Germania, l’acceleratore sul biogas

Tutte le novità della legge sulle rinnovabili presentate al 2° Simposio internazionale Claas
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Un paese che crede davvero nelle energie rinnovabili, che investe in uomini e risorse nella ricerca di settore per trovare la vera alternativa al nucleare, destinato ad uscire di scena nel 2020.

Questa è la Germania che si prefigge un obiettivo ambizioso entro il 2050: arrivare al 60% di energia e all’80% di elettricità prodotte da fonti rinnovabili, in particolare biomassa, la fonte più utilizzata (70%), seguita da fotovoltaico ed eolico.

Va in questa direzione la nuova legge sulle fonti rinnovabili (EEG 2012) che semplifica il sistema di incentivazione del biogas introducendo per la biomassa una sola tariffa base, differenziata in relazione alla potenza e integrata da incentivi per le classi di sostanze impiegate, la trasformazione in biometano e premi di mercato.

«Il numero di impianti in Germania ha superato i 7.100 con una potenza installata di circa 2.700 MW e ben 3,7 milioni di nuclei familiari che utilizzano elettricità da biogas» ha ricordato Gerd Muller, Segretario parlamentare di Stato del ministero federale per l’Agricoltura, intervenuto al 2° Simposio internazionale sul biogas di Harsewinkel in Westfalia (Germania), organizzato da Claas, che ha aggiunto: «Oggi abbiamo 2 milioni di ettari di colture energetiche, di cui 910mila a colza per biocarburanti e circa 800mila a mais per la produzione di biogas, un valore “difficile” da far accettare dall’opinione pubblica, anche se ritengo – ha sottolineato Muller – non sia eccessivo, ma possa essere addirittura raddoppiato senza tuttavia perdere di vista la priorità insita nel sistema agricolo di produrre alimenti; il limite del 60% all’impiego di mais nei digestori è stato introdotto sia per ridurre la polemica food-no food e non creare competitività con la zootecnia, sia per ridurre il problema dell’innalzamento degli affitti dei terreni, per i quali si sono registrati valori da 600 €/ha fino ai 2.000 €/ha».

Dalle parole del Segretario di Stato tedesco appare dunque una realtà del biogas non troppo dissimile da quella italiana, solo ad una scala molto diversa. «In Italia – ha aggiunto Michael Niederbacher – gli impianti in esercizio a fine 2011 dovrebbero raggiungere quota 619 per una potenza totale di 410 MW, mentre la superficie coltivata a mais destinato a produzione di biogas non arriva a 85mila ettari (tab. 1). Sono convinto che la ricetta per eliminare il clima di ostilità verso il biogas agricolo non passi certo attraverso la riduzione delle tariffe, ma piuttosto attraverso la riduzione della monocoltura e il maggior ricorso all’avvicendamento con altre colture (frumento, sorgo, triticale, girasole, loglio, segale), oltre che all’aumento dell’efficienza produttiva del biogas. Da studi condotti è emerso come la doppia coltura mais + triticale abbia la maggiore sostenibilità economica perché caratterizzata da un’ottima resa metanigena abbinata a costi molto ridotti». Senza dimenticare che proprio grazie al mais da biogas, negli ultimi tre anni in Lombardia si fa il 40% di doppio raccolto in più, con vantaggi ambientali in termini di biodiversità.

Del progetto “Eva”, partito nel 2005 e condotto da ben 14 istituti tedeschi, con l’obiettivo proprio di sondare le possibili colture alternative al mais, per rispettare le direttive europee, ha parlato Armin Vetter dell’Ente regionale della Turingia per l’agricoltura: «Dal progetto è emerso come il mais non sia superabile per resa ettariale nella realtà tedesca, tuttavia se usato come monocoltura il rischio è l’erosione dovuta alla non copertura del terreno in inverno. Un rimedio potrebbe essere la coltivazione di mais o sorgo in due cicli colturali in combinazione con un cereale vernino».

«Altra novità tecnica prevista nella EEG 2012 – ha detto Ulrich Keymer, direttore Agronomo dell’istituto di Economia agraria di Monaco – c’è l’obbligo di coprire a tenuta di gas le vasche di stoccaggio del digestato e di fornirle di un sistema di recupero di gas per almeno 150 giorni (obblighi che decadono in presenza del 100% di liquame); diventa obbligatorio anche l’impiego di una torcia a gas per evitare le dispersioni in atmosfera. In pratica per avere diritto all’incentivo bisogna che:

– almeno il 60% dell’elettricità prodotta nell’anno sia prodotta in cogenerazione; lo sfruttamento minimo dell’energia termica per gli impianti a biogas è ridotto al 35%, poiché 25 punti percentuali sono calcolati a forfait come calore di processo. In via eccezionale gli impianti non sono tenuti al rispetto della quota minima di energia termica, se nella media annuale impiegano almeno il 60% di liquame;

– la percentuale di mais sia al massimo 60% in massa dell’immissione totale annua;

– la prima messa in servizio avvenga dopo il 31/12/2013 e la potenza non superi i 750 kWel.

La nuova legge prevede poi un incentivo unico e specifico per i piccoli impianti a liquame (25 €cent/kW) di potenza non superiore a 75 kW, e solo nel caso che la produzione di elettricità avvenga nel luogo dove si trova l’impianto e con l’impiego di almeno l’80% di liquame».


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