In Francia esplode la rivolta del latte

CRISI AGRICOLA
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Prosegue la mobilitazione,
che dura da oltre
un mese, degli allevatori
francesi per ottenere la
rivalutazione del prezzo di
cessione del latte. L’ultima
iniziativa organizzata dalla
Fnsea, l’associazione più rappresentativa
delle imprese
agricole, si è svolta il 12 aprile
scorso. Oltre 15mila produttori,
con trattori e animali
al seguito, hanno invaso le
piazze di ottanta città.

Tutte le organizzazioni
professionali chiedono un aumento
del prezzo già per le
consegne del mese di aprile,
tale da compensare il rialzo
dei costi di produzione, in
particolare quelli per l’alimentazione
del bestiame, che
– secondo una nota diffusa
dalla Fnsea – è stato del 10%
nello scorso anno. Al momento,
la Federazione del commercio
e della distribuzione
ha offerto un incremento di
due centesimi di euro al litro,
ma solo per il latte destinato
al consumo. In altre parole,
sarebbe esclusa la materia prima
destinata ai prodotti trasformati.

La proposta è stata giudicata
inaccettabile dalle associazioni
del mondo agricolo, perché
l’aumento riguarderebbe
meno del 20% del latte prodotto
nelle stalle francesi. Si
attendono ora le iniziative del
mediatore, nominato nei giorni
scorsi dal ministro dell’Agricoltura,
Stéphane Le
Foll, con l’obiettivo di creare
le condizioni per chiudere positivamente
la trattativa entro
aprile.

Comunque, la mobilitazione
degli allevatori ha già portato
a qualche risultato concreto.
Il Governo ha annunciato
la «fiscalizzazione» degli
oneri sociali a carico degli
allevatori per un importo di
dieci milioni di euro. E il Primo
ministro, Jean-Marc
Ayrault, ha fatto sapere che
«ulteriori misure transitorie a
vantaggio dei produttori saranno
prese, se necessario».

Le Foll ha pure reso noto
il proprio punto di vista sullo
stato e sulle prospettive dei
negoziati interprofessionali
nel settore lattiero-caseario, e
le sue dichiarazioni hanno
sollevato vivaci polemiche.

Secondo il ministro «attualmente
non si svolge una
vera trattativa. Ci sono solo
dei rapporti di forza. E la
grande distribuzione non ha
dato un’immagine particolarmente
attiva per la tutela dell’agricoltura
».

«Ecco perché – ha proseguito
il ministro – il Governo
punta alla modifica in tempi
brevi della normativa in vigore,
per fare in modo che i
negoziati sulla fissazione dei
prezzi tengano concretamente
conto dell’evoluzione dei
costi di produzione del settore
primario, sempre più influenzati
dalla volatilità delle
quotazioni internazionali delle
materie prime».

Le Foll ha anche confermato
che la Francia coglierà l’occasione
della prossima riforma
della Pac, per aumentare
gli aiuti diretti destinati agli
allevamenti, mediante una riduzione
degli importi sinora
erogati ai seminativi. L’obiettivo
del Governo francese, come
già detto, è quello di favorire
la conclusione della trattativa
sul prezzo del latte non
oltre la fine di aprile.

Ma la Fnsea ha fatto sapere
che la mobilitazione sindacale
andrà comunque avanti.
Un’altra manifestazione è stata
programmata, a Parigi, il
23 giugno. Perché la «vertenza
latte» è solo un aspetto di
una situazione di difficoltà
strutturali dell’intero settore
degli allevamenti.

Nella lettera che il presidente
della Fnsea, Xavier Beulin,
ha inviato di recente a tutti i
parlamentari, si chiede che la
crisi della zootecnica venga
affrontata alla stregua di una
«questione nazionale».


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