Israele, un successo agronomico costruito sulle gocce d’acqua

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Il clima arido e la scarsità di risorse idriche non fanno di Israele un paese naturalmente vocato all’agricoltura. I coloni ebraici hanno però raccolto la sfida e svi- luppato tecnologie di coltivazione e di gestione della risorsa idrica unici al mondo.

Il successo dell’agricoltura israeliana è dunque il risultato di una lunga battaglia contro l’aridità e le condizioni climatiche avverse, ottenuto grazie a un efficiente sfruttamento dell’acqua (privilegiando microirrigazione e riciclo) e dei limitati terreni coltivabili.

Oggi in Israele l’agricoltura rappresenta circa il 2,4 del Pil e circa il 2% delle esportazioni. Su una forza lavoro complessiva di 2,7 milioni di persone, in Israele l’8,9% è occupata in agricoltura (6,3% nei e servizi e 2,6% nella produzione).

Il Paese produce oltre il 90% del proprio fabbisogno alimentare che viene integrato da prodotti importati, che comunque sono ampiamente bilanciati da quelli che prendono la via dell’esportazione.

Anche la pesca è molto importante (intorno alle 30mila tonnellate di prodotto all’anno) e oltre la metà del pescato è rappresentato da pesce di acqua dolce proveniente da allevamenti. Gli agronomi e i tecnici israeliani hanno ideato nuove e sofisticate tecnologie e sfruttato al massimo quelle esistenti per “inventare” una florida agricoltura in un ambiente ostile per la coltivazione delle piante. In particolare vantano la creazione della microirrigazione, una tecnica che si è sempre più affinata nel tempo.

Da Israele questo sistema irriguo si si è diffuso in tutto il mondo, non sempre però con gli stessi vantaggi ottenuti in Israele, visto il particolare contesto che richiede una specifica modalità di applicazione.

In Israele gran parte dell’acqua viene anche riciclata e fatta circolare in tubature color viola, che spesso risaltano nei territori desertici, in modo che possa rimanere distinta.

Le strutture agricole

Il Paese vanta imponenti opere di bonifica e ambiziosi programmi di irrigazione che hanno reso fertili territori in precedenza inutilizzabili. Fra questi si mette in evidenza l’acquedotto Kinneret-Negev che dal Lago di Tiberiade porta l’acqua fino alle aree desertiche del sud del Paese.

Le aziende agricole che gestiscono i terreni israeliani sono strettamente legate alla colonizzazione del Paese, che nasceva nel 1948 alla scadenza del Mandato britannico della Palestina, l’unico a maggioranza ebraica (dei circa 7 milioni di abitanti infatti quasi l’80% sono ebrei, gli altri sono per lo più arabi palestinesi).

Le tipologie sono fondamentalmente tre: i kibbutz, i moshav e le moshava.

I kibbutz sono le strutture più radicali. Si tratta infatti di forme associative volontarie di lavoratori che non vengono compensati in danaro ma che ricevono dalla comunità tutto ciò di cui hanno bisogno. Inizialmente solo agricoli, in tempi più recenti i kibbutz hanno visto lo sviluppo anche di progetti manufatturieri, lavorazione di materie plastiche, ecc.

Più simili alle nostre cooperative sono invece i moshav. Nei moshav ogni azienda lavora separatamente ma la produzione viene commercializzata insieme a quella delle altre aziende del villaggio di appartenenza. Le moshava, infine, sono invece le aziende gestite in proprio da imprenditori privati.

Per una delle leggi fondamentali (Basic Laws) di Israele, i terreni non possono essere venduti (se non a ebrei che abitano all’estero). Per oltre il 90% sono di proprietà dello Stato, del Fondo nazionale ebraico e dell’Amministrazione israeliana dei terreni e possono essere affittati a lungo termine (99 anni) solo a ebrei.

La valle di Arava

Uno degli straordinari aspetti della lunga valle di Arava, tra il Mar Morto ed Eilat, è che nonostante sia praticamente tutta desertica, il 90% dei suoi abitanti si occupa con successo di agricoltura.

I coltivatori di questa vallata nonostante il terreno salino, la scarsità di acqua, e un sole cocente producono ottimi ortaggi, datteri, fichi e uva. Tutte le produzioni vengono effettuate con varietà localmente selezionate e per lo più sono destinate all’esportazione.

Molte varietà di pomodoro contengono livelli elevati di licopene, un pigmento della famiglia del carotene con proprietà antiossidanti e tutte sono state studiate per garantire una lunga conservazione.

Alcuni coltivatori di Arava si sono anche specializzati nell’agricoltura biologica e senza suolo, cooperando anche con i coltivatori giordani con intensi scambi culturali attraverso il vicino confine. Molte comunità di Arava offrono inoltre sistemazioni bed and breakfast e tour della regione agricola con le sue attrazioni storiche e naturali.

Una fiera nel deserto

La condivisione della conoscenza e delle informazioni in Israele è molto importante tanto che l’ente pubblico territoriale ha realizzato in questa zona un’avanzata stazione di ricerca che accoglie allievi da tutto il mondo, ma in particolare dall’Asia. Proprio dall’Asia, infatti, arriva gran parte della forza lavoro che permette alle aziende agricole israeliane di poter funzionare e prosperare.

Presso la Yair R&D Station si svolge ogni anno una delle più importanti fiere agricole israeliane, gli Arava Open Days. L’ultima edizione, che si è tenuta il 30 e 31 gennaio scorso, ha visto 200 compagnie, provenienti da tutto il mondo, esporre i propri prodotti e servizi di punta nonché le più recenti innovazioni. Oltre 30mila i visitatori provenienti, oltre che da tutta la zona, dall’intero Israele e anche dall’estero.

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