La deroga nitrati, di fronte al secondo anno di applicazione

Perché il numero di domande è risultato inferiore alle attese.
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Il 15 febbraio 2013 è scaduto il termine per l’adesione annuale alla deroga nitrati; entro tale termine le aziende agricole interessate potevano formalizzare la richiesta di innalzare da 170 kg/ha a 250 kg/ha il quantitativo massimo di azoto, da effluenti bovini o frazioni chiarificate di effluenti suini, da applicare ai terreni coltivati in zone vulnerabili da nitrati (ZVN), fatto salvo il rispetto del bilancio colturale dell’azoto.

Nel corso del 2012, primo anno di applicazione della deroga concessa dall’Unione europea (Decisione n. 721 del 3 novembre 2011 – Guce 287 del 04/11/2011) alle regioni Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, si è assistito ad un tiepido approccio.

Nelle regioni beneficiate sono state presentate rispettivamente 15, 260, 20 e 1 domanda, numeri inferiori alle attese, perché ? Forse si è sentita la necessità di “metabolizzare” gli impegni da sottoscrivere, ancorché non significativamente differenti dalla normale gestione dei nitrati di origine zootecnica prevista dai programmi di azione regionali o forse si sperava di veder prorogato, revisionato, disapplicato, bistrattato, cancellato il contenuto della direttiva nitrati che dal 1991 è ancora oggetto di discussione.

La regione Lombardia che nel 2011 contava oltre 3500 procedimenti non conformi in ZVN ha accolto con maggior interesse, rispetto alle altre regioni, questa opportunità con 260 domande di adesione e netta prevalenza degli allevamenti bovini (oltre 200 domande).

Chi può aderire alla deroga

L’adesione, su base individuale, è riservata alle imprese agricole che producono e/o utilizzano effluenti di allevamento (e.a.) in terreni ricadenti in zona vulnerabile ai nitrati di origine agricola come individuata dalle specifiche norme regionali.

Quale tipologia di effluenti utilizzare

L’azienda in deroga può utilizzare esclusivamente effluenti bovini (tal quali o trattati) e/o effluenti suini per la sola frazione chiarificata risultante da idoneo trattamento di separazione solido-liquido, con l’obbligo di impiego della frazione solida su terreni non appartenenti all’azienda beneficiaria della deroga (delocalizzazione).

Altre tipologie di effluenti di allevamento sono escluse dalla possibilità di deroga.

La gestione agronomica dei terreni

L’azienda in deroga deve pianificare un riparto colturale per almeno il 70% della SAU a colture con stagione di crescita prolungata e con elevato assorbimento di azoto, tipicamente mais e silomais (classe Fao 600-700) con raccolta dell’intera pianta, oppure intercalando alla coltura principale un erbaio estivo o invernale al fine di garantire la massima asportazione di azoto ed una copertura del suolo più lunga possibile, prati permanenti o avvicendati con prevalenza di graminacee.

Per la buona riuscita delle colture l’azienda deve disporre di acqua per l’irrigazione dimostrabile con autorizzazione al prelievo idrico o contratto di fornitura dell’acqua; qualora l’apporto idrico sia dovuto alla presenza di falda a contatto con gli apparati radicali è necessario predisporre e conservare in azienda le mappe indicanti la presenza della falda ipodermica. Altri dettagli nello schema A e nelle tabelle 1, 2 e 3.

Utilizzare l’azoto degli effluenti in modo efficiente

L’adesione alla deroga richiede un uso maggiormente virtuoso degli e.a. (effluenti di allevamento) concentrandone l’impiego per almeno i 2/3 entro il 30 giugno e per il restante terzo entro il primo novembre di ogni anno. La distribuzione deve essere con tecniche a bassa emissione (vedi schema B).

L’apporto del fosforo

Gli apporti di fosforo non devono superare il fabbisogno della coltura. A tal fine gli e.a. applicati ai terreni in deroga devono avere un rapporto N / P2O5 > 2,5.

E’ vietato l’impiego di fertilizzante chimico contenente fosforo.

