Giorgio Mercuri “Ricavi più alti con le coop”

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Giorgio Mercuri

Giorgio Mercuri è stato nominato presidente dell’Alleanza delle Cooperative agroalimentari solo da poco tempo. Con lui facciamo il punto sulle principali problematiche del settore lattiero caseario, con particolare riferimento al ruolo che la cooperazione, con le sue varie forme aggregative, svolge nell’ambito di un mercato sempre più globalizzato.


Una delle questioni più discusse in questi mesi è sicuramente quella della fine del regime delle quote latte.


«Lo scenario post quote latte vedrà il sistema lattiero caseario soggetto alle dinamiche di mercato e ciò genera naturalmente qualche preoccupazione in tutti i soggetti coinvolti nella filiera. Fedagri sta affrontando il tema con la dovuta attenzione: supporteremo le cooperative in un mercato nuovo che richiederà sicuramente più alti livelli di competitività e una sensibilità maggiore nel percepire i segnali di possibili rapidi cambiamenti».


Conferma quanto ha detto in altre occasioni, di temere una maggiore instabilità dei prezzi?


«Sì: a partire dal primo aprile 2015, data che segnerà la fine del trentennale regime delle quote, la cui gestione soprattutto per l’Italia è stata molto spesso turbolenta, il settore lattiero caseario dovrà confrontarsi con uno scenario che probabilmente sarà caratterizzato da una maggiore volatilità dei prezzi. Anche se tale volatilità è attenuata nei paesi in cui le cooperative lattiero casearie dispongono di una elevata quota di mercato, diventerà strategico riuscire a garantire un reddito adeguato per i produttori di latte e mantenere la produzione di latte in tutte le aree da quelle più vocate alle zone più difficili».


Quale ruolo può svolgere concretamente la cooperazione per attenuare la volatilità dei prezzi?


«Le cooperative lattiero-casearie svolgono da sempre un ruolo fondamentale perché contribuiscono a ridurre la volatilità del mercato, aiutando gli agricoltori a ottenere una parte più consistente del valore aggiunto nella catena di approvvigionamento alimentare. Questo si manifesta in particolare nei paesi in cui le cooperative lattiero-casearie sono numericamente significative, come l’Italia, il che permette agli agricoltori di ricevere da 2,50 a 4,50 in più per 100 kg di latte rispetto ai paesi in cui le cooperative non sono presenti o rappresentative».


È vero che nelle aree di montagna le cooperative stanno diminuendo?


«Negli ultimi anni stiamo assistendo ad una contrazione del numero delle aziende nelle aree marginali e di conseguenza anche ad un calo della produzione, dovuto fondamentalmente ad una scarsa competitività causata a sua volta da maggiori costi di produzione e di logistica. Laddove altre forme di impresa hanno abbandonato le aree svantaggiate e marginali considerandole non più profittevoli, la cooperazione al contrario svolge azione di salvaguardia consentendo ai produttori di latte di rimanere ancora attivi nonostante gli alti costi produttivi. È grazie alla cooperazione quindi che si riesce a scongiurare tutte le ricadute negative che ne conseguirebbero sotto il profilo economico, sociale ed ambientale».


Come si prepara il settore ad affrontare lo scenario della nuova Pac?


«La programmazione e gestione produttiva dei formaggi dop, possibilità ottenuta con il “Pacchetto Latte”, e le importanti novità nel sistema di tutela delle eccellenze previste dal “Pacchetto Qualità” sono state le novità più significative per il comparto negli ultimi anni. Non crediamo tuttavia che tutto ciò sia sufficiente. È necessario a nostro avviso che la futura politica lattiero casearia europea riesca anche a promuovere, incoraggiare e sostenere gli investimenti in termini di produttività e competitività a livello di azienda agricola, per aiutare gli agricoltori a produrre sempre più in modo sostenibile. Questo si può fare solo incentivando gli investimenti nelle filiere attraverso adeguati Piani nazionali di rilancio».


Dunque che dire relativamente ad aiuti accoppiati, pagamenti diretti?


«Per quanto riguarda il primo pilastro, sarebbe opportuno che le istituzioni italiane facessero le dovute riflessioni su come utilizzare gli aiuti accoppiati. Ci sono in ballo 400/500 milioni di euro all’anno che se ben utilizzati possono fare la differenza per alcuni settori. Abbiamo più volte avuto modo di dichiarare in questi mesi che è ora di mettere fine alle pratiche di “distribuzione a pioggia delle risorse” e di procedere piuttosto con un’assegnazione mirata e strategica per le reali necessità del sistema Paese. Vi sono settori produttivi, e la zootecnia è uno di questi, che maggiormente saranno penalizzati dalla riforma dei pagamenti diretti: è anche con questa chiave che si dovranno prendere le decisioni per l’applicazione del regime di aiuti accoppiati».


Sta pensando ai programmi di sviluppo rurale?


«Sì, esattamente. I programmi di sviluppo rurale non devono essere calati dall’alto ma è necessario che siano maggiormente coordinati tra le varie Regioni produttrici. Chiediamo pertanto che siano pensati in virtù della razionalizzazione dei costi di alimentazione, di azioni che favoriscano l’autonomia energetica delle aziende lattiero casearie e, infine, di misure finalizzate a migliorare la ricerca e lo sviluppo di nuove tecnologie di allevamento».


Qualche opportunità si potrà cogliere anche nell’ambito dei fondi mutualistici?


«Sì, certo. È a tutti noto come i produttori di latte si trovino puntualmente ad affrontare situazioni di incertezza come la volatilità di mercato, le condizioni meteorologiche estreme, le malattie degli animali, gli elevati costi di produzione. La politica comunitaria è chiamata ad intervenire per mitigare questi fenomeni che possono mettere a rischio la produzione lattiera. A tal proposito, ben vengano nello sviluppo rurale le misure per i fondi mutualistici e per le assicurazioni, ma queste devono essere adeguatamente finanziate nell’ambito di un Piano strategico nazionale. Ora sarà indispensabile fare ogni sforzo come sistema paese per riuscire a trovare la migliore soluzione tecnica possibile per creare e gestire i fondi mutualistici che potrebbero effettivamente rappresentare un elemento fondamentale per la stabilizzazione del reddito degli allevatori nel prossimo futuro».


Ci sono altre misure che potrebbero aiutare il settore?


«Uno strumento oggi sottovalutato ma importante, che potrebbe aiutare a sostenere il settore, è il “latte nelle scuole”, fondamentale per introdurre nell’alimentazione dei più piccoli un alimento importante come il latte e farli diventare i consumatori di domani. Questo vale ancor di più se riuscissimo ad inserire i prodotti con il marchio delle nostre cooperative. Sarà inoltre importante la restituzione all’export per i nostri formaggi dop che vanno nei paesi extra Ue, misura che è stata di grande aiuto nei periodi più bui».

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