Meno finanziamenti, più sofferenze

CREDITO
mano_con_soldi

In un momento di oggettiva
e prolungata recessione,
i trend degli impieghi
nei diversi settori della produzione
devono necessariamente
essere considerati in relazione
alle tendenze economiche nazionali,
agli indici di crescita, agli
indicatori di fiducia dei consumatori
e al clima politico e di
stabilità del paese.

Mai come in questo momento
ci troviamo a esaminare diverse
convergenze problematiche
che contribuiscono a determinare
una forte battuta d’arresto
nello sviluppo economico:
instabilità politica, poca fiducia
dei consumatori e maggior attitudine
alla riduzione drastica
dei consumi, atteggiamento prudenziale
delle imprese nel porre
in essere politiche di innovazione
e sviluppo.

Per qualificare meglio il panorama
macro economico nazionale
e definire le dinamiche
della produzione interna, resta
auto qualificante ed eloquente
la sintesi rappresentata dalle performance
del nostro Pil negli
ultimi 5 anni, con un evidente
alert di preoccupazione per i dati
registrati nel corso del 2012
appena trascorso.
A questo scenario si sommano
gli atteggiamenti prudenziali
dei consumatori, pesantemente
condizionati da un trend di fiducia
in caduta libera, e l’inclinazione
sempre più frenante delle
Pmi più attente a conservare e
consolidare posizioni di mercato,
piuttosto che pianificare nuovi
progetti di espansione. Questo
scenario fa da specchio alla
grave crisi creditizia che investe
tutti i comparti della produzione
sia in merito agli asseti quantitativi
degli impieghi, sia in ordine
agli assetti qualitativi degli
affidamenti sempre più prossimi
a registrare anomalie lievi
(incagli) o conclamate (sofferenze).

Aspetti che giustificano la
lettura dei dati sugli impieghi
bancari alla produzione registrati
nel Bollettino della Banca
d’Italia del IV trimestre 2012,
in modo particolare sulla loro
comparazione rispetto alla fine
del 2011.

In termini assoluti nel corso
di un solo anno gli impieghi ai
vari comparti produttivi sono
passati dai 1.008 miliardi del
2011 a 964 miliardi circa del
2012, evidenziando un trend negativo
di circa 44 miliardi.

Una flessione media del
4,5% che ha determinato una
drastica riduzione di credito alle
imprese operanti nei diversi ambiti
della produzione nazionale,
quale incontrovertibile segnale
di cessione che cammina di pari
passo con un Pil che nel corso
dell’ultimo trimestre 2012 segna
un -3,7 per cento.

Nel mondo agricolo cambia
lo scenario, ma certamente iniziano
a manifestarsi elementi di
allarme che meritano attenzione
a livelli di guardia, non tanto
per le dinamiche mandamentali
degli impieghi in agricoltura
che, ancora oggi e nonostante il
quadro macro-economico, evidenziano
ancora segnali, seppur
deboli, di crescita, ma per l’andamento
del Pil agricolo che
inizia a trasmetter segnali di
stanca.

Il Pil in agricoltura nel 2012
è cresciuto di circa il 2%, nonostante
la perdita dei raccolti a
causa di avverse condizioni climatiche.
Tuttavia anche in ambito
agricolo iniziano ad arrivare
elementi che portano sulla
soglia di alert alcuni dati della
produzione in determinati segmenti
produttivi.

La campagna vitivinicola
del 2102 è stata tra le meno
incisive degli ultimi anni (-8%)
e sembra prospettarsi un’annata
in flessione anche per l’olio di
oliva (-11,7% sul 2011), frutta
(-9,7%) e ortaggi (-7%), secondo
le previsioni dell’Ismea. Anche
mais e soia – secondo la
Coldiretti – hanno accusato nel
2012 una flessione dei raccolti,
rispettivamente del 16% e del
4,4%, mentre frumento duro e
tenero hanno registrato un incremento
della produzione, rispettivamente
pari a +12,4% e a
+22,9 per cento.

A un Pil agricolo in lieve
tendenza corrisponde nel corso
del 2012 un incremento degli
affidamenti di poco superiore ai
214 milioni di euro, ovvero una
incidenza di crescita dello 0,5%
assoluta rispetto a fine 2011.

In termini generali gli affidamenti
bancari in agricoltura pesano
per 43,7 miliardi, contro i
43,5 miliardi del 2011.

Un dato rilevante è che si è
verificato una incidenza positiva
nelle Isole (+10 milioni), nel
Nord-Est (+83 milioni) e nel
Nord-Ovest (+233 milioni),
mentre il Sud e il Centro hanno
registrato importanti flessioni
degli affidamenti (-112 milioni).

Elemento che merita una attenta
riflessione è l’allocazione
temporale degli affidamenti che
rivede crescere il breve termine
a discapito del medio-lungo termine,
con un valore degli impieghi
oltre il breve (superiore ai
18 mesi) che passa da 16,3 miliardi
del 2011 a 15,3 miliardi
nel 2012. Un miliardo di affidamenti
in meno nel medio-lungo
e certamente un incremento sensibile
del debito a breve, sintomatico
della battuta d’arresto
degli investimenti strutturali di
natura agraria e fondiaria e una
corsa verso la provvista a breve
destinata a esigenze gestionali
dell’impresa.

La dinamica si completa con
una richiesta forte di fonti finanziarie
per riposizionare il debito
a medio in debito a lungo termine
e una crescente domanda di
accesso ai benefici della moratoria
Abi per l’ottenimento della
sospensione del pagamento delle
rate di affidamenti in regolare
corso di ammortamento, ma
faticosamente sostenuti sotto il
profilo economico e finanziario.

Un aspetto deve invece destare
preoccupante attenzione:
il numero delle imprese agricole
passate a sofferenza nel
2012 e il relativo stock debitorio
fortemente cresciuto nell’ultimo
anno. Le imprese censite
nello status specifico di
sofferenza passano da 15.307
a 16.207, ovvero un incremento
in termini numerici di 900
imprese che, in termini di
stock rappresentano ben 4,2
miliardi di euro di sofferenze
lorde, una percentuale sugli affidamenti
che segna l’incidenza
assoluta a 9,5% (la più elevata
degli ultimi 10 anni).

La sofferenza media pesa
per 258mila euro per singola
impresa classificata come «a
sofferenza» e una inevitabile
crescita del costo del denaro
dovuta non solo a una crisi di
liquidità del sistema, ma alla
risultante crescita del rischio
di credito e pertanto dei relativi
accantonamenti a patrimonio
di vigilanza che impongono
alle banche uno sforzo pesantissimo
in termini di vincolo
della liquidità.

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