L’ennesima alluvione annunciata

MALTEMPO
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Intere aziende finite sott’acqua con stalle allagate e animali nel fango, coltivazioni di frutta e verdura distrutte, serre sommerse, trattori e attrezzature fuori uso, vigneti doc allagati, piante di olivo travolte dalle frane e dagli smottamenti che stanno ostacolando la viabilità.

È il primo monitoraggio sugli effetti del maltempo effettuato dalla Coldiretti che chiede di avviare le procedure per verificare se esistono le condizioni per la dichiarazione dello stato di calamità dalla Liguria alla Toscana fino all’Emilia dove a Modena l’esondazione del Secchia ha colpito la culla del Lambrusco di Sorbara Doc e delle Pere dell’Emilia-Romagna Igp.

«Si stimano danni ingentissimi alle colture, ma anche ai fabbricati e alle attrezzature – sottolinea Confagricoltura di Modena -. Molte aziende inoltre segnalano danni a concimi, fitofarmaci, attrezzature e macchine agricole, scorte di foraggi, mangimi, cereali, e in alcuni casi anche ad acetaie che erano temporaneamente delocalizzate a seguito del terremoto in locali al pian terreno. Si segnalano, inoltre, danni ad alcune cantine tra cui quella di Sorbara, da due giorni coperta da 30 cm d’acqua.

«Siamo di fronte a un disastro annunciato – dice la presidente di Confagricoltura Modena Eugenia Bergamaschi, la cui azienda situata a 200 metri dalla falla del fiume è stata una delle prime ad essere coinvolta –. Da anni denunciamo una forte preoccupazione sulla gestione degli argini e del letto del fiume Secchia, ma i nostri proclami non sono stati ascoltati e ora ci troviamo ad affrontare una situazione drammatica».

Per Copagri è «improcrastinabile una gestione del territorio che veda il sistema agricolo totalmente coinvolto». E chiede che le autorità monitorizzino in tempi celeri una situazione che appare da dichiarazione di stato di calamità.

A Modena, rileva la Coldiretti, si contano oltre 2.000 ha di coltivazioni sommerse con grano e altri cereali spazzati via dalla furia delle acque che hanno invaso anche le stalle dove si lavora per mettere in salvo gli animali. Ma nelle campagne manca anche la corrente elettrica nelle abitazioni, nelle cantine e negli stabilimenti di frigoconservazione con il rischio di perdita dei raccolti.

Un territorio fragile

Il maltempo – evidenzia l’organizzazione – si è infatti abbattuto su un territorio fragile con la percentuale di comuni con parte del territorio a rischio frane e alluvioni che varia dal 98% in Toscana e Liguria al 95% in Emilia-Romagna colpite dall’ondata di maltempo.

Per quanto riguarda in particolare il modenese interviene il presidente dell’Anbi (Associazione nazionale bonifiche e irrigazioni), Massimo Gargano: «Saranno i canali di bonifica a smaltire la massa d’acqua fuoriuscita dalla rotta del fiume Secchia, vicino al comune modenese di Bastiglia». Secondo il presidente «ancora una volta il sistema della Bonifica, qui rappresentato dal Consorzio della Burana, sta dimostrando la propria efficienza nel contrastare una situazione d’emergenza, mettendo a servizio del coordinamento della Protezione Civile, uomini e mezzi a sostegno dell’azione per ridurre l’impatto degli allagamenti. Devo amaramente sottolineare che solo pochi giorni fa avevamo segnalato come le necessità idrogeologiche dell’Emilia-Romagna erano cresciute, in un solo anno, di circa 150 milioni, sfiorando il miliardo di euro». Resta difficile, secondo la nota Anbi, la situazione anche nel comprensorio della Versilia, dove sono molte le zone allagate a seguito delle copiose piogge delle scorse ore, cadute su terreni già fradici e che hanno quindi riversato grandi quantità d’acqua nella locale rete idraulica.

Grande preoccupazione riveste soprattutto il livello del lago di Massaciuccoli, che ha raggiunto il secondo livello di attenzione ed è abbondantemente più alto del piano campagna dei centri abitati vicini.

Sulle polemiche scatenate dall’ennesimo disastro ambiente intervengono anche i geologi a sottolineare che la manutenzione non basta. Per il consigliere nazionale Paride Antolini «Occorre pensare a nuove forme di riduzione del rischio, magari ricorrendo a tecnologia e innovazione, modellistica, monitoraggi e gestione informatica dei dati in tempo reale. Quello che sta accadendo nella bassa pianura emiliana deve farci riflettere sull’impotenza dei nostri sistemi contro gli eventi della natura che occorre avere il coraggio di definire normali e prevedibili. Perché 3-400 mm di pioggia che cadono su un bacino idrografico moltiplicati per l’estensione del suo bacino fanno milioni di metri cubi d’acqua che devono essere smaltiti dal corso d’acqua principale. Quando gli argini del fiume cedono questi volumi si riversano necessariamente sui terreni limitrofi che nel corso delle ere geologiche sono sempre stati di pertinenza del fiume stesso, per il suo ‘divagare’. Se la pianificazione pregressa non ha tenuto conto di questo, non c’è manutenzione degli alvei che tenga».

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