Italiani favorevoli alle doppiette?

INDAGINE ASTRA
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La poesia di Trilussa sul valore della statistica per cui ogni cittadino mangia un pollo mentre in realtà c’è chi ne mangia due e chi non ne mangia nessuno è più che mai di attualità ora che le indagini statistiche prendono il nome di indagini demoscopiche come quella condotta da AstraRicerche per Cncn, Arcicaccia e Face Italia nel 2013.

I risultati sono stati presentati nella sala stampa della Camera forse per dare maggiore risalto e soprattutto per sostenere qualche imminente provvedimento favorevole alla caccia.

Desta infatti stupore apprendere che il 56% di un campione di 2.000 italiani è favorevole all’attività venatoria ‘legale’, e cioè normata, limitata, responsabile e sostenibile. Addirittura gli attuali risultati rivelano una crescita dei favorevoli alle doppiette nell’ultimo triennio in quanto erano il 53% nel 2010, mentre è notorio che si fa sempre più strada nella coscienza dei cittadini il concetto di tutela degli animali da ogni possibile violenza come è appunto la caccia.

Ma leggendo tra le righe emerge che in realtà questa maggioranza di italiani favorevoli alla caccia è tale solo se la caccia stessa fosse adeguatamente normata e soprattutto sostenibile, quindi solo a condizione che vengano imposte regole molto precise ai cacciatori. Insomma, il comunicato stampa e la sintesi del rapporto vorrebbe far passare la maggioranza degli italiani come favorevole alla caccia mentre sono proprio i risultati dell’indagine che, se letti con la lente d’ingrandimento, dicono il contrario.

L’analisi in dettaglio dei risultati dice che l’indagine demoscopica mostra che la caccia è ben vista soprattutto tra gli uomini, nella fascia 18-24 anni, al Nord e nelle regioni ‘rosse’ oltre che nei piccoli comuni. Al contrario, nel 44% dei contrari all’attività venatoria spiccano le donne, gli over 44 anni, i residenti in comuni medio-grandi, nel Lazio e al Sud.

L’indagine, condotta su un campione di 2.025 connazionali, secondo i proponenti e realizzatori «conferma che l’ostilità degli italiani alla caccia è dovuta soprattutto alla mancanza di conoscenza e di confronto». Spiega il presidente di AstraRicerche Enrico Finzi: «Quando c’è una maggior vicinanza fra caccia e società, come nel caso dei piccoli centri rurali, i sentimenti verso questa attività sono più equilibrati» .

I dati inoltre «dimostrano l’esistenza di una correlazione statistica forte tra la notorietà delle norme, il consenso per esse e la buona valutazione della caccia».

Sempre secondo i proponenti dell’indagine, i giudizi negativi sulla caccia riguardano principalmente la pericolosità dell’uso di armi e la minaccia per le specie animali a rischio estinzione. Dimenticano tutta un’ altra serie di argomenti come la tutela dell’intera fauna oggetto della caccia e i danni causati dai cacciatori all’agricoltura.

Controllo delle specie

Le valutazioni pro-caccia, invece, sempre secondo i proponenti, insistono sul fatto che è un’attività antica come l’umanità, è limitata e regolamentata, evita che alcune specie crescano troppo a danno di altre, dell’agricoltura e dell’ambiente. In altri termini, si vorrebbe far passare la caccia come uno strumento di lotta biologica per combattere le specie faunistiche invasive.

Altrettanto sconcertanti le risposte a domande sui temi dell’animalismo e dell’ambientalismo: molti dei soggetti che si dichiarano animalisti, infatti, non sono affatto ostili all’uccisione di animali se si tratta di ricavare alimenti per gli esseri umani (56%), se gli animali sono pericolosi perché aggrediscono gli umani o portano malattie (49%), se servono agli scienziati per scoprire l’origine di certe malattie (49%) e se gli animali appartengono a specie selvatiche non a rischio di estinzione, sovrabbondanti (48%).

Ma Luca Sani, presidente della XIII commissione Agricoltura della Camera ha commentato: «Quest’analisi del sentimento degli italiani nei confronti della caccia è un mezzo utile anche per la politica per affrontare con maggior equilibrio le decisioni che riguardino questo comparto. I problemi vanno affrontati per quello che effettivamente sono, e uno di questi, che riguarda il ruolo dei cacciatori, è quello dei danni provocati alle colture dalla fauna selvatica».

Stop all’influenza

Intanto, a proposito, di danni, in Emilia-Romagna, con l’espansione del virus dell’aviaria, si chiede di sospendere la caccia (già aperta): «Non basta più sospendere l’impiego di uccelli vivi da richiamo, già di per sé forte veicolo di contagio: bisogna assolutamente bloccare la caccia». È la richiesta di Liana Barbati, capogruppo dell’Italia dei Valori in consiglio regionale dell’Emilia-Romagna dopo i recenti casi di influenza aviaria. «Interrompiamo le fiere avicole o i mercatini in cui si vendono volatili – dice Barbati – ma non fermiamo i cacciatori che porteranno in giro il loro bottino composto da anatre e altri uccelli potenzialmente nocivi anche da morti? Come amministratori di una delle regioni più colpite dall’emergenza aviaria è nostro compito prendere tutte le precauzioni possibili per evitare che l’epidemia in atto diventi incontrollabile». 

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