Girasole: Le rese tornano a salire

DOSSIER GIRASOLE
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All’inizio del nuovo anno le indicazioni lasciate da quello vecchio rimangono legate ad uno stato di elevata incertezza e delineano un quadro di complessiva pesantezza. L’economia italiana arranca in una condizione di sostanziale immobilità e non trova all’interno del sistema paese le necessarie premesse per affrontare la sospirata ripresa. Se verrà, questa sarà trainata più dalle economie che già si stanno muovendo, come quelle americana e dei paesi asiatici, che da quella interna. La crisi nel 2013 sembra avere allentato la sua morsa che si era fatta sentire negli anni precedenti, ma rimane una situazione di complessiva stazionarietà delle economie, in particolare di quella italiana e dell’area dell’euro. In questo quadro si inserisce anche il settore agricolo.

I primi consuntivi del 2013 indicano una contrazione del valore della produzione attorno all’1,4% dovuto sia alla riduzione della produzione in termini quantitativi che alla dinamica dei prezzi che è rimasta di fatto debole e, in alcuni comparti, addirittura in flessione. Su tutto, però, ha gravato la caduta della domanda interna manifestatasi con la riduzione dei consumi alimentari, almeno nei primi tre trimestri dell’anno. Un fatto abbastanza raro, ma significativo della situazione di recessione del paese, perché di norma nei momenti di crisi i consumi alimentari tengono anche in presenza di cali negli altri comparti.

La debolezza del risultato produttivo è generalizzata e ha colpito anche i principali seminativi che hanno patito il cattivo andamento climatico con inverno e primavera molto piovose a cui ha fatto seguito una lunga estate asciutta, ma con temperature non elevate. La dinamica dei prezzi internazionali si è mantenuta in leggera flessione o, al più, stabile. Anche la tensione sulle oleaginose, soia in primis, si è attenuata in un primo tempo, poi ha ripreso a manifestarsi, ma si è allineata negli ultimi mesi dell’anno all’andamento generale in calo.

Andamento della produzione

In questo quadro produttivo si colloca anche la situazione del girasole che nel 2013 conferma la tendenza recente a una riduzione ulteriore, seppure limitata, della superficie che è calata di circa 4.000 ettari rispetto al 2012 proseguendo in un trend recente, ma sostanzialmente allineandosi ad una certa stabilità di lungo periodo che prosegue da circa un decennio. Il livello di tenuta della superficie si attesta sui 110.000 ettari in una fascia che è compresa fra 100 e 150mila (fig. 1). Alla flessione della superficie nel 2013 si accompagna un incremento di produzione dovuto al miglioramento delle rese rispetto al 2012. Queste erano state di poco inferiori a 18 quintali/ha e risalgono a circa 22/23 quintali nel 2013, su valori sostanzialmente coerenti con le medie di lungo periodo della coltura. Di conseguenza la produzione totale cresce da 191.700 tonnellate a 240.000 con un incremento di 49.000 pari al 25,5% rispetto al 2012. Il risultato produttivo è positivo e riporta la produzione ai livelli del decennio appena concluso e superiore del 10% circa alla media dell’ultimo quinquennio. Pur in un quadro di sostanziale stabilità va considerato che questa coltura, dopo il boom prodotto dall’evoluzione degli orientamenti comunitari negli anni ’90, conserva una serie di problematiche legate al contesto produttivo in cui si attua tradizionalmente e alla ridotta innovazione colturale che di fatto la espongono ad andamenti produttivi irregolari.

Centro Italia dominante

Le modifiche intervenute nel quadro produttivo nel 2013 hanno avuto ripercussioni anche sulla distribuzione territoriale delle superfici e della produzione (fig. 2). In particolare la riduzione della superficie che si è manifestata rispetto all’anno precedente determina un’ulteriore accentuazione del peso relativo delle aree del Centro Italia che sale dal 77,4% del 2012 all’81% del 2013 con un incremento assoluto di superficie di 1.500 ettari. Il Sud mantiene il suo ruolo con il 10% del totale e una riduzione di 250 ha, il Nord Est scende dal 7% all’8% perdendo circa 1.000 ha, mentre la variazione maggiore riguarda il Nord Ovest che in percentuale perde 5 punti e in assoluto circa 5.100 ha riducendo la superficie a soli 1.112 ettari. La distribuzione della produzione sostanzialmente segue le stesse dinamiche con variazioni dovute all’andamento delle rese che in sintesi penalizzano le aree del Mezzogiorno mentre nelle altre sono superiori alla media nazionale.