Campionamenti e analisi

L’azienda in deroga deve disporre dei risultati delle analisi del suolo circa il contenuto di fosforo e azoto in ragione di almeno un’analisi ogni 5 ettari. L’impiego di effluente suinicolo trattato con sistemi per la rimozione dell’azoto su suoli non salini o a bassa salinità, in aree a rischio di potenziale salinizzazione, richiede la determinazione della conducibilità elettrica dei suoli.

Gli effluenti suinicoli sottoposti a trattamento, con o senza rimozione dell’azoto, sono soggetti ad analisi del contenuto di azoto e fosforo sia della frazione liquida sia della frazione solida separata. Il certificato di analisi deve accompagnare il trasporto.

Il trasporto degli effluenti

Il trasporto di effluente da e verso aziende agricole che beneficiano della deroga deve essere registrato per mezzo di un documento di accompagnamento integrato, per distanze superiore a 30 km, con il tracciato rilevato da un sistema di posizionamento geografico.

Il documento di trasporto riporta gli estremi del cedente, del ricevente e del vettore, indica la tipologia di effluente trasportato, la quantità e la caratterizzazione in termini di contenuto di azoto e fosforo, informazione desumibile da fonti bibliografiche o da certificato di analisi, quest’ultimo obbligatorio per effluenti suinicoli trattati con o senza rimozione dell’azoto.

Il registro dei fertilizzanti

Le aziende devono conservare presso la sede aziendale documentazione cartografica idonea all’individuazione dei terreni ed un registro delle fertilizzazioni azotate (cartaceo o informatizzato) sul quale annotare l’intervento entro 7 giorni dall’effettuazione.

Controlli e sanzioni

Sono previste tre tipologie di controllo: amministrativo, ispezione in azienda e ispezione in loco sui trasporti.

Il controllo amministrativo è effettuato formalmente su tutte le domande di adesione alla deroga verificando che i contenuti sia conformi ai vincoli imposti dalla deroga.

L’ispezione aziendale è effettuata a campione e verte tipicamente sulla compilazione di check list per la verifica del rispetto degli adempimenti (amministrativi, tecnici, strutturali e gestionali) ai quali le aziende sono soggette.

I trasporti sono controllati, anch’essi a campione, circa la presenza del documento di accompagnamento correttamente compilato ed integrato, se necessario, del certificato di analisi dell’e.a. e/o del tracciato gps.

L’esito negativo dei controlli prevede, a livello comunitario, l’esclusione dal regime di deroga per l’anno successivo, tuttavia il sistema di controllo si integra con i Programmi d’azione regionali e le relative sanzioni pecuniarie nonché, ove rilevante, la segnalazione all’autorità giudiziaria.

Da Bruxelles al campo: quali criticità?

L’applicazione della deroga e, più in generale, dei programmi d’azione per la tutela ed il risanamento delle acque dall’inquinamento causato da nitrati di origine agricola è stata oggetto di un crescente dibattito tra amministratori, tecnici ed allevatori sia sul piano strettamente politico sia su quello tecnico applicativo. Quest’ultima analisi ha evidenziato le seguenti criticità:

A) Stoccaggio degli e.a.

Lo stoccaggio degli e.a. (effluenti di allevamento) è finalizzato alla “maturazione” (sicurezza igienico-sanitario), alla protezione dell’ambiente ed alla corretta gestione agronomica degli effluenti per consentirne l’utilizzo nei periodi di massima efficienza per le colture. Negli anni di più intesa ristrutturazione ed ampliamento degli allevamenti nel bacino padano-veneto la normativa vigente prevedeva, per i liquami, capacità di stoccaggio non inferiori a 120 giorni per gli allevamenti di bovini da latte e non inferiori a 180 giorni per gli allevamenti di suini, in questo contesto opera oggi la deroga. La necessità di utilizzare almeno i 2/3 dei liquami entro il 30 giugno, correlata con la gestione colturale e la natura dei suoli può, nella realtà, richiedere capacità di stoccaggio superiori.

