I giovani investono sull’agricoltura

FORMAZIONE
piantine_laboratorio_ricerca

Il dato in controtendenza
continua a fare notizia.
Il numero di giovani
che si iscrive a scuole
e corsi di laurea in campo
agroalimentare, con tutte le
materie e specializzazioni
che nel frattempo sono state
attivate, negli ultimi anni
è cresciuto con percentuali
medie a due cifre. Questo
contrariamente a buona parte
di quanto è successo in
altre facoltà e corsi di laurea.
E in una fase di recessione
economica generale
dove la conoscenza della
terra, e di tutto ciò che ruota
attorno per valorizzarne
le risorse sul piano agronomico
e ambientale, può rappresentare
ancora un salvagente
sul mercato del lavoro.
Un settore nel quale, anche
qui contrariamente al
trend generale, i dati Istat
2012 diffusi nei giorni scorsi
confermano oltre tutto
una sostanziale tenuta dell’occupazione:
con un
-0,2% di lavoratori nel complesso,
e un incoraggiante
+3,6% di quelli dipendenti.

Le ultime indicazioni del
Cineca sul crollo degli
iscritti nelle Università italiane,
con i corsi triennali
che in meno di dieci anni
hanno perso quasi un terzo
degli iscritti – oltre 90mila
– avvalorano ora il trend
positivo delle immatricolazioni
registrato nelle (ex)
facoltà di Agraria, trasformati
in Dipartimenti dalla
riforma Gelmini.

Al di là delle denominazioni,
a confermare il fenomeno
basta confrontare il
trend degli ultimi due anni
delle immatricolazioni ai
corsi di laurea triennali nei
principali Dipartimenti di
Agraria. Trend che in quasi
tutti gli atenei, da Nord a
Sud Italia, evidenziano una
crescita degli iscritti, con
«boom» che in alcune sedi
superano da un anno all’altro
il 60 per cento.

Quest’anno, ad esempio,
a Torino il corso di Tecnologie
alimentari registra
289 nuovi iscritti, con un
aumento del 45,2% rispetto
all’anno scorso. A Milano,
il corso di Scienze della ristorazione
(complice il pullulare
di mediatici «Master-
Chef») vede 217 matricole,
con un’impennata su base
annua del 66,9 per cento.

Perugia, con il suo più tradizionale
corso di Scienze
agrarie e ambientali, segna
120 iscritti (+48,1%); Sassari,
con Scienze agro-zootecniche,
72 iscritti (+60%). A
Napoli, Tecnologie agrarie
registra 144 matricole
(+21%), Bari con Scienze e
tecnologie alimentari 93
(+50%), Reggio Calabria,
con Scienze e tecnologie
agrarie 64 (+56%).

«Alla crescita delle immatricolazioni
concorrono
fatti strutturali e contingenti
– spiega Giuseppe Pulina,
preside del Dipartimento
di Agraria di Sassari e
presidente della Conferenza
didattica nazionale di
Agraria –. Da un lato, c’è
un movimento di fondo che
consolida il sistema agroalimentare
come anticongiunturale.
Contestualmente, esiste
una possibilità di collocazione
sul mercato di chi
completa questi studi anche
grazie alla riapertura, su basi
nuove, di fronti strategici,
come quello delle agroenergie,
con opzioni occupazionali
ad ampio spettro
che vanno dall’economia all’ingegneria.
E a questo si
aggiunge il fronte aperto
della futura Politica agricola
comune, che in un contesto
mondiale vede una corrente
generazionale particolarmente
impegnata a investire
su questi temi».

«Il trend positivo delle
immatricolazioni registrato
nelle ex facoltà di Agraria
in questi ultimi anni merita
attenzione», conferma Francesco
Pennacchi, preside a
Perugia, che nel febbraio
scorso ha passato al collega
Pulina il testimone di presidente
della Conferenza didattica
agraria. «Tutto questo
– aggiunge Pennacchi –
non può che dare soddisfazione
a tutti i docenti delle
facoltà di Agraria che hanno
un impegno quotidiano
con i giovani; anche quando,
come purtroppo sta accadendo,
diminuiscono drasticamente
le risorse necessarie
per realizzare in modo
efficiente ed efficace il nostro
lavoro. Tra l’altro, negli
ultimi anni, il numero di
docenti che opera nelle nostre
strutture è diminuito di
poco meno del 10%».

Pubblica un commento