La nuova Pac al rush finale

2014-2020
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Via libera a grande maggioranza del Parlamento europeo alla riforma della Pac. Toccherà quindi ai ministri dell’Agricoltura dare l’imprimatur, a dicembre, al regolamento transitorio. Infine, le ultime due tappe: l’ok ai regolamenti della Commissione a marzo e poi il via libero alle scelte nazionali ad agosto 2014.

Grazie all’accordo sul bilancio Ue, l’Italia riceverà nei prossimi sette anni 33,4 miliardi di euro di fondi europei, a cui si aggiungeranno quelli nazionali per un ammontare globale di almeno 52 miliardi nei prossimi sette anni. Scatta ora l’implementazione nazionale dei cinque testi che tracciano le linee del nostro futuro agricolo.

«È una riforma della politica agricola comune post 2014 più equa, più giovane, più verde e più attenta al lavoro e alla dimensione competitiva delle aziende – commenta Paolo de Castro, presidente della commissione Agricoltura del Parlamento europeo -. Tutto questo è stato possibile, per la prima volta, grazie alla procedura della co-decisione, introdotta dal Trattato di Lisbona, che affida al Parlamento, unica istituzione europea democraticamente eletta, la possibilità di intervenire e modificare i testi legislativi al pari di Commissione e Consiglio Ue. Certamente, come Parlamento avremmo pensato e voluto una riforma più ambiziosa e moderna, ma non dobbiamo dimenticare da dove siamo partiti e i risultati ottenuti alla fine del negoziato».

Presidente, pensa che sarà necessaria una revisione intermedia della riforma attuale nel 2017?

Proprio per la mancanza di prospettiva che caratterizzava la proposta della Commissione e per lo scenario di forte instabilità dei mercati che riguarda a livello globale il settore agricolo, abbiamo ritenuto necessario introdurre una mid-term review, una revisione di medio periodo che ci permetta di valutare se la direzione intrapresa con la riforma sia quella giusta o se sia necessario intervenire con delle modifiche. Non credo che il “tocco personale” sia un requisito fondamentale per un commissario. Ritengo però che una delle politiche più impattanti dell’Unione come la Pac debba saper leggere il contesto in cui interviene – un contesto oggi caratterizzato dalla instabilità dei mercati, dalla volatilità dei prezzi e da un crescente disequilibrio tra domanda e offerta – e debba periodicamente essere rimodulata.

Risorse più eque

Dopo la grave crisi degli ultimi cinque anni, bisognerà rivedere il budget “limitato” che l’Ue assegna al settore agricoltura?

I fondi destinati alla Pac ammontano a circa il 40% del budget complessivo dell’Unione, una quota importante che, nonostante i tagli obbligati a causa della crisi, sostiene e continuerà a sostenere in maniera consistente l’agricoltura europea. È però importante che la distribuzione di queste risorse sia equa e volta a rafforzare le realtà imprenditoriali, e in particolar modo la loro organizzazione, con l’obiettivo sì di premiare il prezioso ruolo sociale, ambientale ed economico dell’agricoltura, ma anche di fornire strumenti adeguati che possano mettere il settore in grado di cogliere le opportunità che solo una maggiore coesione può concretizzare. Con la riforma della Pac post 2014 siamo voluti intervenire su questi elementi: maggiore equità, maggiore sostegno alle organizzazioni di produttori e maggiore responsabilità agli Stati membri per una gestione più caratterizzata delle risorse disponibili.

Esempi positivi

Si parla di diversi modelli nazionali di applicazione della Pac, il modello spagnolo, francese , tedesco, italiano ecc . Siamo forse di fronte a una rinazionalizzazione della Pac o alla possibile creazione di squilibri competitivi tra agricoltori e settori produttivi nei diversi paesi Ue ?

Il ruolo che la riforma della Pac riconosce ai singoli Stati membri va letto in chiave di maggiore responsabilità ai fini di un’applicazione più efficace e mirata della politica. Lo slancio di paesi come Spagna, Francia e Germania che hanno già redatto i propri piani nazionali dev’essere visto come un modello di proattività da tenere in considerazione.

Mi spiego. L’identificazione delle aree omogenee (in Spagna), ad esempio, rappresenta una scelta ponderata sull’economia interna di un paese, scelte che chiaramente devono essere viste in un’organicità più ampia e non devono creare scompensi competitivi all’interno dell’Unione. Fondamentale però è la tempestività con cui si pianificano queste decisioni e per questa ragione Spagna, ma anche Francia e Germania possono rappresentare esempi positivi per gli altri Stati.

I grandi sacrifici richiesti agli agricoltori e allevatori europei per ottenere gli aiuti diretti della Pac non rappresentano uno svantaggio competitivo in materia di accordi bilaterali di libero scambio firmati dalla Ce con Paesi o blocchi di Paesi terzi ?

In materia di commercio internazionale, l’Europa si è distinta per aver fatto la propria parte con impegno e responsabilità. Ciò detto, è opportuno che sia garantito un mercato più trasparente, orientato al concetto della cosiddetta reciprocità delle regole per favorire la prospettiva di una maggiore convergenza a livello internazionale degli standard applicati dall’Ue.

L’attenzione a questo tema, sul quale abbiamo discusso più volte in Commissione sin dall’inizio della legislatura, è fondamentale per evitare che gli sforzi europei vengano vanificati da un mercato incapace di riconoscere i valori sociali incorporati nei beni alimentari. È necessario, quindi, ridurre gli impatti distorsivi derivanti dalla possibilità che produttori al di fuori del sistema delle regole comunitarie possano tradurre i minori vincoli cui sono sottoposti in maggiori vantaggi competitivi.

Dopo la riforma

Che scenario prevede per l’agricoltura e la zootecnia europea a 6-7 anni dall’applicazione della riforma? In che direzione pensa che dovrà orientarsi la Pac dopo questo traguardo?

L’agricoltura europea continuerà a essere competitiva se sarà in grado di interpretare lo scenario mutevole in cui è chiamata a operare e se sarà in grado di organizzarsi per vincere le sfide che proprio questo mutevole scenario le pone. La scelta di introdurre una mid-term review nella riforma della Pac post 2014 va proprio in questa direzione.

Dopo il 2017 saremo già in grado di capire se la direzione seguita è quella giusta o se c’è bisogno di correttivi, ma la sfida più grande sarà quella di puntare su ricerca e innovazione per contrastare la scarsità di risorse alimentari, che il disequilibrio tra domanda e offerta, causato dalla variazione delle diete a livello globale, renderà a breve una priorità non più posticipabile. 

(*) Agronegocios, Madrid

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