L’affondo di Bruxelles sul tabacco

RIFORME
tabacco_coltivazione

È partito il conto alla
rovescia per la direttiva
europea destinata
a incidere in profondità
sulla filiera del tabacco.
Gli esperti della commissione
sono al lavoro per
arrivare a un primo giro di
tavolo sulle nuove proposte
entro novembre al massimo
entro la fine dell’anno.
Sulle misure si parla da
tempo ma ora sono state
messe nero su bianco nelle
bozze in circolazione: sarà
introdotto il pacchetto di sigarette
generico la cui superficie
dovrà essere occupata
al 75% da immagini
choc; sarà vietata l’esposizione
dei pacchetti di sigarette
nelle tabaccherie; sarà
vietato l’uso di alcuni ingredienti;
la dimensione minima
dei pacchetti sarà di 20
sigarette. Una miscela di
norme che rischia di far
esplodere la coltivazione
del tabacco in Italia e, con
sé, l’intera filiera che tuttora
rappresenta un importante
volano per l’occupazione,
coinvolgendo in totale
circa 204.000 addetti: 53mila
nella tabacchicoltura,
5.500 nella prima trasformazione,
740 nella manifattura,
2.700 nella distribuzione
dei prodotti da fumo e
140mila nelle rivendite di
tabacchi. Anche l’Erario sarà
costretto a rivedere i conti.
La vendita dei tabacchi
lavorati garantisce allo Stato
italiano entrate fiscali
per oltre 13,6 miliardi di
euro.

La filiera è in allarme.
L’industria, già alle prese
con un calo dei consumi
che si aggira intorno all’
8%, si troverà a fare i
conti con gravi limitazioni
all’utilizzo del marchio: un
primo avvertimento è arrivato
con la sentenza della
Corte costituzionale austrialiana
che ha dato il via
libera alla legge che, dal
primo dicembre, costringerà
le multinazionali a vendere
le sigarette in pacchetti
anonimi di colore olivastro.
Un elemento che, insieme
al divieto di usare
alcuni aromi e ingrediente
cui sta pensando Bruxelles,
di fatto renderà difficile
riconoscere una sigaretta
dall’altra.

Ma a essere più minacciato,
da quest’ultima misura,
è il settore agricolo. La
miscela delle cosiddette
«american blend», infatti, è
fatta anche di varietà di tabacco
burley trattato con ingredienti
nella fase di manifattura
per ripristinare i livelli
di zucchero e aromi
persi durante la fase di essiccazione.
Il divieto di utilizzo
di tali tabacchi potrebbe
generare, nel solo contesto
italiano, un impatto sull’occupazione
del comparto
stimabile in una perdita
del posto di lavoro per circa
20mila lavoratori agricoli
e della prima trasformazione
(tra fissi e stagionali).

Alla luce della natura labour
intensive della coltura
del tabacco le ricadute del
provvedimento porterebbero
a un impatto negativo in
aree geografiche come la
Campania (dove nel 2011
si è prodotto il 94,8% del
Burley italiano). In particolare,
la coltura del tabacco
è a rischio nelle province
di Caserta e Benevento,
due aree del territorio nazionale
dove la crisi economica
si sta manifestando in
maniera molto significativa.
In queste due province
sono dunque a rischio almeno
2.600 imprese agricole,
la cui scomparsa genererebbe
una perdita complessiva
di valore di almeno 25 milioni
di euro per mancata
produzione del tabacco
(Plv) e un abbandono dell’attività
agricola di molti
altri operatori.

Il mantenimento della
coltura sul territorio è quindi
un obiettivo fondamentale,
al fine di mantenere i
livelli di occupazione. Per
il settore del commercio
l’introduzione del pacchetto
generico (plain packaging)
quale etichettatura
delle confezioni, favorirebbe
la diffusione di prodotti
contraffatti, visto che il
packaging sarebbe molto
più semplice da imitare.

Questo mette a rischio l’attività
delle oltre 56mila rivendite
di tabacchi italiane
(e, di conseguenza, del gettito
per l’Erario) che occupano
circa 150mila addetti.
Il fenomeno della contraffazione
nel mercato italiano
– secondo gli ultimi dati –
sta assumendo sempre più
dimensioni preoccupanti:
si stima infatti che nel
2010 il mercato illegale delle
sigarette sia stato pari al
3,4% dei consumi legali,
vale a dire circa 2,8 miliardi
di sigarette illegali, di
cui 413 milioni contraffatte.
In Italia, nel 2011, la
Guardia di Finanza ha sequestrato
240,1 tonnellate
tabacchi lavorati di contrabbando,
delle quali 38 tonnellate
con marchio contraffatto.

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