I finanziamenti del Piano di Sviluppo Rurale non sempre consentono all’azienda che vuole ampliare la capacità di conservazione degli e.a., proprio nell’ottica di un utilizzo efficiente, di accedere al contributo per volumi superiori a 120 o 180 giorni.

B) La natura dei suoli

La deroga è agronomia … e la pedologia? Le Regioni interessate alla deroga hanno investito, in passato, significative risorse nello studio dei suoli ma questo bagaglio di conoscenze è stato dimenticato. Il territorio è suddiviso in zone vulnerabili e non vulnerabili, spesso basate sui confini amministrativi comunali, che ben poco considerano la natura dei suoli e la loro attitudine all’utilizzo degli e.a..

Struttura e tessitura dei suoli interagiscono con le tempistiche e modalità di lavorazione, con le scelte colturali, con la gestione della “campagna” che non sempre può permettere quanto richiesto dalla deroga e, più in generale, dai programmi d’azione come, ad esempio, doppia coltura e/o distribuzioni primaverili.

C) Cantieri di distribuzione degli e.a. a basso impatto

Si potrebbe argomentare che quanto detto circa la non calpestabilità di alcuni tipi di terreno sia oggi superabile con la meccanizzazione, non mancano certo macchine e attrezzature in grado di intervenire con coltivazioni in atto, con limitata azione di compattamento del suolo, con distribuzione degli e.a. a basso impatto. Nella pratica quotidiana pare, tuttavia, che questi sistemi siano ancora lontani dall’uso sistemico spesso non disponibili in loco e con una gestione economica non sopportabile. E’ necessario ricercare le soluzione più idonee per contesto territoriale di riferimento, verificare la reale disponibilità in loco delle attrezzature ed analizzare i costi.

D) La gestione del fosforo

La deroga limita l’apporto complessivo di fosforo al fabbisogno colturale considerando il quantitativo fornito dal suolo. Come detto, le aziende beneficiare della deroga non possono applicare questo elemento sotto forma di concimi chimici. Più problematica è apparsa, anche in fase di controllo da parte dell’autorità competente, la gestione tecnica della frazione liquida derivante da trattamento dell’effluente suino per la quale è richiesto un rapporto azoto/fosfato almeno pari a 2,5, aspetto non considerato a livello tecnico / impiantistico prima del novembre 2011, data di concessione della deroga. E’ opportuno approfondire gli studi in tal senso.

E) Informatizzazione, realtà aziendale e controlli

L’adesione alla deroga è legata alla predisposizione del piano di utilizzazione agronomica (pua) tramite un modello informatizzato nel quale, molto spesso, non è rappresentabile la realtà aziendale. La procedura ormai svuotata di ogni “professionalità” costringe a ripetute semplificazioni, mediazioni e forzature per adeguare la realtà aziendale al modello piuttosto che viceversa. Tutta la criticità di tale approccio si manifesta nella fase di controllo ed eventuale giudizio. I molteplici enti (Regione, Provincia, Comune, Arpa, Carabinieri Noe, Corpo Forestale, Guardia di Finanza, Guardie Ecologiche Volontarie, Polizia Giudiziaria …) che possono presentarsi in azienda per verificare la corretta gestione dei nitrati si attengono scrupolosamente a quanto contenuto, quindi comunicato e sottoscritto dall’azienda, nel pua.

Basta poco per accorgersi che la realtà è ben diversa: e.a. non distribuiti con la precisione comunicata (al litro), dosaggio dell’azoto impreciso (non al grammo), registro di distribuzione non conforme a quanto nel pua (previsti nel mese 520,12 mc, distribuiti 500) e via dicendo. Si chiede in definitiva una gestione di assoluta precisione, dimenticando che gli e.a. sono trattati solitamente con un carro botte, e si generalizza il contesto operativo (vulnerabilità o meno) per confini amministrativi senza nessuna considerazione di carattere pedologico.

Informatizzare non sempre è semplificare. Ammesso e non concesso che le procedure predisposte dalle singole regioni possano essere una semplificazione ed un risparmio di tempo e denaro per l’azienda, oggi creano certamente un problema per l’impresa soggetta a controllo.

