La Pac secondo il Parlamento Ue

Regionalizzazione meno impattante e greening più morbido rispetto alla proposta Ciolos
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Il 18-19 giugno scorso i relatori della Commissione Agricoltura del Parlamento europeo (PE) hanno presentato i loro progetti di relazione sul futuro della Pac 2014-2020.

Il dibattito sulla nuova Pac prosegue quindi il suo cammino, ma le tappe per la decisione finale sono ancora molte. A luglio, i parlamentari potranno presentare i loro emendamenti, poi ci sarà la discussione per giungere al compromesso in Commissione Agricoltura entro fine ottobre e inizio novembre 2012.

Le decisioni finali dovrebbero arrivare a primavera 2013, se ci sarà un accordo tra Parlamento e Consiglio, in primo luogo sul Quadro Finanziario 2014-2020 e poi sulla riforma Pac.

 

I QUATTRO PROGETTI

La tappa del 18-19 giugno, con la presentazione dei progetti di relazione, è molto importante, anzi il primo atto ufficiale dopo la proposta della Commissione europea del 12 ottobre 2011. L’importanza deriva soprattutto dal fatto che il Parlamento europeo, con il Trattato di Lisbona, ha un ruolo fondamentale nell’approvazione finale. Infatti, tutti gli atti legislativi sulla Pac dovranno essere approvati congiuntamente dal Consiglio dell’Ue e dal Parlamento europeo, con la cosiddetta codecisione.

I progetti di relazione del PE sono stati presentati da tre relatori (tab. 1): Luis Manuel Capoulas Santos (pagamenti diretti e sviluppo rurale), Michel Dantin (Ocm unica) e Giovanni La Via (finanziamento, gestione e monitoraggio della Pac). I progetti esprimono l’orientamento della Commissione Agricoltura, ma il posizionamento sarà ufficiale solo dopo gli emendamenti degli eurodeputati.

 

PAGAMENTI DIRETTI

Le principali novità del Parlamento europeo, in merito ai pagamenti diretti, riguardano:

– la distribuzione dei pagamenti diretti ai produttori per avvicinare tutti i Paesi membri alla media europea (convergenza);

– una regionalizzazione più morbida;

– una profonda revisione del greening;

tetti aziendali per le grosse aziende.

Posizioni che influiscono sia sugli stanziamenti del nostro Paese sia nella distribuzione degli aiuti tra gli agricoltori.

 

DISTRIBUZIONE DEGLI AIUTI TRA PAESI

La Commissione europea propone di avvicinare i pagamenti agli agricoltori, di modo che un ettaro ammissibile in Polonia possa beneficiare di pagamenti diretti più vicini all’Olanda, e così per tutti i Paesi. Oggi i massimali nazionali determinano un pagamento medio molto diverso da Paese a Paese; l’obiettivo del PE è di uniformare a livello comunitario in tempi più rapidi rispetto alla proposta della Commissione.

Il PE propone un approccio per accorciare la distanza dalla media europea in maniera esponenziale, quanto più il Paese è lontano dalla media stessa. Questa proposta genera un miglioramento delle dotazioni finanziarie per l’Italia di circa 45 milioni di euro annui.

 

LA REGIONALIZZAZIONE

Il progetto di relazione di Capoulas Santos, da una parte, chiede un’accelerazione dell’uniformazione dei pagamenti diretti tra Stati membri, dall’altra chiede più flessibilità per la stessa operazione di livellamento, ma all’interno di ogni Stato.

Infatti, mentre la Commissione propone il 2019 come anno di riferimento per raggiungere l’uniformazione dei pagamenti diretti all’interno di una zona omogenea o all’interno del Paese (regionalizzazione), il Parlamento propone un approccio più morbido per evitare una riduzione degli aiuti troppo repentina per gli agricoltori che usufruiscono attualmente di pagamenti storici più elevati.

Nello specifico, il PE propone:

– che nel 2014 i nuovi titoli riguardino solo il 20% del massimale nazionale (anziché il 40%) per garantire una transizione meno brusca nel primo anno della riforma;

– che gli Stati membri possano prevedere che i titoli all’aiuto non vengano ridotti di più del 30% tra il 2014 e il 2019.

Il PE afferma che una convergenza verso un valore unitario nel 2019 può rappresentare uno sconvolgimento troppo rilevante. È pertanto opportuno concedere agli Stati membri una certa flessibilità sul ritmo di convergenza che intendono attuare.

Siccome le aziende i cui diritti per ettaro divergono notevolmente dalla media dell’Ue potrebbero subire ripercussioni rilevanti, è opportuno che gli Stati membri possano adottare misure atte a limitare la riduzione del pagamento di base.

