Gli interventi fertilizzanti tra inverno e primaveraL’alternanza

IN CAMPO
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Nei mesi invernali la natura è in apparente stasi, ma in realtà si verificano processi importanti per la produttività delle colture. Nelle piante da frutto avviene l’elaborazione delle riserve per una pronta ripresa vegetativa in primavera. Nelle colture erbacee e orticole a pieno campo la vegetazione è molto rallentata per le basse temperature, ma è comunque presente (criptovegetazione). Le basse temperature, fra l’altro, sono fondamentali per i frumenti non alternativi che in mancanza delle adeguate ore di freddo non potrebbero fiorire.

L’alternanza di caldo e freddo e di secco e umido favorisce inoltre la maturazione dei suoli lavorati, con disgregazione delle grumosità più compatte ed incorporazione dei fertilizzanti distribuiti. Vediamo ora nel dettaglio quali sono gli interventi fertilizzanti che caratterizzano questo periodo nelle varie colture.

Cereali autunno-vernini

Nei cereali autunno-vernini è già stato possibile effettuare in genere le semine programmate prima dell’inverno, corredate della eventuale concimazione pre semina o localizzata.

Sulle semine già realizzate ciò che si deve considerare da questo periodo in avanti è la concimazione azotata.

Per il frumento quella più importante è alla levata, dove si concentrano le massime richie-ste della coltura: negli areali del Centro-Nord in genere si attua, a seconda dell’andamento climatico, da metà marzo ad inizio aprile.

Oltre a questo intervento chiave può rendersi utile o necessario un passaggio azotato a metà-fine febbraio per favorire il completamento dell’accestimento.

Per considerare se sia necessario effettuare, ed eventualmente anticipare, questo intervento con azoto sono doverose alcune valutazioni:

Investimento. Se la semina è stata effettuata, come nell’autunno 2014 si è verificato nella maggioranza dei casi, in tempo, con terreni ben preparati ed in condizioni di tempera, l’emergenza è stata molto buona e si registra un ottimo investimento, per cui non si manifesta la necessità di stimolare l’accestimento con apporti azotati. L’esigenza di anticipare la concimazione azota si evidenzierebbe in caso di emergenza insoddisfacente, con inadeguato numero di piante a metro quadro.

Andamento climatico avverso. Se intervengono forti gelate o si verificano ristagni idrici, nei nostri appezzamenti di cereali autunno-vernini si possono creare zone dove le piante vengono a perdersi, oppure evidenziano difficoltà di accestimento; è allora opportuno intervenire per stimolarlo con apporti azotati.

Semina su sodo. I campi seminati su sodo possono avvertire prima degli altri l’insufficiente disponibilità di azoto, sia per la competizione delle erbe presenti, sia perché esso viene richiamato dalla decomposizione della sostanza organica, sia perché non si fanno consistenti concimazioni alla semina. Ne consegue che bisogna seguire con particolare attenzione i campi seminati su sodo perché sono i primi a denunciare l’eventuale necessità di integrazioni azotate.

Piovosità del periodo ottobre-febbraio. Se in questo periodo si verificano numerose e intense precipitazioni, queste causano il dilavamento dell’azoto del terreno, che non è più disponibile per le colture; se invece le piogge sono poco significative, l’azoto nitrico non viene dilavato e rimane quindi a disposizione delle colture, rendendo meno impellenti apporti ulteriori.

Se nei seminati si registra una o più di que-ste condizioni, è opportuno effettuare un intervento azotato di soccorso già nel mese di gennaio che, per la sua urgenza, dovrà essere predisposto impiegando fertilizzanti a pronto effetto, con una componente nitrica di rilievo: ad esempio nitrato di calcio o nitrato ammonico, con apporti dell’ordine di almeno 30 unità di azoto.

Per riepilogare, nell’intervento chiave di con-cimazione, alla levata, si deve considerare di distribuire dal 50 al 70% dell’azoto totale riservato al frumento: se si valuta necessaria una concimazione per completare l’accestimento, alla levata si riserva la percentuale inferiore per destinare una percentuale di circa il 30% dell’azoto totale a metà-fine accestimento.

Diversa è l’impostazione se si punta su fertilizzanti a cessione graduale dell’azoto: dato il minore rischio di dilavamento, si possono raggruppare a metà-fine accestimento le due concimazioni sopra indicate, per cui con questi fertilizzanti si distribuisce circa il 65-80% dell’azoto totale.

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