Le variazioni riscontrate a livello delle grandi aggregazioni territoriali sono il risultato di quelle che si sono verificate nelle singole regioni e sostanzialmente confermano il quadro tradizionale di questa coltura. Le Marche, con oltre 46.500 ettari conservano la prima posizione nella graduatoria nazionale nonostante un calo di circa 1.500 ettari rispetto all’anno precedente (tab. 1). Al secondo posto si colloca l’Umbria con una superficie pari a circa la metà, 22.500 ha, e un incremento di quasi 4.000 ha sul 2012. Al terzo posto la Toscana che perde oltre 8.000 ettari e scende a 13.500 ha. Poco sopra ai 5.000 ettari si collocano l’Emilia e il Molise, mentre sui 4.000 ha troviamo Lazio e Abruzzo. La concentrazione territoriale cresce ancora con la quota della superficie delle prime quattro regioni che arriva all’81,5% dall’80% del 2012 e la corrispondente produzione che passa dal 79% all’84%, a conferma del fatto che l’aumento delle rese può essere collegato anche ad una maggiore localizzazione nelle aree più produttive, mentre quelle marginali sono state occupate da altre colture.

Prezzi molto deludenti

La dinamica dei prezzi del girasole sul mercato italiano, dopo un biennio in cui le quotazioni si erano mosse al rialzo, è stata nel 2013 molto deludente. Nei mesi per i quali i prezzi sono disponibili (tab. 2) si sono mantenute attorno ai 28,5 €/quintale, con un massimo iniziale di 29 € all’inizio della campagna, ben al di sotto dei 41 € medi della campagna 2012/13, dei 40,4 € dei corrispondenti mesi dello stesso anno e dei 34,5 € della campagna 2011/12. Su questa dinamica deludente per i produttori e solo in parte mitigata dall’incremento delle rese hanno influito fattori legati al mercato interno e, soprattutto, a quello mondiale in cui la situazione generale delle commodity, e in particolare delle oleaginose, è stata in costante flessione tendenziale con limitati spunti al rialzo. I derivati del girasole hanno seguito l’evoluzione della soia, senza nemmeno beneficiare dei modesti recuperi di quest’ultima.

Mercati e prospettive

L’andamento della campagna 2012/13 conferma la situazione largamente deficitaria del nostro paese che sembra in condizione di aggravarsi ulteriormente a causa della dinamica produttiva del 2013. I dati relativi agli scambi dei derivati del girasole mostrano un peggioramento della bilancia commerciale (tab. 3).

Nel 2012 la produzione nazionale si è contratta del 20% scendendo a circa 200.000 tonnellate mentre anche le importazioni sono scese del 5% a 213.000 t., di provenienza quasi esclusivamente comunitaria. La quantità di farina prodotta con semi nazionali si è ridotta, per effetto del calo della produzione interna e del forte incremento delle importazioni di farine dall’estero, in particolare da Russia ed Ucraina, ad appena il 13% della disponibilità totale ricorrendo al mercato mondiale. In peggioramento anche la quota di oli ottenuta da semi nazionali che dal 25% del 2011 scende al 19,5%, con un incremento delle importazioni di oli da Ucraina, Russia e Moldavia.

La dinamica produttiva del 2013 lascia prevedere il consolidamento di una situazione di forte dipendenza commerciale anche a causa della bassa redditività della coltura espressa dai prezzi. Tuttavia, il girasole negli areali di consolidata diffusione risulta di fatto la coltura più praticabile.

L’incerto percorso della riforma della Politica agricola comunitaria, con la parziale conferma di quella in atto per il 2014 e la prospettiva di reale avvio dal prossimo anno apre, quindi, ampi spiragli a un riposizionamento delle diverse colture in relazione alla redditività che potrebbe favorire il ritorno del girasole nei terreni in cui di recente è stato sostituito da altre produzioni.

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