L’agricoltura paga il calo dei consumi

AGROSSERVA
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Gli agricoltori sono l’anello
più debole di una filiera 
agroalimentare inefficiente,
che mangia il valore nei
suoi  passaggi e lascia a monte
solo le briciole. Ma a quanto  ammontano
queste briciole? Secondo
l’ultimo rapporto di AgrOsserva,
l’osservatorio di Ismea e
Unioncamere, l’1% del prezzo
pagato dal consumatore.

Su 100 € di spesa in prodotti
agricoli freschi spettano infatti al
produttore 22,5 €, che si riducono
però ad appena 1,8 se si tolgono
i salari e gli ammortamenti.
La fetta più consistente della torta
è nelle mani della distribuzione
(36 €, 15 netti), seguita dagli
altri operatori, come i fornitori di
mezzi tecnici o di servizi finanziari.
Ancora più risicato l’utile
nel caso dei trasformati: con loro
l’impresa agricola non guadagna
neanche un euro (40 centesimi).

«Si tratta – ha spiegato il presidente
di Ismea, Arturo Semerari
– di un dato preoccupante,
peggiorato negli ultimi anni. Un
dato che dimostra quanto gli aiuti
della Pac siano vitali».Ma non
per tutti: lo scorso anno il numero
di imprese agricole si è ridotto
del 4% e nel quinquennio dell’
11%. Anche perché i consumi
alimentari domestici continuano
ad affievolirsi (2,1%)
e a diventare
sempre più lowcost (4%
valore)
penalizzando soprattutto
l’acquisto di prodotti freschi, più
remunerativi per gli agricoltori.

«È giunto il tempo di fare un
salto di qualità nella filiera agricola
e agroalimentare italiana –
ha detto il ministro delle politiche
agricole, Maurizio Martina,
per il quale non è più possibile
rimandare un intervento organico
–. Dobbiamo aggredire il problema:
tutti hanno responsabilità
e tutti dovranno rinunciare a
qualcosa per costruire un piano
strategico unitario di rilancio».
Un ruolo fondamentale spetta
all’aggregazione: «purtroppo
non disponiamo di grandi
player, per arrivare sui mercati
dobbiamo aggregarci» anche
perché la crescita dell’export sta
mostrando segnali di rallentamento.
Un punto di vista pienamente
condiviso dal presidente
di Confagricoltura, Mario Guidi,
che ha chiesto di inserire nel
collegato alla Finanziaria misure
specifiche per favorire l’unione.
La Coldiretti insiste invece sulla
vendita diretta e la multifunzionalità,
che, ha precisato il presidente
Roberto Moncalvo, «non
sono mode passeggere ma necessità
».

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