Il bio italiano viaggia a tutto gas

MERCATO
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La venticinquesima edizione di Sana, che ha visto un afflusso di 32.400 visitatori, ha evidenziato che l’agricoltura biologica italiana, anche senza interventi a livello pubblico, ha ancora la marcia giusta.

Non conta infatti sul programma “Ambition bio 2017” (Projet agro-écologique pour la France) che punta a raddoppiare le superfici a coltivazione biologica tra il 2012 e il 2017 e ad aumentare i consumi. Il ministro dell’Agricoltura francese si impegna a investire almeno 160 milioni di euro l’anno – oggi sono 90 – nel periodo 2014-2020 per aiutare la conversione e il mantenimento dell’agricoltura bio.

Non si basa neppure sull’”Organic Farming Action Plan 2013-2015” irlandese, il cui obiettivo è far raggiungere al biologico il 5% della Sau, aumentando la produzione domestica per ridurre l’importazione, sviluppare l’export attraverso la creazione di reti e strutture che orientino i produttori.

E non ha neppure avviato il progetto “Mehr Bio!” (Più biologico!”) con cui i Verdi tedeschi si presentano alle elezioni del 22 settembre: «Nel lungo periodo avrà successo solo l’agricoltura attenta alle esigenze e ai desideri dei consumatori, che si basa sulla protezione dell’ambiente e sul benessere animale».

Anche senza queste misure l’agricoltura biologica italiana è in salute. Senza impennate, ma aumentano Sau e numero dei produttori. Crescono anche le dimensioni del mercato bio: dai dati Ismea/Gfk-Eurisko per il 2012 emerge una crescita della spesa nella gdo del 7,3% (dopo il +8,8% del 2011 e il +11,7% del 2010). Ancora migliori i dati per il 2013: nel primo semestre gli acquisti sono aumentati dell’8,8% in valore. Il dato assume maggior significato se si pensa che nello stesso periodo la spesa agroalimentare è scesa del 3,7%.

Export – in salute – e vendite dirette – anch’esse in crescita – a parte, il mercato biologico italiano non si esaurisce nei supermercati, ma conta su un canale specializzato composto da circa 1.200 punti vendita che sfiorano il miliardo di fatturato.

Nonostante le sue dimensioni economiche, i dati sul canale sono abbastanza evanescenti. Bene ha fatto, quindi, Bologna Fiere a commissionare a Nomisma un’indagine su un campione di 228 punti vendita (85 m2 di superficie media, 1.500 referenze e un fatturato di 525mila € per quelli sotto i 200 m2, 310 m2, 3.200 referenze medie e vendite per 1,2 milioni € per quelli sopra). L’incremento del fatturato nel 2012 è stato quasi il doppio di quello registrato nella grande distribuzione: +12,4% nei punti vendita di minor superficie, +14,1% in quelli di maggior dimensione. Il 59% di quelli di maggiori dimensioni ha effettuato assunzioni nell’ultimo biennio (con una media di due nuovi addetti), due terzi mantengono un sito internet, gestiscono profili Facebook o Twitter e programmi di fedeltà.

Ecor NaturaSì (il maggior operatore nazionale, vendite per poco meno di 160 milioni, in crescita del 10% nei primi sei mesi 2013, 101 punti vendita a marchio, 290 affiliati nel programma Cuorebio, 3 ristoranti, un’azienda agricola da 500 ha in Molise) ha partecipato a Sana con un’area di 3mila m2 in cui ha raggruppato 160 fornitori.

Edoardo Freddi, responsabile marketing, annuncia nuove aperture in centro e nord Italia per la fine dell’anno e non dimostra preoccupazione per l’avvio delle catene targate Almaverdebio/Ki Group e Eurospin/Scotti (nei prossimi mesi avvieranno il punto vendita pilota). «La crescita del canale specializzato è sempre positiva – ha detto Freddi -. L’ingresso di altri player significa maggiore competitività, ma stimola anche ad aumentare l’attenzione sulla qualità dell’offerta. L’andamento positivo non deve far abbassare la guardia; al contrario, imprese e organismi di controllo devono aumentare l’impegno per l’integrità del settore e per contrastare le frodi. Anche l’amministrazione pubblica è chiamata a impegnarsi di più, con iniziative di promozione che incoraggino il settore, ma anche con semplificazione burocratica e sostegno alla ricerca».

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