Lambrusco ancora sommerso

Primo piano: dopo il diluvio
Lambrusco ancora sommerso

Vertice a Modena tra Maurizio Martina, sottosegretario alle Politiche agricole, i sindaci dei Comuni colpiti e le associazioni agricole. L’incontro di lunedì 3 febbraio ha fatto il punto sui danni prodotti dall’alluvione. Martina ha riconosciuto la specificità dell’emergenza causata dal cedimento di 100 metri dell’argine destro del fiume Secchia che si somma all’effetto del terremoto del 2012. La stima dei danni all’agricoltura, secondo l’assessore Tiberio Rabboni si aggira sui 54 milioni di euro. Che salgono a 400 milioni, secondo il collega Gian Carlo Muzzarelli, se si considerano le altre attività produttive.


Ma potrebbero essere di più. Gli effetti dell’allagamento che ha colpito il 19 gennaio una vasta area della Bassa modenese all’altezza di Bomporto continuano infatti a preoccupare gli agricoltori colpiti e in particolare la viticoltura del Lambrusco.


Degli oltre 2.000 ettari di terreni agricoli sommersi, oltre il 50% sono infatti coltivati a vigneti e frutteti che, in virtù della loro pluriennalità, potrebbero accusare gravi danni sia alla produzione dell’annata che agli sviluppi vegetativi futuri. In questo territorio si produce il 10% del Lambrusco della provincia di Modena.

In riposo, o no?


In particolare la fascia di terreno incuneata tra i fiumi Secchia e Panaro è la zona classica del Lambrusco di Sorbara Doc, uno dei più rinomati, ma anche dei meno produttivi, a causa delle caratteristiche di acinellatura della varietà omonima. Anche per questo l’attenzione sulle conseguenze produttive è massima. Il particolare momento fenologico dei vigneti e frutteti potrebbe – per fortuna – giocare a favore degli esiti vegeto-produttivi.


In pieno riposo vegetativo le piante sono sicuramente in grado di sopportare più a lungo l’asfissia radicale. In questi casi però la prudenza è d’obbligo perché in agricoltura una situazione non è mai uguale a un’altra. A conforto, in effetti, possono essere utilizzate alcune esperienze registrate in passato in condizioni simili (ma molto meno gravi) di esondazioni. Casi di sommersione durate poco più di una settimana registrate in zone analoghe della pianura emiliana durante l’inverno non hanno generato danni significativi agli sviluppi primaverili e produttivi di vigneti e frutteti.


Ciò nonostante il fenomeno del ristagno idrico e dell’asfissia radicale sono condizioni che possono essere negative anche in aree come quella colpita nella quale la tessitura del terreno, particolarmente sciolta, è particolarmente favorevole al più immediato ripristino delle condizioni di normalità. Nella zona di Bastiglia si è riversata un’immane massa d’acqua che i consorzi di bonifica stimano in circa 20 milioni di metri cubi che non può essere smaltita, se non in tempi medio lunghi dai sistemi consortili.

Il limite dei dieci giorni


Questa prolungata sommersione determinerà almeno un impoverimento della fertilità dei terreni e un peggioramento della struttura.


Ma la vera anomalia che preoccupa gli agricoltori di questo territorio riguarda il clima. Il lungo periodo di alte temperature (almeno 4 gradi sopra la media stagionale, sia nelle massime che nelle minime) potrebbe infatti rappresentare una variabile imprevista e senza precedenti in grado di rendere più grave del previsto l’effetto dell’asfissia radicale.


Una condizione fenologica singolarmente anomala che potrebbe rendere il limite massimo dei dieci giorni di sommersione (valore considerato inviolabile per evitare danni e che deriva da esperienze oggettive del passato) eccessivo. È questa nuova variabile che pone non poche incertezze sugli sviluppi vegetativi futuri. Il comparto frutticolo e viticolo di questo territorio vivrà quindi con grande apprensione il ritorno alla normalità.


Il Lambrusco di Sorbara, dal canto suo, ha già predisposto un innalzamento delle quotazioni derivante sia dal felice momento di grande euforia di mercato che dall’azzeramento delle giacenze di magazzino della precedente vendemmia, in attesa dei riscontri commerciali sull’annata 2013. E di quelli produttivi sull’annata 2014.


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