Se questa proposta venisse approvata, molti agricoltori italiani con titoli storici elevati (tabacchicoltori, olivicoltori, allevatori intensivi, produttori di pomodoro) manterrebbero circa il 30% della loro dotazione di pagamenti diretti.

 

L’ASSEGNAZIONE DEI TITOLI

Il PE conferma che l’assegnazione dei titoli a ogni agricoltore avverrà in base al numero di ettari ammissibili, indicati nella Domanda Unica al 15 maggio 2014.

La Commissione propone che gli agricoltori ricevano i titoli solo se, nel 2011, hanno attivato almeno un titolo all’aiuto. Invece il PE propone che gli agricoltori ricevano i titoli solo se, nel 2009-2011, hanno attivato almeno un titolo all’aiuto.

Secondo il PE, il periodo va ampliato, e non limitato a un solo anno, per evitare l’esclusione di coloro che a causa di circostanze particolari non sono stati in grado di attivare il loro diritto all’aiuto.

 

GREENING

Il Parlamento europeo non boccia l’introduzione del greening, ovvero le pratiche eco-compatibili da adottare per ricevere parte del sostegno al reddito. Quindi si conferma l’orientamento di una Pac che intende rafforzare la sua efficacia ambientale grazie a una componente ecologica dei pagamenti diretti.

Tuttavia il PE propone una sua radicale revisione rispetto alle proposte della Commissione, che in questi ultimi mesi sono state fortemente criticate dal tutti gli agricoltori, in particolare in Italia.

Ricordiamo che il greening impone l’obbligo di tre misure:

a) diversificazione colture;

b) mantenimento dei prati e pascoli permanenti;

c) aree ecologiche.

Secondo la proposta della Commissione, la diversificazione delle colture consiste nell’obbligo di tre tipi di colture, quando le superfici a seminativo superano i 3 ettari; ogni coltura deve interessare almeno il 5% e non superare il 70% della superficie a seminativo. I prati temporanei, il riso e i terreni a riposo possono essere considerati automaticamente nel rispetto del greening.

Il PE propone che anche gli oliveti, i vigneti e i frutteti, così come i pascoli permanenti, dovrebbero avere diritto automaticamente al pagamento ecologico, purché applichino pratiche agronomiche specifiche che comportano una perturbazione minima del suolo e la copertura verde della superficie del suolo.

Il vincolo delle tre colture – secondo il PE – dovrebbe valere solo per i terreni superiori ai 20 ettari, mentre gli appezzamenti più piccoli (tra i 5 e i 20 ettari) dovrebbero poter coltivare solo 2 colture, di cui una fino a un massimo di 90% del terreno.

Secondo la Commissione, gli agricoltori dovranno dedicare almeno il 7% della loro superficie agricola a scopi ecologici (escluse le aree destinate ai prati permanenti). Possono essere considerati tali i terreni a riposo, le terrazze, il mantenimento del paesaggio, le fasce tampone e le pratiche agricole in rispetto delle direttive protezione acque da nitrati, uso sostenibile pesticidi, politica delle acque, conservazione degli habitat naturali e flora e fauna selvatica, e conservazione degli uccelli selvatici.

Il PE propone che il vincolo dell’”area ecologica” si applichi solo ad aziende con più di 20 ha. Propone poi una riduzione dell’”area ecologica” (comprendente ogni forma di mantenimento della fertilità del suolo) dal 7% al 5% nel caso di imprese comuni di gruppi di agricoltori che predispongono aree di interesse ecologico continue adiacenti. Intende così incoraggiare la cooperazione fra agricoltori per impiantare corridoi di biodiversità.

Il greening è il punto della Pac dove la relazione di Capoulas Santos si discosta maggiormente dalle proposte della Commissione recependo le forte critiche di questi mesi sul greening. Tuttavia, a differenza di alcuni esponenti agricoli, che prevedevano la totale cancellazione del greening, il PE propone una mitigazione dei vincoli, ma non la sua cancellazione.

 

PAGAMENTO ACCOPPIATO

Gli Stati membri possono destinare fino al 10% del massimale nazionale per concedere aiuti accoppiati in settori o in regioni dove particolari tipi di agricoltura sono in difficoltà e hanno una particolare importanza per ragioni economiche e/o sociali e/o ambientali, a condizione che l’aiuto serva per mantenere il livello attuale di produzione nelle regioni interessate.

I comparti ammissibili all’aiuto sono: frumento duro, colture proteiche, riso, nocciole, colture energetiche, patate da fecola, latte e prodotti lattiero caseari, sementi, colture arabili, carni ovi-caprine, carni bovine, leguminose da granella, olive da olio, baco da seta, luppolo, barbabietola da zucchero, canna da zucchero, cicoria e ortofrutta.

