Il Nizza Docg passa al Barbera in purezza

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Il Nizza Docg

Il profondo rosso dei vini piemontesi ha una nuova sfumatura, ma di quelle determinanti. Si chiama Nizza, Barbera 100% regolamentata ora dal fresco disciplinare che la promuove a docg. L’assemblea del Consorzio dei Vini d’Asti e del Monferrato ha infatti dato parere positivo unanime alla procedura che, con i passaggi a Roma e Bruxelles, decreta entro il 2014 la nascita dell’ultima docg subalpina.


Esultano le 44 aziende che in 18 comuni del Sud Astigiano hanno creduto già prima del terzo millennio alle potenzialità della loro produzione. Sulla carta il nuovo Nizza docg è Barbera in purezza; non è consentito l’arricchimento del grado alcolico nelle annate dichiarate sfavorevoli; è prevista una Riserva per gli affinamenti in cantina di almeno 30 mesi, di cui almeno 12 in botti di legno.


Con il nuovo disciplinare cambia l’approccio al mercato da parte delle aziende e, contestualmente, migliora la percezione qualitativa da parte del consumatore. Tradotto in numeri: ora se ne producono duecentomila bottiglie, l’obiettivo è arrivare al milione nel 2015.


Finora il Nizza era una sottozona del Barbera d’Asti, insieme a Colli Astiani e Tinella, sorelle che hanno sempre sofferto del maggiore appeal della prima, ora incoronato ufficialmente con la docg. In realtà la super denominazione completa un percorso che non si limita all’iter burocratico, ma comprende una visione ampia su che cosa vuol dire produrre un vino in Italia, dove ogni collina è un luogo e una storia a sé. Di qui la battaglia dei produttori per il nome Nizza, identificativo di un territorio, come accade per i grandi vini, e per la promozione della terra d’origine di questo super Barbera. Le tappe principali segnano undici anni fa la nascita dell’associazione “Produttori del Nizza”, con la guida prima del guru Michele Chiarlo, poi di Gianluca Morino (in foto), spigoloso e illuminato viticoltore con la passione per il web. Contestualmente a Nizza, paesone di circa diecimila abitanti nel cuore del Monferrato, a 25 chilometri dal capoluogo Asti e 10 dalla spumantiera Canelli, è stato messo in atto un rinnovamento: terminata l’era della Bottega del Vino si è affacciata quella dell’Enoteca, che si è proposta come riferimento per chi voleva conoscere vini e produzioni della zona. L’Enoteca nel tempo è diventata regionale, blasonata ma lontano dal portafoglio, ormai leggero, della Regione Piemonte. Non si è arreso Piergiorgio Scrimaglio, ultima generazione dell’omonima casa vinicola nicese e più volte presidente della povera ma bella enoteca. Il background manageriale, l’affinità con i vertici dell’Associazione Produttori del Nizza e una visione più francese e meno sabauda del marketing gli hanno permesso di realizzare con l’Enoteca iniziative di respiro internazionale, rafforzare il legame con il mondo agricolo e commerciale della zona (celebre anche per il cardo gobbo e la carne bovina piemontese) «e soprattutto – precisa Scrimaglio – chiudere il bilancio in attivo senza gli aiuti regionali».


Tutto questo ha favorito la presenza di un numero crescente di turisti dall’estero sulle colline nicesi, con conseguente incremento della vendita di vino. I mercati del Nizza parlano metà straniero: delle duecentomila bottiglie il 46% è esportato (Stati Uniti soprattutto, ma anche Svizzera, Germania, Cina, Olanda e Danimarca), sebbene gli shop in cantina annoverino acquirenti per lo più stranieri. Il valore economico dell’intera produzione Nizza si aggira mediamente sui 3,6 milioni di euro, realizzato per lo più con l’export.


«Si tratta di una media, poiché il marcato ha valori diversi anche da azienda ad azienda – afferma Gianluca MorinoOra, con la nuova docg cambiano la comunicazione del prodotto e l’impatto verso il consumatore che ancora non conosce il vino, ma si rafforza pure l’immagine di chi già lo apprezza. La scommessa è di arrivare a un milione di bottiglie il prossimo anno, ma il numero potrebbe facilmente aumentare, se il mercato, come speriamo, darà conferme». Soddisfatto anche il presidente (in scadenza) del Consorzio dei Vini d’Asti e del Monferrato, Lorenzo Giordano: «Oggi il Nizza può diventare la punta di diamante della produzione del Barbera del Piemonte. E’ un nome breve, facile da ricordare e legato a un territorio. Inoltre è un progetto condiviso da tutti che può essere un’opportunità unica per l’area di produzione del Barbera».


Tra le novità approvate dall’ente insieme al disciplinare del Nizza, anche la liberalizzazione della chiusura delle bottiglie di Barbera d’Asti docg (escluso il tappo a corona), provvedimento che non comprende però il Nizza, né le sottozone o la menzione Vigna, per le quali rimane l’obbligo del sughero. Per un’altra docg tutelata dal Consorzio, il Ruché di Castagnole Monferrato, il nuovo disciplinare esclude soltanto l’uso di tappi sintetici e a corona.


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