Credito, in sofferenza 16.853 imprese

FINANZIAMENTI AMARI
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I  dati numerici che descrivono
il contesto macro
economico e le prospettive
del mercato creditizio
non sembrano a oggi presentare
situazioni evolutive
e prospettiche di grande respiro.
Osservando i volumi
degli impieghi bancari pubblicati
sul bollettino della
Banca d’Italia lo scorso mese
di luglio, si legge con chiarezza
che lo stock dei finanziamenti
attivi nell’anno in
corso, pari a circa 947 miliardi
di euro, rimarca una netta
flessione rispetto a quanto registrato
nella pubblicazione
del luglio 2012 quando le
consistenze ammontavano a
quasi 981 miliardi di euro.

Un decremento degli affidamenti
all’intero sistema
imprenditoriale di circa 34
miliardi di euro pari a una
riduzione generale del 3.5%,
situazione più o meno generalizzata
in tutti i settori della
produzione e in tutte le
macro-aree geografiche del
nostro paese.

In termini complessivi il
termometro creditizio in questo
primo semestre segna in
modo inesorabile, a dispetto
di quanto mediaticamente
spesso si voglia far passare
come «momento di ripresa»,
un ulteriore anno di criticità
economiche e di profonda
crisi creditizia.

Questo netto calo degli affidamenti
complessivamente
concessi alle aziende operanti
nei diversi settori della produzione
nazionale e con una
localizzazione che nel corso
degli ultimi 12 mesi registra
una riduzione di quasi 10 miliardi
di euro alle imprese
del Nord-Ovest, circa -8 miliardi
nel Nord-Est e una drastica
flessione di ben 11 miliardi
circa al Centro. Al Sud
la riduzione dei finanziamenti
segna -3 miliardi, mentre
le Isole evidenziano un calo
di 1,5 miliardi. Il Centro è
dunque l’area geografica che
rimarca la maggior flessione
di impieghi con un -4,5 per
cento.

La Banca centrale europea
ha registrato netti segnali
di miglioramento economico
nei paesi comunitari con
la fondata ipotesi di un progressivo
incremento del Pil,
pur mantenendo una linea
prudenziale nell’evidenziare
la lentezza nei prossimi mesi
di un progressivo miglioramento
della domanda interna,
grazie anche a una politica
monetaria di sostegno.

In Italia l’Istat rende pubblico
che nel II trimestre
2013 il Pil nazionale cala dello
0,3% rispetto al trimestre
precedente e del 2,1% in un
anno, una ulteriore batosta
rispetto a quanto già evidenziato
dai maggiori macroeconomisti
lo scorso anno.

Una crisi che trova nella
instabilità politica e istituzionale
una forte concausa che
si riflette negativamente sul
clima di poca fiducia che il
mondo bancario riversa sulle
Pmi e che le stesse – a loro
volta – rigettano sul mercato
con una ridottissima propensione
a dare corso a nuovi
investimenti e a programmi
di sviluppo. La riduzione della
leva finanziaria delle banche
potrebbe innescare una
ulteriore e perdurante crisi
del credito, generando pertanto
un inasprimento delle
criticità anche in termini di
riduzioni occupazionali.

Il settore agricolo – in questo
periodo di osservazione
– ha ceduto alla condizione
di generalizzata crisi creditizia
registrando una leggera
flessione degli affidamenti
bancari pari allo 0,27%, ovvero
un decremento degli impieghi
di circa 118 milioni
di euro. Alla data di pubblicazione
del bollettino della
Banca d’Italia del luglio
2013 l’ammontare dei fidi
accordati operativi al settore
agricoltura, silvicoltura e pesca,
evidenziava 43,04 miliardi
di euro pari al 3,4%
del totale affidamenti accordati
al mondo produttivo.
Nei finanziamenti agrari per
cassa, su 43,04 miliardi accordati
alle imprese circa
38,99 risultano utilizzati e
1.15 miliardi di fidi si evidenziano
sconfinati, ovvero
utilizzati fuori fido per esigenze
di liquidità.

Questo significa che il rapporto
tra fidi accordati e utilizzati
è pari al 90,6% contro
l’89,5% dello scorso anno e
dell’88% di due anni fa. Si
tratta di una soglia record
mai raggiunta nell’ultimo decennio
e che evidenzia e rimarca
sempre più una forte
tensione di liquidità, ovvero
una carenza di risorse a breve
termine da parte delle imprese
operanti in agricoltura.

I finanziamenti a mediolungo
termine sono passati
da 16,32 miliardi nel 2011 a
15,52 miliardi nel 2012, fino
ai 15,48 miliardi al primo
trimestre 2013, ovvero una
riduzione del 6% pari a quasi
1 miliardo nell’ultimo biennio.

La ripartizione territoriali
degli affidamenti di mediolungo
termine esattamente a
metà dello scorso anno presentava
una incidenza del
31% nell’area nord occidentale
(Piemonte, Lombardia,
Valle d’Aosta e Liguria), del
30% nell’area nord orientale
(Trentino, Veneto, Friuli ed
Emilia Romagna), del 21%
nell’area centrale (Marche,
Toscana, Umbria e Lazio),
del 13% nell’area meridionale
(Abruzzo, Molise, Campania,
Puglia, Basilicata e Calabria)
e infine del 5% nell’area
insulare.

Oggi la situazione ripartitaria
del volume di impieghi
agrari a distanza di un anno
è rimasta percentualmente totalmente
invariata in ciascuna
delle macro aree, pur segnando
un decremento complessivo
di ben 1 miliardo di
euro, le uniche regioni che
hanno evidenziato un lieve
incremento degli affidamenti
a medio-lungo sono la Valle
d’Aosta (+7 milioni),
Abruzzo (+5 milioni) e la
Toscana (+49 milioni).

Un dato allarmante è quello
derivante dall’osservazione
delle esposizioni a sofferenza,
sia sotto il quadro generale
nazionale misurato sugli
affidamenti concessi alle
imprese di ogni settore della
produzione, sia quello derivante
dal settore agricoltura,
silvicoltura e pesca.
Il dato generale vede nel
primo trimestre 2013 ben
374.590 imprese affidate e
censite a sofferenza con una
esposizione di quasi 98 miliardi
di euro, ovvero una media
di quasi 262mila euro
per singola impresa a sofferenza.
Lo scorso anno le imprese
in status di sofferenza
erano 335.886 con una esposizione
complessiva (tutti i
settori della produzione) di
circa 81 miliardi di euro, ovvero
una media di 241mila
euro di fido a sofferenza per
singola azienda. Un incremento
delle sofferenze di
quasi 39 miliardi pari a una
crescita che sfiora il 12 per
cento.

Nel settore agricolo le sofferenze
registrate nell’anno
in corso sono pari al 9,5%
del totale degli affidamenti e
riguardano 16.853 imprese
per un ammontare di quasi
4,2 miliardi di euro, ovvero
mediamente circa 249mila
euro di fido a sofferenza per
ciascuna azienda agricola.

Nello stesso periodo del
2012 le imprese a sofferenza
erano 15.387 e l’ammontare
degli impieghi a sofferenza
circa 3,7 miliardi di euro, ovvero
ancora una media di
242mila euro pro-impresa.

Una incidenza di incremento
delle sofferenze che
sfiora il 12 per cento. Il credit
crunch è ormai inequivocabilmente
di lungo periodo
e nonostante le rassicuranti
voci di ripresa vogliano minimizzare
la grave situazione,
i numeri fanno i conti con se
stessi.


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