifica in questione.

CONFERMATO L’ERGA OMNES
Nella nuova 164 è stato completamente riscritto il capitolo relativo ai Consorzi di tutela che svolgeranno le funzioni della tutela, promozione, valorizzazione, informazione del consumatore e cura generale degli interessi relativi alle Denominazioni.

Per ottenere il riconoscimento ministeriale i consorzi devono essere rappresentativi del 35% dei viticoltori e di almeno il 51% della produzione certificata dall’organismo di controllo e per esercitare la funzione di vigilanza in tutte le fasi della produzione, trasformazione e commercializzazione possono avvalersi di agenti vigilatori con la qualifica di agente di pubblica sicurezza. I costi di questa attività ricadono sia sui soci del Consorzio che su tutti gli utilizzatori della denominazione protetta e quindi inseriti nel sistema di controllo gestito dall’apposito organismo di controllo.


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