John Deere, trince serie 8000 affidabilità e prestazioni al top

NOVITÀ
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Sette anni di lavoro, dalla progettazione alla ultimazione delle nuove macchine, per un investimento tra i più alti di sempre da parte del brand americano. Bastano questi due dati per capire quanto John Deere consideri strategico il settore delle trince. Del resto il cervo vanta un’esperienza quarantennale nel settore, da quando nel 1972 mise in commercio la sua prima trincia. «Abbiamo organizzato un training per 640 partecipanti provenienti da tutta Europa – ha spiegato Si-mone Nardin, branch tactical marketing manager di John Deere Italiana – e come location abbiamo scelto la concessionaria Agribertocchi di Orzivecchi (Bs), perché si tratta di un dealer specializza-to sulle macchine per la fienagione e che lavora con diversi contoterzisti». «Dopo 8 anni di lavoro arriva un nuovo progetto – ha aggiunto Klaus Kellner, direttore marketing e di prodotto John Deere per la Regione 2 – per il quale siamo ripartiti davvero da zero, cercando innanzitutto di capire le necessità dei clienti». L’andamento positivo del la zootecnia e il boom del biogas hanno fatto sicuramente da trai-no allo sviluppo di questo nuovo concetto e si sono perseguiti 4 obiettivi principali: maggiore affidabilità, minori costi operativi, prestazioni maggiori, maggiore comfort.
Affidabilità
Dal punto di vista dell’affidabilità, John Deere ha lavorato molto sull’implementazione del flusso di prodotto e sulla capacità di rispondere alle richieste del cliente, limitando gli errori tecnici; inoltre, ha migliorato la robustezza della macchina, scegliendo componenti di qualità affidabili e duraturi. Quanto al flusso di prodotto, la prima grande differenza rispetto alla serie 7080, ma anche rispetto a tutte le altre macchine presenti sul mercato, sottolinea John Deere, riguarda il raggio di curvatura co-stante durante tutto il per-corso del prodotto, cosa che consente una distribuzione uniforme del pro-dotto stesso e una mino-re usura dei componenti coinvolti. Inoltre, è stata raggiunta una sincronizzazione tra la velocità della coclea e i rulli di alimentazione e tra la velocità dei denti del pick-up e quella di avanzamento. Il tutto gestito comoda-mente dalla cabina. Sempre per rispondere alle richieste dei clienti, è stata aumentata la capacità di produzione (+25%) e di compressione del fo-raggio (+35%), mentre la lunghezza di taglio può essere scelta tra 6-22 mm (rotore da 48 coltelli), 4-19 mm (rotore da 56 coltelli) e 3-15 mm (rotore da 64 coltelli, adatto per il biogas e introdotto appositamente per il mercato tedesco e italiano). Per migliorare l’affidabilità, la robustezza e la durata, John Deere ha lavorato sul dimensionamento dei componenti più soggetti a usura (ad esempio i cuscinetti), sul design, sulla scelta dei materia-li (affidandosi a fornitori di qualità) e sulla minor manutenzione. In termini di costi di manutenzione in particolare si sono ridotti i tempi per il cambio della configurazione da erba a mais, allo scopo di rendere la macchina fruibile per entrambe le colture: adesso occorro-no 5 minuti per cambiare la testata, 5 minuti per il rompigranella (grazie a un argano integrato) e 5/15 minuti per il rotore di taglio, con una riduzione del 50% dell’usura dei coltelli. Nel complesso, quindi, il passaggio di configurazione da erba a mais è stato ridotto del 65%, mentre gli intervalli di manutenzione (olio motore, trasmissioni ecc.) sono scesi del 10%.
Test in campo sull’usura
I dati raccolti in campo da John Deere hanno fatto registrare un +5% di durata dei componenti Dura Line (+2.500 ore per il motore, +1.700 ore per la testata, +160mila tonnellate di pro-dotto) che aiutano a fornire un flusso di prodotto costante e senza interruzioni, mostrando bassa usura in condizioni di raccolta critiche e per lunghi periodi. In particolare, i denti del rotore da erba sono stati sostituiti dopo 414 ore (pari a 2.024 et-tari e 31.892 tonnellate), quelli del rotore da mais invece dopo 799 ore (pari a 2.043 ettari e 96.500 tonnellate). Altri parametri incrementati sono sta-ti lo spessore dei coltelli (+30%), il rivestimento dei coltelli per il mais (+43%) e la superficie del nuovo rompigranella (+16%, che sale a +49% nel caso del Kernel Star), mentre il prezzo relativo dei coltelli per il mais è sceso del 16%. Per quanto riguarda il motore, rimane quello di partenza, ma con una distribuzione della potenza migliorata e consumi ridotti. Si tratta di un John Deere FT4 Tier IV Final, che mantiene la potenza massima costante tra 1.550 e 1.800 giri. Ricordiamo che il motore è longitudinale, collocazione che secondo John Deere abbassa al 7% la potenza richiesta per la ventola di raffreddamento. Il resto della potenza è distribuito tra testata (7%), rulli di alimentazione (5,5%), rotore di taglio (40%), rompigranella (20%), acceleratore del prodotto (10%), trasmissione (10%) e rinvio angolare (0,5% rispetto al 2% della serie precedente). Rispetto alla serie prece-dente la dimensione dei pneumatici è aumentata del 34%, mentre la luce da terra è salita a 55 cm (+25%). Allo stesso tempo il peso, grazie proprio a una migliore distribuzione, è sceso di ben 8 quintali (anche perché non è necessaria alcuna zavorra-tura grazie alla posizione longitudinale del motore). Infine, il comfort è stato migliorato su tutto il ciclo (prima, durante e dopo la raccolta) e il suo elemento principale è la cabina: questa è praticamente la stessa delle mietitrebbie serie S, ma va ricordato che era stata originaria-mente progettata proprio per le trince. Nello specifico, da evidenziare l’ampia vetratura per massimizzare la visibilità sul tubo di lancio.

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