Il sindacato agricolo che verrà

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Non ci piove. È quello che tutti vorrebbero dal proprio sindacato: servizi di buon livello e rappresentanza dei propri interessi.

Non poco. Eppure è solo un punto di partenza se pensiamo a come cambierà la vita con la nuova Pac. Al fatto che i giovani agricoltori in Italia sono una percentuale tra le più basse in Europa (certo, stanno tornando). Alle scene di burocrazia quotidiana. Ai redditi degli agricoltori: se non aumenteranno, tutto l’indotto ne pagherà le conseguenze.

Domanda: come dovrà attrezzarsi il sindacato per la sfida? Prova a rispondere, da Bologna, Alleanza per l’agricoltura (Confagricoltura, Cia e Copagri provinciali). Segno che il cambiamento è già iniziato: tre sindacati assieme. Dunque, prima risposta, «maggiore aggregazione delle forze sindacali» secondo Andrea Gabusi, presidente vicario Copagri.

Secondo, lavorare sui rapporti con la pubblica amministrazione, alias la burocrazia, i giorni trascorsi a gestire la carta: «Il sindacato deve capire le dinamiche aziendali, interpretarle e portarle alla pubblica amministrazione e semplificare la vita delle imprese. Alleanza per l’agricoltura si candida a essere un valido riferimento per le aziende agricole dinamiche, che vogliono innovare» afferma Marco Bergami, presidente della Cia bolognese. Che invita anche a non sprecare la vetrina dell’Expo 2015.

Chiara Montroni, presidente Anga Bologna, che rappresenta i giovani imprenditori delle tre organizzazioni lancia un’idea «Perché non creare un’associazione per i servizi?».

Ma il sindacato del futuro è anche aprirsi alle reti, a progetti sul territorio con altri settori economici, industria e artigianato in particolare. Massimo Ferrante, segretario Cna di Bologna (15 mila imprese) sottolinea che «ci sono meno differenze intersettoriali; non contano più le identità tradizionali e le appartenenze. Quel che conta è presidiare le filiere». E traccia l’identikit dell’impresa che “ce la fa”. Cinque le chiavi del successo: internazionazionalizzazione («i mercati ci sono, si tratta di trovare la formula per arrivarci, ma è il sistema Paese che deve presentarsi, non il singolo»); innovazione; prodotti con valore aggiunto («made in, sostenibilità, km 0, tutto va bene purché dia valore»); capitalizzazione delle aziende; reti con altri imprenditori.

Per Gianni Tosi, presidente Confagricoltura Bologna, anche il Governo deve far la sua parte: «Non si può fare sindacato di impresa se non si valorizza il ruolo dell’agricoltura in tutti i suoi aspetti, a partire dal nodo della Trise, dell’Imu e dall’enorme peso burocratico. È opportuno pensare a come rilanciare il nostro paese nel complesso». Anche perché «il manifatturiero ha perso il 25% del valore della produzione nel 2008-2013 e oltre il 15% delle imprese è scomparso o è in crisi. Il sindacato deve diventare più che mai artefice di un cambiamento».

Obbligato dalla stessa nuova Pac. Lo ricorda Paolo De Castro, presidente commissione Agricoltura del Parlamento Ue. «Ci saranno 6 miliardi di euro per tutti i giovani agricoltori under 40 (+25%)». Gli altri aiuti andranno in via prioritaria «agli agricoltori professionali. Le nostre produzioni di eccellenza, inoltre, come la frutticoltura, la risicoltura e le superfici investite a medica sono escluse dal greening mentre per le superfici arabili sono stati definiti parametri che dovrebbero salvaguardare le tipologie aziendali italiane». Ora inizia il lavoro dei singoli Paesi: «Servirà un confronto stretto a livello istituzionale su come applicarla nel miglior modo su tutto il territorio». 


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