Da Nord a Sud piove e ripiove sul bagnato

OSSERVATORIO
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Un’alluvione è un’emergenza. Due alluvioni sono una calamità. Ma una situazione continua e diffusa d’allarme idrogeologico – come quella registrata in questi giorni – non può più essere considerata un evento straordinario, ma ormai una triste regola.

Dopo due settimane di perdurante maltempo lungo tutta la penisola, migliaia di ettari di seminativi, frutteti e vigneti risultano allagati. I danni coinvolgono le strutture fisse (capannoni, serre, autorimesse). Frane e smottamenti hanno alterato in molte zone interne la viabilità secondaria causando isolamenti e difficoltà di approvvigionamento. L’allerta colpisce quasi tutte le regioni: dalla Lombardia al Veneto, dal Lazio alla Toscana e alla Sicilia.

Cia – Confederazione italiana agricoltori- stima i danni in decine di milioni di euro e chiede di avviare al più presto le procedure relative alla dichiarazione di stato di calamità nelle zone colpite.

La conta dei danni

Due anni fa, dopo condizioni meteo simili, Coldiretti aveva stilato la lista delle regioni più colpite (Lazio 35 milioni, Abruzzo 32, Marche, Toscana e Sardegna 30. Piemonte 15). Come allora, anche oggi il Centro Italia risulta tra le zone più colpite. Nell’alto Lazio (dove è stato già dichiarato lo stato di calamità naturale) i danni maggiori si registrano sui cereali già seminati, con il rischio di mancate emergenze per l’asfissia radicale.

In Lombardia la Coldiretti denuncia che negli allevamenti le vasche dei reflui zootecnici sono al limite, e chiede di rivedere il divieto di spandimento sui terreni.

Critica la situazione del Nord-Est, in particolare nel Veneto orientale. Il 4 febbraio l’ondata di piena del bacino idrografico dei fiumi Brenta e Bacchiglione ha superato il livello di guardia registrato nel corso dell’alluvione del 2010 spingendo all’evacuazione di alcuni centri abitati. Analoga la situazione del Livenza e del Piave. «Dopo le nevicate record dei giorni scorsi – denuncia Coldiretti Veneto – l’acqua arriva in pianura creando frane e dilavamenti nei comuni a ridosso delle Prealpi». A soffrire è soprattuto la zootecnia del vicentino e del padovano e la viticoltura della zona del Lison Pramaggiore. Per le orticole a pieno campo – compreso il radicchio – il rischio di marciume è alto anche perché il fango ne impedisce la raccolta.

Confagricoltura ha già rilevato l’effetto delle avversità atmosferiche sull’indice dei prezzi degli ortaggi invernali, cresciuti del 4,2% su base mensile. «Tra dicembre e gennaio – rileva Paolo Panontin, assessore alla protezione civile nel Friuli-Venezia Giulia – sono caduti oltre due metri di acqua per metro quadro, ma il sistema idrografico regionale sta tenendo». Si allenta anche il livello di allerta in Emilia, con i fiumi Secchia, Panaro e Reno che scendono sotto il livello di piena(si veda a fianco).

Affrontare il dissesto

«Le incertezze normative – afferma Luca Sani, presidente della Commissione agricoltura della Camera – sulla classificazione dei danni rimborsabili e la lentezza delle procedure di risarcimento non sono più compatibili con la frequenza che caratterizza i fenomeni alluvionali e impone un nuovo approccio che vada dagli interventi di prevenzione del rischio idraulico, alla messa a punto di un nuovo modello d’intervento per le fasi dell’emergenza e del post-emergenza». E per questo Cia e Coldiretti ribadiscono la necessità di affrontare con urgenza il problema del dissesto idrogeologico del territorio, che coinvolge il 10% della superficie nazionale.

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