Imu e Fedit, la battaglia agricola

LEGGE DI STABILITÀ
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Una battaglia ancora
dura quella per trovare
la quadra del
pacchetto agricolo della legge
di Stabilità.

Restano le fortissime incertezze
sull’Imu, ma si
aprono anche altre questioni.
Mentre anche su questa
partita si rischia di aprire un
ulteriore squarcio nei rapporti
tra le organizzazioni agricole.

Con un nervo scoperto,
quello della Federconsorzi
che torna ancora una volta
alla ribalta in questa «finanziaria
». Un emendamento
presentato dal senatore Sposetti
(Pd, lo stesso partito
che nelle passate Finanziarie
si era opposto a scelte di
questo tipo) prevede l’attribuzione
alla Federconsorzi
del credito (circa 500 milioni
di euro) riconosciuto al
sistema consortile per la gestione
degli ammassi.

Definita l’esigibilità dei
crediti ora il punto è stabilire
il soggetto a cui attribuire
le somme che nel corso degli
anni hanno subìto un significativo
taglio.

Per la Coldiretti, artefice
del rilancio del sistema consortile,
non ci sono dubbi: se
non andrà alla Federconsorzi
(attualmente affidata a un
commissario) i fondi saranno
dirottati alle banche. Per
Confagricoltura e Cia invece
i termini della questione
sono diversi: il «tesoretto»
deve andare ai Consorzi
agrari. Oltre alla questione
Fedit, i temi caldi sono naturalmente
quelli dell’Imu.
Ma c’è anche, come ha ricordato
Gaetano Varano, capo
dell’ufficio legislativo
Coldiretti nel suo intervento
alla recente asemblea, l’aver
evitato un colpo alla tracciabilità
bloccando la cancellazione
dell’obbligo anche per
i «minini» di redigere l’elenco
dei creditori e fornitori,
non ai fini fiscali, ma della
tracciabilità. Varano poi ha
insistito ancora una volta sulla
necessità di differenziare
il trattamento fiscale tra agricoltori
professionali e non.
Si punta così a ridurre per
coltivatori diretti e Iap il coefficiente
di moltiplicazione
da 110 a 75 compensato dalla
spesa a carico dei non
professionisti (da 135 a
170). Varano sostiene anche
la necessità di rivalutare i
redditi agrari e dominicali:
una platea di 6,5 milioni di
contribuenti dai quali rastrellare
risorse. Irricevibile per
la Coldiretti la revisione delle
aree montane e collinare
che si trascinerebbe anche
gli sconti previdenziali.

Per la Confagricoltura invece
questa potrebbe essere
una opzione buona: su 5mila
comuni esenti infatti ne
emergerebbero 1.600 in pianura:
se dunque in queste
aree venisse aumentata l’aliquota
si potrebbero recuperare
i fondi necessari. Anche
sulla linea di demarcazione
così netta tra Iap-coltivatori
diretti e gli altri
Confagricoltura ha qualcosa
da dire. Sono molti gli imprenditori
agricoli (non Iap),
sostiene l’organizzazione,
che fanno business e investono
in agricoltura creando occupazione.
Oggi dei circa
450mila «professionisti» solo
poco più di 200mila, ribadisce
Confagricoltura, sono
delle vere aziende, le altre
sono marginali e spesso gestite
da agricoltoriover 65.
Insomma per l’agricoltura la
battaglia è ad ampio raggio:
con il Governo, ma anche
all’interno dove una linea comune
sembra difficile da trovare.


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