L’inerbimento giusto per ogni latitudine

Speciale Impianto
VV 1_2 Inerbimento

L’inerbimento può riguardare tutta la superficie del vigneto o, come accade solitamente, essere riservato allo spazio interfilare, ricorrendo ad altre tecniche, quali le lavorazioni, il diserbo chimico e la pacciamatura naturale, per la gestione del terreno sotto alla fila. Negli impianti in fase di allevamento, o in quelli ubicati su terreni caratterizzati da limitata disponibilità idrica, può essere realizzato a filari alterni al fine di contenere il consumo di acqua.


Nel caso sia costituito da essenze spontanee, l’inerbimento viene definito naturale mentre lo si definisce controllato qualora sia costituito da specie selezionate, appositamente seminate.

I vantaggi


I vantaggi che derivano dal mantenimento del cotico erboso all’interno del vigneto sono innumerevoli e interessano aspetti differenti del “sistema vigneto”.


Innanzi tutto si deve considerare come l’inerbimento, esercitando una competizione nei confronti delle viti per acqua ed elementi minerali (azoto in primo luogo), rappresenti la soluzione più naturale e razionale per contenere la vigoria e favorire l’instaurarsi dell’equilibrio vegeto-produttivo, determinante nel condizionare il livello qualitativo raggiungibile.


L’inerbimento ha inoltre il pregio di aumentare il livello di sostanza organica, tendenzialmente carente nella maggior parte dei contesti produttivi, la quale, oltre a rappresentare una riserva di elementi nutritivi, migliora la struttura del terreno, con un aumento della porosità, del contenuto di aria e della capacità di ritenzione idrica. Si assiste generalmente a un peggioramento della struttura, talvolta accompagnata dalla formazione di una suola di lavorazione, nel caso in cui il terreno sia gestito tramite ripetute lavorazioni; questo tipo di gestione risulta comunque l’unico praticabile negli ambienti aridi non irrigui, dove non vi sono le condizioni per il mantenimento di un cotico erboso, dal momento che favorisce l’invaso dell’acqua piovana, ostacola la risalita capillare nei mesi più caldi.


Sotto il profilo nutrizionale si deve considerare come gli acidi organici e altre sostanze emesse dalle radici delle essenze che compongono il cotico erboso migliorino la disponibilità e l’assorbimento di molti elementi minerali, in quanto dotati di azione chelante e complessante. Per questo motivo, nella realtà pratica capita sovente di osservare il superamento di fenomeni di clorosi grazie al semplice passaggio dalla lavorazione al mantenimento del cotico erboso, il quale permette anche una più rapida traslocazione in profondità di elementi minerali quali fosforo e potassio, trattenuti dal potere assorbente del terreno.


Molto importante è anche l’aumento della portanza del terreno indotta dalla presenza del cotico erboso, la quale consente l’ingresso delle macchine nel vigneto anche col terreno bagnato, senza che si verifichino dannosi fenomeni di calpestamento e compattazione. Questo aspetto in passato era legato principalmente alla possibilità di eseguire una corretta difesa fitosanitaria; col progressivo diffondersi della vendemmia meccanica, delle differenti operazioni meccaniche di gestione della chioma (cimatura, defogliazione, palizzatura-legatura) e della prepotatura e potatura meccanica, la presenza del cotico erboso è divenuta fondamentale non solo perché garantisce un ingresso tempestivo nel vigneto ma anche in quanto favorisce il mantenimento di una superficie di transito regolare, confacente al corretto utilizzo delle macchine.


Dal punto di vista della conservazione ambientale l’inerbimento permette di contrastare i fenomeni erosivi, che interessano in modo particolare i vigneti coltivati in terreni con forti pendenze, soprattutto nel caso di sistemazione a rittochino, la quale risulta soggetta a fenomeni di ruscellamento delle acque piovane; persegue inoltre lo scopo di ridurre la lisciviazione dei nitrati, che è alla base sia di un impoverimento del terreno che dell’inquinamento delle acque sottosuperficiali. Non ultimo deve essere considerato come l’inerbimento migliori considerevolmente l’impatto visivo dell’attività viticola, rendendo più gradevole il paesaggio.


Positivi sono anche gli effetti a carico della microflora e della microfauna edafiche, che aumentano con l’inerbimento, contribuendo a migliorare la fertilità complessiva del suolo.

Gli svantaggi


Gli svantaggi sono ovviamente rappresentati dal consumo di acqua e di elementi nutritivi che la presenza del cotico erboso indubbiamente comporta. Effetti che si sono fatti sentire nel corso delle estati aride del 2011 e 2012, molto meno nel corso dell’ultima annata.

