Imu, partita vinta per l’agricoltura

DECRETO LEGGE
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Il decreto legge approvato
dal Consiglio dei ministri
del 28 agosto ha
abolito anche la prima rata
del 2013, dell’imposta municipale
per i terreni agricoli e
fabbricati rurali al pari dell’imposta
per la abitazione
principale non di lusso. Per la
seconda rata si vedrà. Infatti
il decreto legge approvato
dal Governo non fa menzione
in ordine alla scadenza del
16 dicembre 2013 (l’articolo
2 elimina espressamente
l’Imu soltanto per i fabbricati
merce delle imprese costruttrici).
Ci sono le promesse
politiche, ma per il momento
non è dato di sapere se
l’esclusione della seconda rata
2013 riguarderà solo l’abitazione
principale o anche i
terreni agricoli e fabbricati rurali.

Tenuto conto che la esclusione
da Imu riguarda i terreni
agricoli e i fabbricati rurali
procediamo a esaminare la
definizione di tali beni per i
riflessi con l’imposta municipale.

Terreni agricoli – Tenuto
conto che la esclusione da
Imu riguarda i terreni agricoli
oltre che i fabbricati rurali
esaminiamo i requisiti e le
condizioni affinché un terreno
sia considerato agricolo a
tali fini.

Ai fini del tributo municipale
sono considerati agricoli
i terreni destinati all’esercizio
delle attività agricole di cui
all’art. 2135 c.c. anche se
non coltivati e quindi anche
nel caso in cui il terreno è
lasciato a riposo.

Si ricorda che la natura di
terreno agricolo, dipende soltanto
dalla sua classificazione
urbanistica e quindi come
risulta nel piano regolatore
del Comune o analogo strumento
urbanistico. La natura
agricola non dipende dal soggetto
proprietario.

Quindi l’immobile può essere
posseduto da un imprenditore
agricolo o da un privato,
da una società o un ente;
se l’immobile risulta agricolo
dal certificato di destinazione
urbanistica usufruisce comunque
delle agevolazioni previste
dalla normativa Imu.

Nell’anno 2012, primo periodo
di imposta di applicazione
dell’Imu, la qualifica
professionale del soggetto
passivo aveva rilevanza per
la determinazione del coefficiente
moltiplicatore del reddito
dominicale rivalutato del
25%. Infatti se il soggetto passivo
d’imposta (proprietario,
usufruttuario) era in possesso
della qualifica di coltivatore
diretto o imprenditore agricolo
professionale iscritto negli
elenchi previdenziali Inps
usufruiva del minor coefficiente
110 in luogo del coefficiente
135 previsto per gli altri
contribuenti.

La qualifica di imprenditore
agricolo professionale è regolata
dal Dlgs n. 99/2004.

Tuttavia sia per questi soggetti
che per i coltivatori diretti
assume rilevanza decisiva
l’iscrizione negli elenchi contributivi
ai fini previdenziali
e assicurativi dell’Inps.

La esclusione della prima
rata dell’Imu per l’anno
2013, viene quindi usufruita
da qualsiasi soggetto proprietario
di terreni agricoli. L’unica
condizione consiste nel fatto
che il terreno non sia compreso
in una area edificabile.

Questione più complessa è
quella che riguarda le aree
edificabili le quali non usufruiscono
di agevolazioni dall’imposta
municipale. Tuttavia
tali superfici non sono
considerate edificabili, ancorché
classificate come tali nel
piano regolatore del Comune,
qualora siano possedute o
coltivate da coltivatori diretti
o imprenditori agricoli professionali.
Ne consegue che se
un’area edificabile è posseduta
da un contribuente senza
qualifiche agricole assolve
l’Imu normalmente mentre
se il possessore è un coltivatore
diretto o imprenditore agricolo
professionale paga nulla
in quanto il terreno assume la
natura di terreno agricolo
quanto meno ai fini dell’Imu.

