Le gelate compromettono le primizie

MALTEMPO
paesaggio_neve_ghiaccio_gelate

L’ultimo colpo di
coda dell’inverno
ha creato danni
in campagna, tra campi
allagati e primizie a rischio.
Le piogge violente degli ultimi
giorni, secondo le organizzazioni
agricole, hanno
provocato allagamenti estesi,
e quindi condizioni di
asfissia nei terreni, in particolare
su quelli argillosi che
trattengono l’acqua in superficie
con effetti negativi soprattutto
per le foraggere,
«che adesso – spiega la Cia
– rischiano l’ammuffimento
delle radici».

Ma l’allarme è concentrato
soprattutto sulle «primizie
» primaverili: fragole,
carciofi, asparagi e fave,
che si trovano in uno stadio
avanzato di crescita, quello
più delicato. In questo momento
una gelata, un’ondata
improvvisa di freddo a
ridosso della primavera,
può danneggiarle irrimediabilmente
pregiudicando la
raccolta. Il crollo delle temperature
arrivato con le ultime
perturbazioni potrebbe
inoltre portare problemi seri
anche agli alberi da frutto,
attualmente in fase di germinazione
o in alcuni casi, soprattutto
al Sud, di fioritura.

«Il pericolo in questo caso
– conclude la Cia – è il
blocco della ripresa vegetativa
che, in casi estremi, può
arrivare anche a compromettere
la fruttificazione».

Anche secondo la
Coldiretti i nubifragi che si
sono abbattuti a macchia di
leopardo sulla penisola hanno
allagato i campi e impedito
le tradizionali semine
primaverili mentre il ritorno
del freddo mette in pericolo
i frutti che stanno maturando.
«Le violente manifestazioni
temporalesche sono
uno degli effetti dei cambiamenti
climatici che in Italia
si manifestano proprio – sottolinea
la Coldiretti – con la
più elevata frequenza di
eventi estremi con sfasamenti
stagionali, precipitazioni
brevi e intense, un
maggiore rischio per gelate
tardive».

In pianura padana pioggia
e neve hanno ridotto i
campi a distese di fango e
acqua ed è ancora impossibile
entrare con i trattori per
le coltivazioni primaverili.

«Rispetto allo scorso anno
– spiega Ettore Prandini,
presidente della Coldiretti
Lombardia, bresciano, allevatore
e cerealicoltore – siamo
già in ritardo di un mese
e anche se il tempo si dovesse
sistemare ci vorranno
giorni prima di riuscire a
entrare con i macchinari per
iniziare i lavori: dalla concimazione
alla semina. Prevediamo
rese più basse nel
prossimo raccolto di mais».

Il granoturco, uno dei prodotti
cardine dell’agricoltura
lombarda, si coltiva su
oltre 350mila ettari di terreno
e serve per l’alimentazione
degli animali in un comparto
zootecnico regionale
che vale il 40% delle 10
milioni e mezzo di tonnellate
di latte munte ogni anno
in Italia e per il 50% sul
totale dei suini a livello nazionale.
«L’anno scorso in
questo periodo avevo già finito
i lavori preparatori per
la stagione – racconta Marco
Lunati, allevatore di suini
a Mairago (Lodi) – adesso
invece devo ancora fare
tutto: sistemare gli argini,
potare le piante, distribuire
i liquami, seminare. I campi
sono un pantano ed è impossibile
entrare. Un disastro».

Insomma, secondo l’organizzazione
agricola, si rischia
di ripetere il 2012
quando tra gelo invernale,
siccità estiva e nubifragi autunnali,
i raccolti nazionali
sono stati falcidiati garantendo
attorno al 75% del
fabbisogno alimentare degli
italiani. La vendemmia, infatti,
lo scorso anno si è
attestata sui valori minimi
da quasi 40 anni per un totale
di appena 40 milioni di
ettolitri, la produzione italiana
di olio di oliva è scesa a
4,8 milioni di quintali con
un calo del 12% uguale a
quello che si è verificato
per il pomodoro da conserva.

In massima allerta anche
i Consorzi di bonifica. L’ondata
di maltempo ha sfiorato
tutta l’Italia ma la situazione
si presenta critica in
Toscana dove si sta operando
a pieno ritmo per gestire
la pesante ondata di piena.

Le situazioni più critiche si
sono registrate in Versilia e
in provincia di Pisa, ma gli
impianti consortili sono entrati
in funzione in molte
altre zone della Regione. La
situazione resta comunque
sotto controllo, grazie anche
al lavoro di impianti e
uomini dei Consorzi di bonifica
toscani.

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