La vendemmia 2013 rialza la testa

ASSOENOLOGI
vigneto_AS_13_33

Un recupero produttivo
dell’8% (a quota
44,5 milioni di
ettolitri), un ritorno alla normalità
per il calendario della
vendemmia che registra
in media un ritardo di oltre
una settimana e uve che –
almeno nelle prime partite
già in cantina – presentano
un minore contenuto zuccherino
e una maggiore acidità.
Sono i principali effetti
sulla vendemmia 2013 di
condizioni meteo che dopo
un biennio terribile sotto il
profilo climatico, sembrano
invece aver favorito un recupero
della produzione vitivinicola
italiana secondo
quanto emerge dalle stime
effettuate dall’Assoenologi,
l’associazione degli enologi
ed enotecnici italiani diffuse
nei giorni scorsi.

«L’andamento climatico
degli ultimi mesi – ha detto
il presidente di Assoenologi,
Riccardo Cotarella – è
stato inusuale ma comunque
favorevole alla vite.
L’abbondanza di precipitazioni
in primavera ha consentito
un ciclo vegetativo
più razionale con una maturazione
diluita nel tempo
che ha determinato uve che
alle prime analisi risultano
con una minore concentrazione
di zuccheri e una maggiore
acidità, elemento chiave
per le varietà base spumante
».

Secondo Assoenologi infatti
ci sono tutte le premesse
per una vendemmia che
accompagni al recupero
quantitativo anche una buona
qualità dei vini anche se
per dire l’ultima parola saranno
decisive le condizioni
meteo dei mesi di settembre
e della prima parte di ottobre.
«La maturazione – aggiunge
Cotarella – a differenza
degli ultimi anni, è
stata graduale e distribuita
in un giusto lasso di tempo
e non concentrata come avvenuto
nel 2011 e nel 2012.
Una lenta maturazione implica
parametri qualitativi
più elevati, visto che favorisce
l’accumulo di sostanze
positive come quelle aromatiche
nelle uve a bacca bianca
e quelle polifenoliche in
quelle a bacca rossa».

L’altro elemento chiave
dell’annata 2013 sembra
inoltre essere un ritorno a
una tempistica delle operazioni
di raccolta “normale”.

Il gran caldo registrato in
particolare lo scorso anno
aveva infatti indotto ad anticipare
i tempi che nel caso
delle uve base spumante (e
proprio per mantenerne intatta
l’acidità) erano avvenute
già a ridosso di Ferragosto.
Nel 2013 invece le operazioni
di raccolta avranno
il loro clou solo nell’ultima
settimana di settembre ma
continueranno in maniera
diffusa anche in tutto il mese
successivo per concludersi
con le varietà tardive
(Nebbiolo in Valtellina,
Aglianico in Campania, Cabernet
in Trentino Alto Adige)
solo a novembre.

Sul piano territoriale in
quasi tutte le regioni italiane
sarà registrato un forte
incremento produttivo rispetto
allo scorso anno.
L’unica eccezione sarà infatti
il Friuli Venezia Giulia
dove piogge primaverili
ben oltre la media (si calcola
che nei primi 5 mesi si
sia riversata sui campi la
quantità di precipitazioni registrate
in media nell’arco
dell’anno) hanno favorito
l’insorgere di malattie della
vite che a loro volta hanno
penalizzato la produzione
(prevista infatti in calo del
5 per cento).

In tutte le altre aree del
paese invece è atteso un
consistente recupero produttivo
rispetto allo scorso anno.
In termini percentuali si
va infatti dal +20% previsto
in Abruzzo, al +15% atteso
invece in Trentino Alto Adige,
Campania e Puglia, dal
+10% di Sicilia e Sardegna
al +5% di Piemonte, Veneto,
Emilia Romagna, Toscana,
Marche, Lazio e Umbria.

«Le aspettative di un consistente
recupero produttivo
– aggiunge il direttore di
Assoenologi, Giuseppe Martelli
– rivestono una grande
importanza soprattutto alla
luce del positivo trend che
il vino made in Italy sta conoscendo
all’estero. Infatti,
se da un lato le vendite interne
sono in costante calo
d’altro canto le spedizioni
continuano il loro positivo
trend di crescita. E dopo un
incremento del fatturato
estero che è stato del 6,5%
nel 2012 nei primi mesi del
2013 il giro d’affari all’estero
del vino italiano ha registrato
un ulteriore più 9,8%.
Il tutto in un trend che vende
i prezzi medi dei vini
esportati aumentare del 12
per cento».

Nell’ambito delle stime
Assoenologi sulla vendemmia
non poteva mancare un
accenno alla recente querelle
sui numeri della produzione
italiana di vino. Nei mesi
scorsi infatti (si veda «Agrisole
» n. 29/2013) Agea comunicò
che in base alle dichiarazioni
di produzione rese
dai viticoltori in Italia
nel 2012 risultavano prodotti
46,5 milioni di ettolitri.

Un dato in stridente contrasto
con i 40 milioni di ettolitri
stimati mesi prima dall’Assoenologi
per non parlare
dei 39 previsti invece da
Ismea e Unione italiana vini.
Un vero e proprio cortocircuito
che immediatamente
fece sorgere più di un
interrogativo sull’affidabilità
del sistema italiano dei
controlli. «Per quanto ci riguarda
– spiega il direttore
di Assoenologi, Martelli –
noi confermiamo in pieno
le nostre stime per il 2012.

D’altro canto l’andamento
climatico anomalo dello
scorso anno è un dato di
fatto che difficilmente
avrebbe potuto portare a un
risultato produttivo in linea
con le vendemmie di 4 o 5
anni fa avvenute invece in
condizioni ideali. Infine siamo
rassicurati dal fatto che
due organismi istituzionali
come Ismea e l’Istat (che
invece ha stimato nel 2012
41,1 milioni di ettolitri) hanno
fornito dati più vicini alle
nostre previsioni che ai
46,5 milioni di ettolitri dichiarati
invece da Agea».


Pubblica un commento