There are 10 comments

  1. Nicola

    Buonasera,
    mi chiamo Nicola e insieme a mia mamma gestisco una piccola attività dedita alla produzione di fiori recisi.
    Il mio quesito è il seguente:

    ho preso in affitto un nuovo terreno, con regolare contratto di locazione, regolarmente registrato.
    Il terreno presenta un impianto serricolo ma dalla visura catastale risulta ancora “nocelleto”. Il proprietario, al quanto diffidente, si rifiuta di effettuare il cambio di colturale. Ciò mi comporta una specie di involontaria evasione fiscale, nel senso che siccome l’agricoltore paga il reddito agrario in base a quanto risulta dal catasto ciò mi porta a pagare involotariamente un irpef sulla base di un reddito agrario di un nocelleto e non in base a un serricolo, come sarebbe giusto e come vorrei pagare e dichiarare.
    Grazie mille per la risposta

    1. Luciano Boanini

      Il problema è più complesso di quanto proposto:
      Se sul terreno insiste una serra mobile che viene posta in alcuni periodo dell’anno il problema è quello da Lei correttamente individuato di pagamento dell’Irpef su dati catastali di reddito agrario errati. Per altro il problema in parte potrebbe essere risolto da lei dichiarando comunque la tariffa media del reddito della coltura effettivamente praticata nel fondo (art 11-bis comma 1D.L. 14.3.1988 n. 70 convertito con modifiche L. 13.5.1988 n. 154). A questo punto il problema sarebbe solo del proprietario che non ha provveduto all’adempimento.
      Se invece si tratta di un impianto di serre fisse regolarmente autorizzate con manufatti con superficie coperta superiore a 8 metri quadrati o non si tratta di serre adibite alla coltivazione e alla protezione delle piante sul suolo naturale il problema è molto più complicato in quanto detti manufatti devono essere accampionati in catasto fabbricati nella categoria speciale D/10 oltre alla revisione della rendita catastale per la parte a terreni.
      Le consiglio quindi di interpellate un tecnico abilitato alle pratiche catastali e verificare con questo il problema e di conseguenza valutare i provvedimenti da prendere per tutelarsi di fronte al mancato adempimento.

      Luciano Boanini

  2. Andrea

    Buonasera, mi chiamo Andrea e il mio quesito è il seguente: posso cedere un mezzo agricolo (trattore e frese) con una forma di comodato gratuito? Se fosse possibile,avrei delle responsabilità da eventuali danni derivanti da uno scorretto o accidentale utilizzo degli stessi?

    Grazie

    Andrea Del Rio

    1. Rosaria Traverso

      Certamente si possono cedere in uso a terzi soggetti, attraverso il comodato gratuito (tipologia di contratto disciplinata dagli articoli 1803 e seguenti), sia le macchine agricole che le attrezzature.
      Da ricordare però quello che prevede l’articolo 72 del decreto legislativo n. 81 del 2008 in tema di sicurezza sul lavoro:
      a) se concediamo in uso macchine… occorre attestare, sotto la propria responsabilità, che le stesse, al momento della consegna a chi li riceve in uso, siano conformi ai requisiti di sicurezza previsti dalla suddetta disciplina (si veda l’allegato V nel quale sono descritti i requisiti generali applicabili a tutte le attrezzature di lavoro);
      b) se, invece, cediamo in uso attrezzature di lavoro, occorre attestarne il buono stato di conservazione, manutenzione ed efficienza ai fini della sicurezza.
      E, quindi, necessario redigere accanto al comodato queste attestazioni e consegnare al comodatario le fotocopie dei libretti di manutenzione e corretto uso delle attrezzature.

      Rosaria Traverso

  3. Maria

    buongiorno. avrei bisogno di un consiglio: mio fratello possiede del terreno, seminativo, ma attualmente è incolto e non produce, non vende e non compra prodotti agricoli. Mio fratello non è più iscritto alla camera di commercio, non versa più i contributi all’Inps ma è ancora titolare di partita IVA. Possiede un fabbricato accatastato come D10. E’ obbligato a chiudere la partita IVA e quindi a far riclassificare il fabbricato non più come strumentale? Grazie per la risposta. Maria

    1. Luciano Boanini

      L’accampionamento nella categoria catastale D/10 è legalo alla strumentalità del fabbricato per l’esercizio dell’attività agricola a cui è connesso. In altre parole se lei ha un fabbricato destinato alla rimessa di derrate agricole prodotte dal fondo, tale fabbricati rimarrà strumentale al fondo stesso anche se Lei chiude la partita Iva e affitta a terzi il fondo stesso. Cosa ben diversa se per il fabbricato viene meno l’utilizzo connesso al fondo stesso: se ad esempio voglio utilizzare il magazzino di cui sopra non più per detenere le mie dettate alimentari ma a porre nel magazzino un’attività commerciale ed esempio di vendita di concimi per l’agricoltura. Tale attività costituisce una modifica della destinazione di uso rurale e potrò porla in essere solo dopo che ho deruralizzato il magazzino e accampionato lo stesso in categoria diversa della D/10. Ovviamente per poter deruralizzare devo metter in conto di pagare al Comune gli Oneri verdi e la Bucalossi e devo capire se è possibile l’operazione in relazione al Piano Regolatore Generale del Comune (Prg) e dai Regolamenti Comunali.
      Luciano Boanini

