Expo, un ponte per il made in Italy

AGROALIMENTARE
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Con una volata finale,
ma non c’è dubbio
che ce la faremo».
Questa è forse la maggiore
certezza delle organizzazioni
sindacali agricole nei confronti
di Expo 2015. La missione
è ottenere benefici anche dopo
il semestre dedicato, in
Fiera a Milano, al tema «Nutrire
il pianeta, energia per la
vita».

Di progetti concreti, per
ora, non ce ne sono ancora.
Idee, invece, molte e chiare.
Ettore Prandini, presidente di
Coldiretti Lombardia, saluta
con favore la «sterzata verso i
veri temi dell’evento. Finalmente
si parla di alimentazione
e, in termini ricettivi, dopo
una linea «urbana» si studiano
dei percorsi diversi, attenti
all’ospitalità rurale e al territorio
». Perché l’Expo sarà
un’opportunità per tutto il paese
e di ciò sono convinti in
Coldiretti Lombardia. Il sindacato
guidato da Prandini
approfitterà per rilanciare
grandi temi, «come la lotta
alla contraffazione alimentare
e all’Italian sounding, la
trasparenza delle filiere, l’etichettatura
obbligatoria, la tutela
del suolo agricolo e le
esigenze dei consumatori».

Fra i progetti allo studio di
Coldiretti c’è la realizzazione
di una rete di agriturismi
e un momento continuativo
per tutta la durata dell’Expo
legato alla vendita diretta «di
tutte le eccellenze del territorio
nazionale».

Anche Antonio Boselli,
presidente di
Confagricoltura Lombardia e
delegato da Palazzo Della
Valle alla partita dell’Expo,
è convinto che «si tratta di
un’opportunità per l’agroalimentare
italiano e per tutto il
paese. Non dimentichiamo
che è estate e i turisti, dopo
aver visitato i padiglioni a
Milano, andranno ovunque».

«La nostra idea è quella di
proporci come comparto agroalimentare,
perché produzione,
trasformazione e valorizzazione
della tipicità sono interdipendenti
– chiosa Boselli
–. Dovremo favorire contatti
strategici con alcuni paesi interessati
ai nostri prodotti». I
margini di crescita ci sono, «e
lo dimostrano i 60 miliardi
stimati di falso made in Italy.
Sono spazi da colmare da veri
Dop e Igp, che rappresentano
una filosofia di Italian style
estremamente ricercata in
tutto il mondo».

Confagri punta a promuovere
il food e il turismo con
una doppia strategia. «I padiglioni
– dice Boselli – ma
anche un cosiddetto fuori-salone,
con percorsi legati alla
filiera, alla sicurezza alimentare,
agli agriturismi, alla vendita
diretta, che dovranno rimanere
in piedi anche dopo
l’evento». Rimane il neo della
«scarsa chiarezza dei compiti,
e capire chi fa cosa».

Il presidente di Cia Lombardia,
Mario Lanzi, invita a
riflettere «sul messaggio a
quanti visiteranno la manifestazione,
sui temi legati alla
nutrizione, al cibo, all’energia.
L’Expo deve lasciare un
segno e, finora, il mondo agricolo
non è ancora molto partecipe.
Bisognerà innanzitutto
spiegare cos’è l’agricoltura».

Il numero uno di Confcooperative
Lombardia, Maurizio
Ottolini, da tempo va ripetendo
il suo sogno: «Realizzare
un padiglione interamente
dedicato alla cooperazione».
L’organizzazione ci sta lavorando,
ma è ancora in una
fase di «work in progress»,
come recita il direttore, Enrico
De Corso. «Stiamo valutando
quali sono gli spazi di
manovra, per coinvolgere le
nostre imprese agroalimentari,
250 nella sola Lombardia,
con fatturato di tre miliardi».

Il numero uno di Unapros,
aggregazione di Op
che commercializza 1,5 milioni
di suini, ritiene che anche
la zootecnia debba trovare
uno spazio adeguato all’interno
di Expo. «Stiamo
valutando alcuni progetti –
annuncia Lorenzo Fontanesi
– per valorizzare le linee
della salumeria Dop, unitamente
al fashion e all’arte».

Più critici gli agronomi.
«Noi professionisti – afferma
Giorgio Buizza, presidente
della Federazione lombarda
– non siamo stati minimamente
coinvolti nella fase
preparatoria di Expo, nonostante
i temi attorno ai
quali ruota il progetto siano
le questioni di cui ci occupiamo
quotidianamente».


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