Mais e girasole sorvegliati speciali

CRISI UCRAINA
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Quanto peseranno sui mercati delle commodity agricole la crisi ucraina e gli ultimi avvenimenti nell’area del Mar Nero? Il potenziale problema va circoscritto ai grani teneri, al mais e alle oleaginose (girasole, soprattutto), in quanto per l’orzo e la soia “ogm” le alternative mondiali compensano in modo ampio un possibile default ucraino.

Lo scenario Mar Nero è il seguente. In annate normali si raccolgono in Russia, Ucraina e Kazakhstan circa 85 milioni di t di grano, 33 milioni di mais e 22 milioni di girasole. Al netto dei consumi interni diretti e dell’industria di trasformazione (67% per il grano, 45% per il mais e oltre il 95% per il girasole), restano per l’exporta circa 28 milioni di t di grano, 18 milioni di t di mais e 11 milioni di t di girasole come trasformati (farine e olio).

In un contesto ove le Americhe guardano più all’Asia che al Mediterraneo, questi quantitativi sono estremamente importanti per mantenere l’equilibrio sullo scacchiere mondiale. Non a caso quando nell’offerta mondiale sono mancate le origini Mar Nero, in pochi giorni si sono materializzate tensioni commerciali che hanno portato alle ben note crisi cerealicole del 2007/08 e del 2010/11 con volatilità di prezzi e pericolose speculazioni per l’agroalimentare europeo.

Ma quanto pesa l’export del Mar Nero nel bilancio della Comunità europea (v. fig.)?

GRANO – lo scenario varia molto a seconda dei raccolti nella Eu-28. Per la campagna in corso e per il 2014-15 la rilevanza di Russia, Ucraina e Kazakhstan, grazie a raccolti comunitari attesi oltre la media, si ridimensionerebbe e la dipendenza comunitaria dalle loro esportazioni rimarrebbe entro valori facilmente compensabili con importazioni da altre origini.

MAISscenario diametralmente opposto anche e soprattutto per “motivazioni ogm”: sono pochissime le alternative all’origine ucraina; solo il Sud America è ogm free. Da notare che il trend dell’import, principalmente dall’Ucraina, negli ultimi anni è stato in costante ascesa sia per il basso prezzo sia soprattutto per la salubrità (basso contenuto tossinico) della granella: per l’Europa e l’Italia è diventata la soluzione “naturale” a ripetute annate qualitativamente problematiche.

FARINA DI GIRASOLE – il prodotto russo-ucrainao ormai è da considerarsi un consolidato ingrediente “proteico” per l’industria mangimistica del sud Europa, Italia inclusa, e valida alternativa all’import dei derivati della soia dalle Americhe. Nel comparto delle oleaginose si potrebbe anche includere la soia dal Mar Nero, ma la possibilità di utilizzare granella ogm dalle Americhe, di fatto rende meno criticoun default nelle loro consegne dal’Ucraina.

L’ultima fotografia statistica sull’export dal Mar Nero conferma scambi decisamente più elevati rispetto all’anno precedente: con l’Ucraina che a fine gennaio dichiara di avere già esportato oltre 22 milioni di t (+34% sullo stesso periodo del 2012/13) con un’accelerazione più marcata per il mais con oltre 12,5 milioni di t (+58%).

Questo per dire che ad oggi e con ottica di equilibrio della domanda/offerta nel “bacino del Mediterraneo” non si registrano particolari carenze, anzi parrebbe che molti operatori, all’insorgere dei primi problemi politici in Ucraina, si siano affrettati ad anticipare acquisti ed esecuzioni temendo quello che si sta verificando in queste ore: incertezze sulle future esecuzioni e prezzi mondiali nuovamente in rapido aumento “speculativo”.

In conclusione, quali scelte farà il mercato? Senza ipotizzare scenari apocalittici, l’attenzione degli operatori sarà rivolta alla gestione del rischio e, come già sperimentato nelle crisi precedenti, l’industria comunitaria indirizzerà parte della domanda presente e futura, con percentuali differenti a seconda si tratti di grano (meno critico) o mais e girasole (molto critici), ad altre origini cominciando da quella più prossima: l’Europa. Questo inevitabilmente porterà ad ulteriori aumenti dei prezzi sia sul pronto che sul breve-medio termine, con rischio di una vera e propria bolla speculativa nel caso di blocco delle esportazioni dai porti della Crimea.

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