Europa, arriva il secondo mais ogm?

BIOTECNOLOGIE
TV_13_46_Mais_ogm

Il miglior metodo per non decidere? Rimandare.

La Commissione europea, ad esempio, ha rinviato per 12 anni una scelta bollente, il via libera alla coltivazione di un mais Pioneer, il 1507. Ogm. Geneticamente modificato per la resistenza alla piralide e altri insetti grazie al Bt (il gene che sintetizza la proteina Bacillus thuringiensis).

Finché proprio in questi giorni la Commissione ha inviato al Consiglio dei ministri Ue la domanda di autorizzazione per la coltivazione. Rischiava una procedura di infrazione della Corte di Giustizia Ue per non aver dato seguito alla richiesta presentata da Pioneer Hi-Bred, per la prima volta, nel 2001.

Sette ok dall’Efsa

Ora ci sono 90 giorni per decidere: se arriverà il via libera, il mais 1507 sarà il secondo ogm coltivato in Europa dopo il Mon810 di Monsanto, multinazionale che peraltro ha rinunciato al Vecchio Continente e alla speranza di coltivare altri tre ogm peraltro approvati dall’Efsa.

Il dossier 1507 Pioneer invece ha ottenuto sette via libera dall’Efsa in questi 12 anni di rimpallo con la Commissione: «L’Efsa diceva il “prodotto” è sicuro. La Commissione temporaggiava. Ogni volta noi fornivamo nuovi dati. Alla fine, abbiamo fatto ricorso alla Corte di Giustizia Ue per inadempienza» racconta Paolo Marchesini responsabile affari istituzionali per il sud Europa per DuPont Pioneer.

I tempi normali per ottenere un’autorizzazione? «Due-tre anni». Questa volta, però, una decisione sarà presa: se i ministri dell’Ambiente non raggiungeranno la maggioranza qualificata, pro o contro, la Commissione sarà obbligata per legge a rilasciare l’autorizzazione.

Ma la proposta di autorizzazione ha scatenato subito le critiche degli oppositori agli ogm. Cosa dobbiamo temere per la nostra sicurezza? «Intanto il mais 1507 non contiene geni marcatori per la resistenza agli antibiotici (che avrebbero effetti sulla salute secondo alcuni studi); negli ultimi dieci anni è stato già approvato in 12 paesi per la coltivazione e altri 48 hanno autorizzato l’import per il consumo» spiega Marchesini. L’Europa ha già dato l’ok per l’utilizzo alimentare.

Ma non coltiva. «Dipende. La Spagna semina già un terzo della superficie con il Mon 810; anche il Portogallo con vantaggi evidenti. Si calcola un beneficio economico compreso fra 20 e 250 €/ha oltre al risparmio nell’uso di insetticidi nelle aree dove è diffusa la piralide. Maggiore produzione con minor impiego di mezzi tecnici equivale a maggiore sostenibilità». E poi ci sono i consumatori: «Come gli altri mais Bt, il 1507 è meno suscettibile allo sviluppo di muffe e micotossine che ogni anno penalizzano produzione e salubrità del mais».

Resistenza a Diabrotica

In Italia resta il divieto: «Qui come in altri paesi prevale un dibattito politico, emozionale. C’è invece una fascia di paesi con un approccio più pragmatico. È il caso della Gran Bretagna dove gli stessi accademici guidano il dibattito basato però su sperimentazioni scientifiche, quelle che non è stato possibile fare in Italia. Noi, come Pioneer, crediamo che questa tecnologia offra opportunità all’agricoltore. In arrivo poi ci sono altri prodotti, resistenti, ad esempio, alla Diabrotica. Il mais che produciamo in Italia è una commodity i cui costi di produzione si confrontano con quelli spagnoli o argentini. Legame con il territorio vuol dire anche produrre in modo competitivo. E i dati dimostrano che in questi ultimi dieci anni le rese della maiscoltura italiana sono andate calando».

Vi aspettate il via libera al 1507? «Ci incoraggia il fatto che la DG Sanco abbia dichiarato che ritiene esaurienti le informazioni ricevute».

Allegati

Europa, arriva il secondo mais ogm?

Pubblica un commento