Il PE propone una maggiore flessibilità per gli Stati membri nella scelta dei settori e fissa un criterio per concedere gli aiuti accoppiati: l’incidenza del tasso di occupazione del territorio e la possibilità per gli Stati membri di concedere un sostegno accoppiato agli agricoltori che nel 2010 detenevano titoli speciali.

 

PICCOLI AGRICOLTORI

Per la Commissione, gli Stati membri concedono il pagamento per i piccoli agricoltori con un importo non superiore al 15% della media nazionale del pagamento per beneficiario. Il PE propone il 25%.

Per la Commissione, l’importo non potrà superare i 1.000 €. Il PE propone il 1.500 €. Inoltre la Commissione chiede che il pagamento per i piccoli agricoltori sia obbligatorio, ma il PE lo vorrebbe volontario.

 

AGRICOLTORI GIOVANI E AGRICOLTORI ATTIVI

Il relatore propone che la maggiorazione del 25% dei diritti all’aiuto dei giovani agricoltori passi a 50 ha per tutti gli Stati membri.

La futura Pac conterrà poi una definizione di ‘agricoltore attivo’, per escludere coloro che non hanno un reale impatto sulla produzione. La Commissione ha stabilito un criterio europeo di ‘agricoltore attivo’ (percentuale degli aiuti almeno pari al 5% del reddito globale del beneficiario degli aiuti).

Invece, il PE sostiene che i beneficiari della Pac dovranno essere individuati sulla base di criteri economici stabiliti dagli Stati membri e da una “lista nera” di enti ed attività a cui sarà precluso l’accesso ai pagamenti diretti: campi da golf, aeroporti, società immobiliari , campeggi, ecc.

Su questo punto c’è una piena sintonia tra PE e Consiglio, mentre la Commissione ritiene che i criteri devono essere validi per tutta l’Ue.

 

TETTI AZIENDALI

Il progetto di Capoulas Santos introduce un tetto ancora più forte rispetto a quello proposto dalla Commissione. Bisognerebbe tagliare maggiormente, a partire da 250.00 €; per questo propone di portare dal 70% all’80% la riduzione per chi percepisce oltre 250.000 € di aiuti; il tetto di 300mila € sarà il massimo che un’azienda potrà ricevere in futuro. Un’eccezione, però, viene fatta per le cooperative, che non possono vedersi quindi tagliati i sussidi che vanno a una moltitudine di produttori.

 

FLESSIBILITÀ 1° E 2° PILASTRO

Il Parlamento europeo è favorevole ad una maggiore flessibilità tra il primo pilastro della Pac (pagamenti diretti) e il secondo (Psr). La quota massima del trasferimento viene innalzata al 20%, mentre la Commissione propone il 10%.

Inoltre, gli Stati membri dovrebbero essere autorizzati a trasferire i fondi non spesi dalle misure di greening alle misure agro-climatico-aziendali.

 

I RITARDI DELLA RIFORMA E L’INCERTEZZA DEL BILANCIO

Mentre proseguono i lavori sui contenuti della nuova Pac, un altro aspetto diventa sempre più importante: quello delle tempistiche, strettamente collegate a un accordo sul bilancio comunitario 2014-2020 che tarderà ad arrivare.

Tanto che in Commissione si potrebbe cominciare a preparare un ‘piano B’: una soluzione temporanea per permettere il passaggio alla nuova riforma anche in caso di ritardo sul Quadro finanziario pluriennale.

«Mi rifiuto di pensare che gli agricoltori possano pagare per le vischiosità del negoziato ha dichiarato al proposito il ministro Mario Catania –. C’è ancora spazio per avere la riforma nei tempi previsti e, in caso contrario, adotteremo misure a salvaguardia degli agricoltori».

Il Parlamento europeo sta lavorando intensamente per essere pronto non appena il Consiglio europeo troverà l’accordo sul bilancio. Anzi, il presidente della commissione Agricoltura del Pe, Paolo De Castro ha annunciato un’accelerazione dei lavori per scongiurare un rinvio dell’entrata in vigore.

Le proposte dei relatori designati dal Parlamento europeo sono diverse da quelle della Commissione, ma non così distanti da non consentire un accordo. Il bilancio dell’Ue 2014-2020 e la ripartizione delle risorse della Pac tra gli Stati membri sono le due decisioni più spinose, anche perché – in una situazione di crisi economica e finanziaria dei bilanci pubblici – nessuno Stato membro potrà giustificare ai suoi cittadini un passo indietro.


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