Il sorgo è l’arma antidiabrotica

FIERAGRICOLA
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Il sorgo sfonda a Nord la linea del Po. Colpa (o merito) della diabrotica del mais e della bandiera bianca levata da Bruxelles di fronte all’invasione del coleottero di origine americana. La recente decisione del Comitato fitosanitario europeo (si veda Terra e Vita 6, pag. 74) di cancellare Diabrotica virgifera dall’elenco delle specie da quarantena archivia infatti 20 anni di lotta obbligatoria e mette i maiscoltori a oltranza davanti a una cruda realtà: la rotazione è l’unico mezzo di lotta efficace contro questo insetto.

Per questo VenetoAgricoltura, l’Azienda regionale per i settori agricolo, forestale e agro-alimentare, ha presentato nel corso di Fieragricola i risultati di esperienze pluriennali di rotazione tra mais, sorgo e triticale o frumento intercalari.

Il sorgo è infatti un cereale spiccatamente macroterme, ad alte esigenze riguardo alla temperatura, ma con esigenze idriche più basse rispetto al mais. Caratteristiche che ne hanno diffuso la coltivazione in Italia soprattutto nelle zone non irrigue della pianura bolognese. In Veneto e Lombardia, dove l’acqua irrigua non è (quasi) mai un fattore limitante non è mai stato preso in considerazione. Fino alla siccità dell’estate del 2012. «Nelle fasi di stress idrico – ha riferito a Verona Alberto Sartori dell’Università di Padova – il sorgo si blocca, ma poi riparte senza accusare le problematiche del mais».

Nelle prove di VenetoAgricoltura il sorgo ha registrato produzioni inferiori al mais (16,05 t/ha ss contro 17,44), pH simili nell’insilato (3,7 e 3.9), minore contenuto in amido e maggiore di fibra. Nel calcolo delle unità foraggere latte (Ufl) il sorgo accusa un distacco del 13% sul mais. Un valore che non causa problemi nell’allevamento delle manze e nelle linee vacche-vitello, ma che può crearne nelle vacche da latte. In questo caso l’indicazione di Sartori è quella di gestire, nella superficie aziendale una rotazione che preveda almeno il 25% di sorgo per risanare i terreni dalle infestazioni e di integrare le Ufl perse con un’intercalare di frumento o triticale. In cambio di notevoli vantaggi in caso di siccità, infestazioni di diabrotica e anche per una minore suscettibilità alle micotossine.

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