L’impresa resiste solo con gli aiuti Ue

RAPPORTO INEA

Un’impresa su due resiste
solo grazie
agli aiuti comunitari.
Forse molti lo potevano
anche sospettare, ma fa un
certo effetto vederlo nero su
bianco nei dati del rapporto
annuale dell’Istituto nazionale
di economia agraria (Inea)
presentato nei giorni scorsi a
Roma. Secondo il Rica, l’indice
sul reddito netto aziendale
messo a punto da Inea e
che fa riferimento a dati
2010, la redditività delle
aziende risulta in crescita
(+8%). In particolare aumenta
(rispetto al 2009) il numero
di aziende che si collocano
nelle fasce di redditività
superiori al livello di equilibrio.

Si tratta di un dato dovuto
soprattutto a minori investimenti
(spesso sono stati rinviati
al futuro acquisti di
macchinari o altri interventi
aziendali) e alla riduzione
dei costi “espliciti” (ovvero
costi legati al lavoro, alla manutenzione
e che spesso non
sono contabilizzati in particolare
nelle aziende con forte
connotazione familiare).
«Nel 2010 – ha detto la ricercatrice
Inea, Alessandra Pesce
– sono aumentate le
aziende con maggiore redditività,
anche se va detto che il
48% delle imprese ha ottenuto
un monte ricavi inferiore
ai costi e pertanto ha potuto
restare in attivo solo grazie
agli aiuti comunitari. E infatti
l’incidenza dei contributi
Ue sul reddito netto aziendale
risulta rilevante e si colloca
fra un 15 e un 20% del
reddito dell’impresa».
 I risultati dell’indagine Rica
hanno inoltre evidenziato
un miglioramento nel 2010
delle performance economiche
delle aziende, espresse
in termini di Plv e di reddito
netto. Quest’ultimo come
già detto è aumentato del
7,8% rispetto al 2009 mentre
la Plv è cresciuta del 4,8 per
cento. «Sulla base di questi
risultati – aggiunge il rapporto
Inea – il valore medio della
Plv per azienda è stato nel
2010 di 109mila euro mentre
quello del reddito netto di
45mila euro. Si tratta di valori
rilevanti che però nascondono
un’elevata variabilità
nella quale situazioni soddisfacenti
convivono con contesti
al limite della sostenibilità
economica».
 Premesso che, in ogni settore,
la redditività delle imprese
aumenta al crescere
della dimensione aziendale,
l’analisi svolta da Inea considera
anche le performance
delle imprese impegnate in
differenti settori agricoli.
«La maggior quota di aziende
con redditività soddisfacente
– si legge nello studio
– si rileva in corrispondenza
di ordinamenti specifici come,
all’interno del settore zootecnico,
il bufalino (quasi
l’80% delle aziende ha redditività
alta) come pure nel tabacchicolo,
nel vivaismo e
nell’allevamento bovino per
la produzione di latte. L’incidenza
minore di aziende con
alta redditività si registrano
invece per tutti gli ordinamenti
specializzati in coltivazioni
permanenti e in particolar
modo per la viticoltura da
vino comune».

Nel corso della presentazione
del rapporto sono stati
anche presentati alcuni dati
sullo scenario macroeconomico
del settore. «Il settore
agricolo – hanno spiegato i
ricercatori Inea – scontra difficoltà
maggiori nel ricorso
al credito, ha visto nel corso
del 2010 il valore aggiunto
agricolo in calo (-0,5%) come
d’altro canto in sensibile
riduzione sono anche i consumi
alimentari delle famiglie
(-1,3%). Risultano stabili la
propensione agli investimenti
(+0,5%) e la produttività
sia della terra che del lavoro.
Invece in terreno positivo sono
risultati le ragioni di
scambio dell’agricoltura con
gli altri settori e l’export alimentare.
 Infine è cresciuto
di ben il 5% il fatturato alimentare
(con una punta del
+9% per il segmento biologico)
anche se questi incrementi
sono in buona parte determinati
dal contemporaneo incremento
dei prezzi aumentati
infatti, nel 2010, del 14 per
cento.

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