Inerbimento naturale


Consiste nel lasciare inerbire il terreno naturalmente grazie alla crescita e allo sviluppo delle essenze spontanee. Pur rappresentando una soluzione sicuramente semplice, che elimina i costi di acquisto della semente e quelli relativi alla semina, che invece caratterizzano l’inerbimento artificiale, non si rivela vincente in termini di efficienza; la copertura del terreno nelle varie zone del vigneto può risultare disomogenea e, soprattutto, con tale tecnica tendono spesso a insediarsi in prevalenza specie a foglia larga, caratterizzate da apparato radicale fittonante piuttosto profondo, che si contraddistinguono per gli elevati consumi di azoto e soprattutto di acqua. Si tratta pertanto di una soluzione proponibile solo per contesti pedoclimatici caratterizzati da una buona disponibilità idrica. Per limitare gli aspetti negativi di questo tipo di inerbimento è necessario eseguire ripetute trinciature del cotico erboso durante il periodo estivo. Tra le specie più comuni che colonizzano i terreni spontaneamente inerbiti si ritrovano l’amaranto, il chenopodio, il convolvolo e il sorghetto, che nel corso degli anni possono venire sostituite da specie graminacee meno competitive tramite un’accurata e tempestiva gestione delle trinciature.


L’inerbimento naturale può essere temporaneo, qualora sia seguito o proceduto da lavorazioni.

Inerbimento controllato


L’inerbimento controllato prevede che al termine del primo anno di vegetazione della vite, durante il quale il terreno viene gestito tramite lavorazioni e diserbo, si proceda alla semina del cotico erboso, il quale sarà in seguito periodicamente trinciato.


La semina può avvenire a file, anche se è sicuramente preferibile impiegare seminatrici a spaglio dotate di rulli, le quali garantiscono una copertura più omogenea dell’interfilare; in modo particolare la semina a file è da sconsigliare nei vigneti realizzati a rittochino, in quanto l’acqua tende a ruscellare tra le file, ostacolando tra l’altro la completa copertura del terreno.


La semina autunnale è nella maggior parte delle situazioni da preferire a quella primaverile, in quanto permette di avere piante maggiormente sviluppate, e quindi un cotico erboso più resistente, quando inizierà il regolare transito all’interno del vigneto per l’esecuzione dei trattamenti fitosanitari.


Tra le caratteristiche che devono possedere le specie utilizzate per realizzare dell’inerbimento, che possono essere impiegate singolarmente o, più spesso, in miscuglio di 2-3 o più componenti, rientra pertanto la velocità di insediamento e di copertura del suolo; le specie impiegate per l’inerbimento devono essere adeguatamente competitive, in modo da poter contrastare lo sviluppo delle essenze spontanee. Sotto il profilo morfologico, le specie da inerbimento devono presentare un apparato radicale folto e robusto, ma a sviluppo superficiale, e possedere ovviamente un’elevata resistenza al calpestamento. Al fine di limitare il consumo di azoto e di acqua, nonché il numero delle trincature, le specie impiegate per l’inerbimento devono avere un ridotto sviluppo durante i mesi estivi.


Tra le specie impiegate per gli inerbimenti del centro – nord Italia rientrano Poa pratensis, Lolium perenne, Lolium rigidum, Agrostis tenuis, Festuca rubra, Festuca ovina e Festuca arundinacea. Particolarmente interessante risulta essere la Festuca pseudovina, oggetto di prove da parte del Professor Cesare Intrieri dell’Università di Bologna, la quale si è dimostrata idonea all’inerbimento di vigneti situati in ambienti collinari, argillosi e tendenzialmente siccitosi; a una veloce capacità d’insediamento , un’elevata resistenza al calpestamento e una buona competitività nei confronti delle essenze spontanee, associa una crescita estiva particolarmente contenuta, tanto che per il suo controllo si prevede un’unica trinciatura eseguita nel periodo primaverile.


Negli ambienti di coltivazione meridionali, caratterizzati da terreni tendenzialmente poveri e da siccità estiva, si ricorre all’inerbimento controllato temporaneo, il quale viene eseguito utilizzando leguminose a ciclo autunno-primaverile. Questo tipo d’inerbimento permette di contrastare i fenomeni erosivi che si verificano nei terreni lavorati durante i mesi più piovosi dell’anno e consente nel contempo di arricchire il terreno di azoto e sostanza organica. Si impiegano in questo caso le sottospecie subterraneum, brachycalycinum e yanninicum di Trifolium subterraneum, nonché le mediche annuali autoriseminanti, tra le quali rientrano Medicago polymorpha, Medicago murex, Medicago truncatula, Medicago rugosa e Medicago rotata.

Allegati

L’inerbimento giusto per ogni latitudine

Pubblica un commento