Gli interventi sulle erbacee

SPECIALE PIANO DI CONCIMAZIONE
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Nell’agricoltura tradizionale l’equilibrio fra i seminativi e le colture foraggere destinate all’allevamento consentiva una più che importante restituzione degli elementi asportati e il mantenimento di elevati tassi di sostanza organica nel terreno. Attualmente con la riduzione delle attività zootecniche e con il decentramento dei siti produttivi rispetto ai siti di consumo delle materie prime, si pone in modo impellente la necessità di ristabilire nei suoli l’equilibrio tra le asportazioni e gli apporti degli elementi nutritivi. Inoltre i problemi ambientali legati all’impiego dei fertilizzanti (minerali ed organici) sono ormai noti e riconducibili sovente ad una scarsa efficienza degli stessi e a rischi dovuti ad eccessi di disponibilità dei nutrienti.

Per i motivi di cui sopra il concetto di Piano di concimazione ben rappresenta tutta una serie di esigenze di carattere sia ambientale sia economico, insiti anche nei moderni concetti di IA (Integrated Farming). Non a caso i Disciplinari di Produzione Integrata (DPI) prescrivono che le quantità di macroelementi da apportare in fertilizzazione debbano essere calcolati utilizzando appositi piani di concimazione. Ciascun Disciplinare riporta in dettaglio formule e tabelle per il calcolo delle quantità di fertilizzante da apportare, le epoche in cui è possibile distribuirlo ed eventuali nuovi vincoli. Alcune strutture pubbliche e private, per agevolare il lavoro, mettono a disposizione dei programmi di calcolo appositamente realizzati e aggiornati in modo da essere sempre in linea con le variazioni dei Disciplinari.

Cos’è un piano di concimazione

L’obiettivo di un piano di concimazione è di adeguare gli apporti degli elementi nutritivi ai reali fabbisogni della specie coltivata senza incorrere in sovradosaggi o sotto dosaggi. I primi rappresentano un costo supplementare e inutile per l’agricoltore e potrebbero provocare inquinamento ambientale e anche perdita di redditività del processo produttivo, i secondi porterebbero a produzioni ridotte e a volte di scarsa qualità e, nel lungo periodo, potrebbero anche diminuire la fertilità del terreno.

Un piano di concimazione è una procedura che, per una determinata coltura e varietà e sulla base;

1) della quantità e qualità della produzione, che si prevede di ottenere,

2) delle caratteristiche fisico-meccaniche e chimiche del terreno,

3) dell’andamento meteorologico o climatico dell’areale di coltivazione e

4) del tipo di coltura in precessione sull’appezzamento da coltivare (fig. 1), consente di definire la quantità totale di un determinato elemento nutritivo da distribuire, le fasi fenologiche della pianta coltivata nelle quali applicarli (in altre parole le epoche di applicazione o il tipo di frazionamento quando necessario) e il tipo di concime organico e/o minerale da utilizzare. In altre parole un piano di concimazione consente di ottimizzare la pratica della concimazione.

Ottimizzare la concimazione significa far assorbire alla coltura la maggior parte, dell’elemento nutritivo apportato con il concime. Non si deve ricorrere a formule standard o a procedimenti “statici”, ma si deve operare di volta in volta in modo dinamico in funzione delle caratteristiche fisico-meccaniche e chimiche del terreno, del potenziale produttivo stimato della coltura e pertanto delle necessità nutrizionali reali della coltura, dell’insieme delle pratiche agronomiche applicate (avvicendamento colturale, lavorazioni del terreno, irrigazione, ecc.) e delle condizioni climatiche.

L’equazione della fertilizzazione

È importante ricordare che per un elemento nutritivo la quantità disponibile non corrisponde alla quantità totale presente nel terreno, ma soltanto a quella quota parte del totale che la coltura, in un determinato intervallo di tempo, può effettivamente utilizzare. Ad esempio, alcuni macroelementi, come l’azoto e il fosforo, sono presenti nel terreno in quantità molto elevate, ma la loro forma chimica assimilabile dalle piante rappresenta una percentuale estremamente ridotta del totale.

Dal punto di vista tecnico, nei piani di concimazione la determinazione della dose di elemento nutritivo da distribuire con la concimazione si basa sul “metodo del bilancio”. In una precedente nota sull’argomento relativamente alla concimazione azotata si era approfondito questo sistema di fertilizzazione delle colture.

Il metodo del bilancio si basa sulla seguente equazione:

F = A – E + U

dove:

F: quantità di elemento da distribuire con i concimi;

A: i fabbisogni (asportazioni) di elemento nutritivo da parte della coltura;

E: quantità di elemento nutritivo che entra nel sistema per cause diverse dalla concimazione (rilasci colture precedenti, piogge, ecc.);

U: quantità di elemento nutritivo che esce dal sistema per cause diverse dall’assorbimento della coltura.

L’equazione di bilancio sopra riportata è molto semplificata. Nella realtà la formula può assumere forme più o meno complesse e in taluni casi aspetti dinamici legati all’andamento meteorologico. Inoltre le variabili in essa contenute possono risultare più o meno numerose a seconda dell’elemento nutritivo considerato. Ad esempio per quanto attiene l’azoto importanti sono gli aspetti legati alle perdite per lisciviazione e per denitrificazione o agli arricchimenti naturali dovuti alla rideposizione atmosferica con le precipitazioni. Per contro per il fosforo le perdite per lisciviazione sono nulle come pure trascurabili sono le perdite o gli apporti dall’atmosfera.

Mai sottovalutare l’aspetto economico

Un ulteriore aspetto da valutare è quello economico. Sovente ma non sempre la dose tecnica ottimale corrisponde alla dose economica ottimale. La dose economica ottimale, che è quella oltre la quale si annulla il reddito marginale della coltura o in altre parole quando il costo globale dell’unità di concime aggiunta equivale al valore dell’incremento di produzione ottenuto.

Nella prova di figura 2 la Produzione Lorda Vendibile (Plv) aumenta di 9,9 e di 6,1 euro per kg di azoto apportato alla coltura, rispettivamente per il frumento duro e tenero, passando da 0 a 50 unità di N/ha. Nella stessa sperimentazione, oltre le 150 unità di azoto per ogni kg di azoto in più la Plv diminuisce di 0,3 e 0,5 euro per kg di azoto apportato alla coltura, rispettivamente per il frumento duro e tenero. Se dal punto di vista agronomico, la dose ottimale è quella che permette di raggiungere il miglior risultato quanti-qualitativo; dal punto di vista economico, invece, la dose ottimale è quella che consente di massimizzare il reddito netto dell’imprenditore agricolo. 

(*) L’autore è di Horta srl – Piacenza

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