In questi casi l’esclusione
dall’imposta prevista per i terreni
agricoli vale anche per le
aree edificabili. Peraltro il Dipartimento
del ministero delle
Finanze ha avuto modo di
precisare in presenza di terreno
edificabile in comproprietà
di più persone, qualora il
terreno sia coltivato anche da
uno solo dei comproprietari
con la qualifica di coltivatore
diretto o imprenditore agricolo
professionale iscritto nella
gestione previdenziale, è considerato
agricolo anche per la
quota di proprietà dei soggetti
sprovvisti delle predette
qualifiche. La agevolazione
prevista per gli imprenditori
agricoli professionali si estende
anche alle società agricole
(articolo 2 Dlgs n. 99/2004)
proprietarie di terreni che abbiano
la medesima qualifica
di imprenditore agricolo professionale
con un amministratore
per le società di capitali
o un socio per quelle di persone
iscritti nella gestione previdenziale.

La esenzione dell’imposta
è altresì prevista per i terreni
agricoli, ancorché incolti (circolare
Agenzia delle Entrate
n. 5/E/2013), ricadenti in
aree montane o di collina di
cui alla circolare n. 9 del 14
giugno 1993.

I fabbricati rurali – I fabbricati
rurali usufruiscono di
agevolazioni in materia di imposta
municipale.

Diviene quindi determinante
stabilire quando una costruzione
si può definire rurale
in quanto solo in questo
caso scatta la sospensione del
versamento della imposta.

Come è noto per il requisito
di ruralità si applicano le disposizioni
contenute nell’articolo
9 del Dl n. 30 dicembre
1993, n. 557, convertito con
modificazioni nella legge n.
133/1994 (vedi scheda).

In particolare al comma 3
la norma stabilisce le condizioni
necessarie per il riconoscimento
di tale qualifica con
riferimento ai fabbricati a uso
abitativo. Ad esempio è rurale
un fabbricato utilizzato
quale abitazione dall’affittuario
del terreno a cui l’immobile
è asservito.

Il successivo comma 3-bis
individua invece le caratteristiche
rilevanti per il riconoscimento
della ruralità per i
fabbricati strumentali. In pratica
tali fabbricati sono considerati
rurali se sono necessari
allo svolgimento dell’attività
agricola di cui all’art. 2135
del c.c.
In tal senso occorre altresì
precisare che la circolare ministeriale
n. 3/DF/2012 ha
chiarito che ai fini del riconoscimento
della ruralità rileva
unicamente la natura e la destinazione
dell’immobile indipendentemente
dalla categoria
catastale di appartenenza.

La ruralità negli atti catastali
è riconosciuta mediante una
specifica annotazione («R»).

Quindi la qualifica di fabbricato
rurale dipende dalla
sua natura e dalla destinazione.
Ad esempio non rileva la
circostanza che l’immobile
sia posseduto da un coltivatore
diretto o da un imprenditore
agricolo professionale. Ad
esempio se un soggetto qualsiasi
è proprietario di un fondo
rustico concesso in affitto
a terzi per la coltivazione,
può usufruire della sospensione
della prima rata dell’Imu
in quanto i fabbricati utilizzati
dal coltivatore del fondo
sono rurali. Si pone però il
problema della classificazione
catastale. L’articolo 1, del
decreto 26 luglio 2012 precisa
che il requisito di ruralità
viene iscritto negli atti catastali;
in sostanza la variazione
catastale non sarebbe di per
se costitutiva della natura di
fabbricato rurale, ma se manca
scatterebbe certamente
l’accertamento da parte dei
Comuni. Quindi il fabbricato
rurale è escluso dal pagamento
della prima rata qualora
sia classificato come tale in
catasto. In primo luogo la ruralità
è certa per le abitazioni
classificate nella categoria
A6 e per i fabbricati strumentali
iscritti nella categoria
D10. Inoltre sono rurali anche
le costruzioni alle quali è
attribuita la lettera «R». Si
ricorda altresì che continuano
a essere in ogni caso esenti
dall’imposta municipale i fabbricati
rurali strumentali ubicati
in comuni classificati
montani indicati nell’elenco
dei Comuni italiani predisposto
dall’Istituto nazionale di
statistica (Istat).


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