  4. savoldi

    buonasera. desideravo chiedere un aiuto: avrei intenzione di affittare una parte di terreno di mia proprietà (poco più di 30.000 metri quadri), ubicato in un comune classificato come interamente montano della lombardia, provincia di bergamo. tale terreno è attualmente allo stato di bosco ceduo, ma anticamente veniva coltivato. in base alla tabella dei valori agricoli medi dei terreni riferiti all’anno 2015, valevoli per l’anno 2016 della provincia di bergamo, il valore del bosco ceduo è stabilito in 2 euro al metro quadro. la legge n. 203/82 non è molto chiara sul calcolo dei canoni: come fare a calcolare un eventuale affitto annuo del terreno che sia ragionevole? in rete si trovano le cose più disparate…molte grazie in anticipo per l’attenzione e cordiali saluti, dario

    1. Luciano Boanini

      La Corte Costituzionale con sentenza 1-5 luglio 2002 n. 318 pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale 10.7.2002 n. 27 Prima serie speciale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 9 e dell’art. 62 della Legge 203/1982. Pertanto non esiste nessuna norma di calcolo automatico del canone di affitto. Lei probabilmente ha preso un testo della Legge 203/1982 non integrato con la sentenza della Corte Costituzionale di cui sopra a cui la rimando per una più completa disanima delle motivazioni. Pertanto il canone di affitto dovrà essere stabilito da una trattativa tra le parti che tenga conto delle potenzialità produttive del fondo oltre che di tutte le condizioni contrattuali e soggettive. Ma d’altra parte non poteva essere che così, nessuna tabella su dati catastali, soprattutto con i criteri attuali di calcolo, potrebbe esprimere le potenzialità oggettiva specifiche di un fondo agricolo.
      Luciano Boanini

  5. Nicola

    Buongiorno, mi chiamo Nicola.
    Tre anni fa mi è stata venduta una piantina di capperi senza spina, che io ho opportunamente piantato.
    A oggi a distanza di tre anni, tale pianta è un alberello, laddove io sappia che il cappero è una pianta arbustiva bassa.
    Quindi quello che volevo chiedere è, tale pianta produce i capperi o è solo ornamentale?
    Grazie.

    1. Maria Teresa Salomoni

      La denominazione botanica del cappero senza spine è Capparis spinosa L. subsp. inermis Turra. Questa sottospecie ha quasi del tutto sostituito in coltura il cappero spinoso, Capparis spinosa, per la maggiore facilità di raccolta da parte degli operatori essendo appunto inerme, cioè priva di spine. Anch’essa produce sia i capperi comunemente detti, cioè i bocci fiorali chiusi, sia i cucunci, cioè i frutti verdi che conoscono da alcuni anni a questa parte un vero successo come specialità da aperitivo. Anzi, dal 1996 è un prodotto I.G.P. tipico di Pantelleria, ma la specie è originaria di tutta l’area mediterranea fino l’Asia Minore e i recenti cambiamenti climatici ne hanno permesso la naturalizzazione nelle posizioni più assolate e protette di quasi tutto il nord Italia a clima continentale. Il suo portamento naturale è arbustivo prostrato: i rami, lunghi fino a 120 cm dopo qualche anno, sono prodotti alla base del cespo e coprono ampie superfici delle rocce o dei muri nei quali si sono insediati in modo spontaneo. In coltivazione, può essere allevata anche a terra, preferendo le zone declivi per il miglior drenaggio idrico che viene assicurato agli esemplari.
      Ci stupisce che la pianta del lettore abbia assunto un portamento arboreo, cioè dotato di un unico fusto dal quale si dipartono, a una certa altezza, i rami prima erbacei poi legnosi formanti una chioma, poiché non è caratteristica del cappero e abbiamo il dubbio che la pianta acquistata sia appartenente ad altro Genere, non esistendo una varietà di Capparis impiegata per la mera funzione ornamentale.
      In assenza di maggiori informazioni – collocazione geografica e climatica della coltura, altezza del fusto e della chioma, fotografie delle foglie e dei fiori – indichiamo in sintesi le principali necessità colturali del cappero, all’interno delle quali il lettore potrà trovare difformità utili all’identificazione delle correzioni da apportare nel caso in cui sia certo della corretta attribuzione botanica.
      Il cappero in coltivazione abbisogna di un terriccio molto drenante formato da torba, sabbia e terra di campo con buona struttura. Va collocato in pieno sole, anche se tollera la mezz’ombra pur a scapito della produzione di oli essenziali che dotano fiori e frutti del profumo e del sapore tipici. Necessita di irrigazione regolare in primavera e in estate, tanto che nei periodi più caldi non bisogna mai far asciugare del tutto il terreno; si evidenzia il fatto che la torba può apparire umida ma non cede acqua alla pianta. Si avvantaggia di un concime a lenta cessione al momento del trapianto, ma è una specie frugale, con scarse necessità nutritive. Se si desidera regolare lo sviluppo eccessivo delle piante, si tagliano i rami a una lunghezza di circa 20 centimetri a fine dell’inverno.
      Se le necessità della specie sono state rispettate, una vegetazione molto rigogliosa che svantaggia la fioritura e la fruttificazione possono essere causata da un eccesso di azoto, dallo squilibrio idrico (sia carenza che eccesso) e da potature applicate in epoca sbagliata.

      Maria Teresa Salomoni

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