Effetto Imu sui contributi di bonifica

CONSORZI
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I contributi dei consorzi di bonifica sono dovuti dai titolari di diritti reali di immobili che si avvalgono in modo particolare un’opera di pubblica utilità. Hanno contemporaneamente carattere di imposta e di tassa. In Italia questi Consorzi sono prolificati sia perché il nostro territorio è ricco di collina, montagna, aree paludose ecc., sia perché l’Ente pubblico, soprattutto Regioni e Province, ha inteso limitare al massimo la contribuzione pubblica nel mantenimento delle opere di pubblica utilità prediligendo la partecipazione del privato.

Ultimamente però con l’accampionamento dei fabbricati rurali, con la rideterminazione delle coltivazioni praticate sul territorio (Sian e i modelli 26) si è visto un considerevole aumento di pressione da parte di questi Enti nel comparto agricolo. Il legislatore dovrebbe trovare dei correttivi per fiscalizzare almeno in parte l’aspetto di imposta (parte coattiva) per i soggetti (imprese agricole) che con la loro attività di fatto contribuiscono alla difesa di quel territorio. Una sorta di sconto in quanto l’opera dell’agricoltore favorisce il mantenimento dell’opera di bonifica ad esempio con il mantenimento dei canali di scolo delle acque, dei terreni in coltivazione, dei muretti a secco delle aree montane ecc.

Continuano invece le battaglie legali presso i Tar fino alla Corte di Cassazione che ovviamente opera in un quadro legislativo molto incerto e in un clima molto ostico tra agricoltori che rivendica i propri diritti e Consorzi che insistono per l’incasso dei contributi.

Ecco i temi più discussi:

  • – l’insistenza della proprietà immobiliare nel comprensorio di bonifica: spesso i comprensori di bonifica non sono aggiornati con l’effettiva potenzialità della bonifica;
  • – il vantaggio ricevuto dal singolo contribuente in termini “qualitativi” dall’azione collettiva del consorzio e non un beneficio a vantaggio generalizzato del territorio complessivo, ove insiste lo specifico fondo (Cassazione Sez. unite 8960/1996 – 4144/1996);
  • – il rapporto di compartecipazione dell’agricoltore: il miglioramento deve derivare dall’esecuzione e dalla manutenzione di opere di bonifica tali da tradursi in una “qualità” del fondo (Cassazione Sez. Civ. 8770/2009; e 6606/2009);
  • – per l’agricoltore quindi vi dev’essere una reale utilitas di tipo fondiario legato all’immobile stesso e non è sufficiente una utilitas generica del territorio (Cassazione Sez. unite 4144/1996);
  • – cartella esattoriale per la riscossione del tributo: è necessario che sia motivata in riferimento al piano di classifica altrimenti in sede di impugnazione della cartella il giudice di merito deve accertare l’esistenza dei vantaggi fondiari immediati e diretti dell’opera di bonifica nei confronti della proprietà del consorziato all’interno del consorzio di bonifica (Cassaz.Trib. 1722/2010);
  • – i fabbricati rurali strumentali per l’esercizio dell’impresa agricola devono o meno essere interessati dalla contribuzione? Sebbene l’art. 42 del testo unico delle imposte sui redditi stabilisca che non si considerano produttivi di reddito, molti consorzi utilizzano tale reddito per la formazione dei ruoli. Sull’argomento stiamo aspettando ancora una pronuncia a sezioni unite della Suprema Corte di Cassazione, ma l’orientamento che si va consolidando non pare favorevole all’agricoltore almeno per la parte abitativa.
  • Va anche detto che avviare una causa individuale comporta costi rilevanti. E l’entità dell’aumento del contributo non giustifica la presentazione del ricorso… a meno che non si voglia ricorrere a una causa pilota (l’equivalente di una class action in materia fiscale). In sostanza, è indubbia la necessità di un intervento legislativo che stabilisca regole più chiare sulla gestione dei consorzi di bonifica. Sul piano economico è necessario che sia l’ente pubblico (regione, provincia, intercomunale, comune) a gestire i consorzi dividendo la parte di imposta (va imputata alla fiscalità generale) dalla parte tassa (va attribuita con criteri più oggettivi nello spirito del vantaggio ormai consolidato dalla Cassazione).


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