L’art. 62 cerca ancora chiarimenti

TRANSAZIONI COMMERCIALI
supermercato_alimentare

È in arrivo l’ennesimo
aggiustamento
dell’articolo 62 della
legge sulle liberalizzazioni
che regola le transazioni
commerciali dei prodotti
agricoli e alimentari. Il ministero
delle Politiche agricole,
insieme con lo Sviluppo
economico, sta infatti
definendo la nuova stesura
che dovrebbe recepire gli
aggiustamenti richiesti dagli
operatori delle filiere. A
cinque mesi dall’entrata in
vigore della legge che obbliga
contratti scritti nelle
transazioni commerciali
del settore agroindustriale
e termini di pagamento definiti
e stretti (30 giorni per i
prodotti deperibili, 60 per
tutti gli altri) si tracciano i
primi bilanci che non sono
negativi.

Passata la fase iniziale infatti
né le organizzazioni
agricole e né la rappresentanza
dell’industria alimentare
segnalano situazioni
difficili. E comunque se poi
qualche «aggiustamento»
avviene soprattutto per
quanto riguarda i pagamenti
non è diventata una questione
da sollevare. Paola
Grossi, capo dell’ufficio legislativo
della Coldiretti, afferma
che certamente una
norma come l’art. 62 non
può rappresentare la soluzione
di tutti i problemi. In
ogni caso le nuove regole
non hanno provocato il paventato
blocco delle contrattazioni.
D’altra parte – spiega
Grossi – nella stessa riforma
della Pac nel testo
del relatore che ha acquisto
tutti gli emendamenti c’è
l’estensione a tutti i settori
dei contratti scritti previsti
per il latte.

Il documento scritto, al
di là delle modifiche apportate
in corso d’opera, resta
il punto nodale della legge.
E anche se la mancanza di
alcuni elementi non provoca
la nullità dei contratti
«alla prova concreta – dice
il responsabile dell’ufficio
legislativo della Coldiretti
– devi metterci tutto perché
sul contratto scritto ci sono
obblighi precisi previsti dal
codice civile. E comunque
nella fattura non puoi prescindere
dall’indicazione
dei prodotti da commercializzare
». Grossi ricorda anche
che restano delle differenze
rispetto alla direttiva
comunitaria che ha definito
precisi termini di pagamento.
Gli interessi di mora in
base all’articolo 62 sono
obbligatori e automatici,
nella normativa europea invece
sono più blandi con
possibilità di deroga. Per
l’agricoltura poi è stato un
importante risultato aver
ottenuto l’esclusione dell’applicazione
dell’articolo
62 nelle transazioni commerciali
tra imprenditori
agricoli. Così come nella
consegna dei prodotti dai
soci alle proprie cooperative.

Per l’industria alimentare
restano alcuni aspetti da
chiarire che, secondo Federalimentare,
starebbero creando
problemi alle imprese.
Il primo nodo segnalato
dall’industria è la doppia
fatturazione. La legge individua
due tipi di prodotti,
quelli deperibili e gli altri
soggetti a termini di pagamento
differenziati. Ma se
un’impresa fornisce tipologie
diverse è obbligata alla
doppia fatturazione che rappresenta
un aggravio. Restano
poi – sostengono le imprese
alimentari– le incertezze
dei crediti pregressi.

Con l’articolo 62 infatti si
regolano i rapporti da ottobre
in poi, ma non c’è alcuna
disposizione relativa a
quelli pregressi.

E poi c’è la gestione contabile
degli interessi legali
che in base alla nuova legge
maturano automaticamente
e devono essere gestiti
contabilmente, ma può anche
accadere che per non
perdere il cliente l’operatore
sia disposto a concedere
uno sconto sugli interessi.
E così se maturano 30 giorni
di interessi e l’impresa
decida di abbuonarli, il rischio
è che, così come stanno
le cose oggi, oltre al danno
ci sia anche la beffa di
doverli comunque calcolare
come reddito aggiuntivo.

Federalimentare rilancia
poi la richiesta di cancellare
la discriminazione con le
imprese cooperative. Così
come è stata sollecitata anche
l’equiparazione delle
vendite tra aziende dello
stesso gruppo societario a
quelle che avvengono tra le
imprese agricole.

L’ultima criticità riguarda
l’applicazione della norma
negli scambi internazionali.
La legge dice che per
tutte le consegne che avvengono
in Italia vale l’articolo
62: «Il problema nasce però
– fanno rilevare da Federalimentare
– per le aziende
che operano franco fabbrica,
il cliente che assume le
merci italiane potrebbe sentirsi
discriminato rispetto a
chi effettua forniture in altri
paesi europei dove non operano
tali vicoli, un problema
analogo è avvertito da
chi importa».

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