La deroga non è per tutti

In conclusione, l’adesione alla deroga non comporta particolari aggravi rispetto alla normale gestione degli e.a., è una scelta, un’opportunità, non generalizzabile, da valutare a livello aziendale e come tale va affrontata e divulgata. Si percepiscono, al contrario, sensazioni contrapposte, l’adesione alla deroga è “pazzia” e la rinuncia è sintomo di incapacità imprenditoriale nel cogliere le opportunità. Pare, più onestamente, che la deroga non sia per tutti e forse bisognerebbe avere il coraggio di dirlo.

L’azienda zootecnica da latte in zona di produzione del Parmigiano Reggiano con suoli argillosi ed investimento colturale ad erba medica non può “per definizione” aderire alla deroga ma è anche in difficoltà nel rispettare la normale gestione degli e.a., senza snaturare quel processo produttivo, quel legame allevamento-sostanza organica-terreno che nei secoli ha permesso lo sviluppo dell’agricoltura e l’affermazione delle sue produzioni.

Il limitarsi alla sola ricerca del motivo di uno scarso ricorso alla deroga – anni di lavoro politico-tecnico per ottenere la deroga e poco meno di 300 domande – appare riduttivo, la questione nitrati, nel suo complesso, ha bisogno di un rinnovato approccio che deve affrontare, con pari dignità e competenza alcuni aspetti.

Logica coerenza alla sequenza operatività aziendale – comunicazione nitrati – controllo: per evitare che diversi linguaggi sul medesimo tema siano un problema, alla fine, solo per l’allevatore che non ha mai la certezza di essere in regola.

Revisione della zone vulnerabili: è in corso, non dimentichiamo la pedologia!

Digestato a bilancio colturale: si attende il decreto applicativo dell’art. 52 c. 2bis della L.134/2012 per consentirne l’utilizzo a fini agronomici equiparato per capacità fertilizzanti ed efficienza d’uso a fertilizzanti chimici.

Promozione ed incentivazione dell’uso agronomico degli e.a.: analisi puntuali hanno evidenziato, in alcune realtà zootecniche, un’ampia superficie di terreno coltivato che non riceve e.a. Ben nota a tutti l’importanza del mantenimento della sostanza organica nei suoli, occorre promuovere ed incentivare l’impiego degli e.a. avvicinando domanda ed offerta, le borse scambio già esistono all’estero, rendendo possibile l’accesso al finanziamento pubblico a non allevatori per la realizzazione di strutture di stoccaggio degli e.a. sui propri terreni, ai contoterzisti per l’acquisto di macchine e attrezzature per l’uso sostenibile e razionale degli e.a.

Coinvolgimento di tutti i portatori di interesse: i tavoli tecnici devono coinvolgere tutti i soggetti che a vario titolo interagiscono con gli e.a. per coniugare sostenibilità ambientale, soluzioni tecniche, chiarezza normativa e realtà gestionale-operativa delle imprese agricole ed agromeccaniche. La quasi totalità degli e.a. è gestita dalle imprese agromeccaniche troppo spesso, per non dire sempre, escluse dai processi decisionali e dai canali di finanziamento.

Non solo agronomia

Ad oltre vent’anni dall’approvazione della direttiva nitrati emerge ancora la necessità della certezza normativa e della sua reale applicabilità senza cui le imprese non possono programmare il loro futuro ne, tantomeno, investire. La possibilità di rispettare i limiti normativi non può trovare una soluzione esclusivamente agronomica, stante la limitatezza del bene terra e l’insostenibilità dei costi di trasporto degli e.a. oltre determinate distanze, ma è necessario ricorrere ai processi di trattamento / valorizzazione dell’azoto di provenienza zootecnica opportunamente testati e validati dagli enti di controllo.

Un ulteriore sforzo andrebbe compiuto per far comprendere a tutti (agricoltori, allevatori, controllori, cittadini), se ve ne fosse ancora bisogno, che gli effluenti di allevamento razionalmente gestiti sono una risorsa, non un problema e come tale da valorizzare, normative permettendo.

* Dottore agronomo, Mantova

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