Mais 2013, l’anno delle fumonisine

DIFESA
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«Tutti gli anni ormai il mais va incontro al problema aflatossine, ma il 2013 per il Veneto è stato l’anno delle fumonisine, con contaminazioni pari a 10mila, 20mila, anche 30mila ppb». La segnalazione è stata lanciata da Roberto Causin, docente all’università di Padova e specialista della questione micotossine, durante un incontro organizzato nei giorni scorsi da Apa ed Eurovix nella città veneta. «E a chi pensa di approvvigionarsi con fiducia all’estero – ha continuato – suggerisco di guardare con sospetto al mais che viene dall’Europa centrale, Austria compresa, nel quale sono stati riscontrati elevati livelli della micotossina Don, dannosa per esempio per i suini».

Causin ha poi individuato nelle buone pratiche colturali una delle più efficaci iniziative di prevenzione del problema: «Bisogna evitare che la pianta del mais vada in stress a causa della piralide o della mancanza d’acqua irrigua, perché situazioni come lo stress ossidativo inducono i funghi, ad esempio l’aspergillo, a produrre più tossine, ad esempio le aflatossine. Conviene anticipare le semine. Bisogna accorciare il tempo che intercorre tra l’emergenza e la fioritura, anche un risparmio di soli 3-4 giorni può essere utile. È necessario effettuare la raccolta al momento giusto: appena è possibile bisogna raccogliere, e farlo velocemente, perché se la granella si essicca in campo per troppo tempo il fungo diventa dannoso».

E poi bisogna maneggiare con cura le ultime tendenze, ha aggiunto il docente padovano: «L’agricoltura conservativa, il minimum tillage, pratiche agronomiche che oggi vanno per la maggiore, hanno un problema: nel caso del mais moltiplicano la presenza di micotossine. Infatti lasciano in superficie i residui colturali e questi restano un’enorme fonte di inoculo, fanno impennare i problemi sanitari. Il controllo chimico in campo, inoltre, su mais è inefficace, al contrario invece di quanto si potrebbe dire per frumento e orzo. La detossificazione della granella contaminata, infine, è una chimera: si può fare solo in strutture specializzate, quindi coinvolge solo parte del prodotto e dei produttori».

Non solo controllo agronomico. Alle micotossine, ha concluso Causin, ci si può opporre anche con il controllo biologico: «La concia del seme di mais con Trichoderma herzianum può ridurre del 70% la presenza del fungo e del 60% quella della tossina (fumonisina)».


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